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Metodo Patrizia Coppa
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data: 01/04/2009
Gianfranco Zappettini allo Studio Fontaine
Per parlare del lavoro di Gianfranco Zappettini devo fare una premessa. La pittura cosiddetta “analitica” si muove sostanzialmente su due fronti: il Discorso “sulla” pittura e il Discorso “della” pittura.

Nel primo si riflette sul processo e sul linguaggio intraprendendo l’analisi dell’aspetto strutturale. Nel secondo è invece centrale il problema dell’espressione, il carattere simbolico e rappresentativo, sicché in primo luogo abbiamo una linea che va da Art&Language a Sproccati e un’altra da Eco a Brusatin di taglio ermeneutico-percettivo che da Yves Klein a Zappettini giunge fino a Gadaleta. È doveroso però fare un distinguo per Gianfranco Zappettini.

Si da il caso, infatti, che Zappettini, pur basandosi sull’aspetto simbolico percettivo, non abbandona mai il problema della costruzione del tessuto pittorico. Senza ricorrere alla storia del colore si può facilmente dedurre come per Zappettini sia importante sia la componente simbolico-evocativa, sia quella puramente metalinguistica poiché non insiste solamente sul blu monocromo, ma si concentra sul margine aprendo così la vista alla stratificazione dove è possibile scorgere l’azione di copertura.

È inevitabile, a questo punto, sottolineare l’equilibrio tra il discorso logico che esula dalla fisiologia e dalla psicologia e un discorso simbolico che si basa sulla retorica. In questo senso Zappettini si distanzia sia dalla segnalazione della superficie, sia dal test percettivo e, insistendo sul margine, crea uno spazio critico tra cognizione del mezzo e concezione del fare.

Marcello Carriero

Patrizia Coppa
Direttore responsabile

REG. TRIB. VT N°01/08
 

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