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data: 13/01/2012
DONNA DA TRIBUNALE - QUARTO VOLUME

DONNA DA TRIBUNALE - VOLUME QUARTO



CAPITOLO PRIMO




TUTTI QUEGLI ANNI A STUDIARE DA GEISHA E IL PRINCIPE E' INSENSIBILE!


Il Principe mi resiste...
ll Principe è insensibile, ma è arrivato un Re che mi ha catturata! Cuore pulsante, battito a mille, o mio Re sarò la tua Regina o la tua schiava, comunque tua.
Domattina un processo... uno dei tanti, imputata innamorata... ce la farò a parlare? Distratta da una conversazione inebriante, presa da un contatto segretamente appassionato, intrigata da un caldo e ammaliante tono di voce. Il Re mi conforta, mi rinvigorisce e mi entusiasma, incoraggiandomi e proteggendomi, mi regala emozioni spumeggianti. Che colata di miele! Sarà meglio fermarsi qui, signori, domani ho un processo!
...

Febbre a 40 gradi e processo assurdo, processo rinviato, per fortuna, perché mi tenevo in piedi per miracolo.
Ieri sera il Re mi ha lusingata, ammaliata e protetta, quel caldo piacere che ti avvolge come una coperta di cachemire, ma quando ho rivisto il Principe, sono rimasta senza respiro.
All'uscita del Tribunale lo incrocio e lo fermo, lo corteggio, lo ammiro, lo adoro, ma lui, insensibile, mi resiste, si arrabbia, mi urla e mi cazzia, brrrrrr… terribilmente sexy anche quando si arrabbia a morte. Che brivido!
Quella stretta al cuore osservandolo segretamente quando cercava di calmarsi, e poi, mentre mi urlava, lo avrei stritolato... ma di baci!
Non mi crede, come tutti gli altri, se mi voleva fare male, c'è riuscito di gran lunga. Mi offende, mi ferisce e me la fa pagare cara questa mia colpa fantasma, sì, fantasma, perché io non so proprio cosa ho fatto per renderlo così insensibile.

Trafitta da parte a parte, dissanguata, ma viva! Disperatamente felice, tragicomica per natura, quando tutto gira a mille, grandi soddisfazioni, ma se cadi... cazzo che botta! Ma poi, però, mi sono tolta e mangiata la freccia che mi aveva trafitto da parte a parte, ora mi serve solo un po' di bicarbonato per digerirla. Incredibilmente, il dispiacere è stato tale che ha fatto da contrappeso a tutti gli altri che avevo per le mie tragedie giudiziarie, e li ha annullati in un solo colpo. Tre notti a piangere ininterrottamente, disperatamente, per quel dolore così forte da farti dimenticare tutto. Sì, dimentico sempre tutto quando c’è di mezzo il Principe, piacere e dolore in un vorticoso intreccio mozzafiato, odio-amore, ma molta passione, una passione fatta di emozioni forti, sensazioni decisamente intense e profonde, dolci e violente nello stesso momento, una malinconia che ti prende e ti stringe in un sentimento intimo che ti fa tremare di gioia e di dolore.

ll Principe è come gli affreschi della Cappella Sistina, puoi rimanere estasiato a guardare, ma non ti puoi portare a casa niente. Rimani attratta, estasiata, ammaliata, incantata, affascinata, rapita e trasognata dal bello dell'opera d'arte, ma non puoi possederla... Eh, quel Principe lì.

Poi, all’improvviso, un giorno, un caffè inaspettato, il più amaro, ma più intenso, profumato e buono della mia vita, il cuore a mille, ma non si deve capire, mi controllo oltre ogni umana possibilità. Un gioco di sorrisi, di pause e di parole dosate, forti e penetranti. Nulla è lasciato al caso, nulla sfugge al controllo, il desiderio si esprime nutrito di sguardi evidentemente parlanti. Si respira il piacere nell'aria, ma tutto finisce improvvisamente, rimane il sapore di caffè amaro, il caffè più buono della mia vita, un caffè indimenticabile, un caffè che è quasi un aperitivo, un preludio, un pensiero intenso. Avrei tanto voluto avere la risposta giusta, ma avevo soltanto la mia, e non potevo tradirla.

‎Intanto, tacchi a spillo... miniabito... calze velate... reggicalze vedo non vedo... cinta stretta in vita... profumo tre gocce... capelli morbidi... trucco inesistente... sorriso malizioso e sguardo timidamente seducente... camminata sinuosa... curve sensuali, prepotenti e vive... carnagione bianca... pelle come seta.
Persa di nuovo la brocca.
Completamente.
Lui, finalmente, ha capitolato.

‎Quel corridoio che termina con una porta sempre chiusa. Chiusa. Una volta, così, per caso, ho visto qualcuno uscire da quella misteriosa apertura-chiusura, qualcuno trafelato, un po' smarrito, un po' stordito, assente e un po' ovattato, forse turbato, ma piacevolmente turbato. Ottenebrato, ma spavaldamente soddisfatto. Da come si era aggiustato il maglione, la cintura e dal modo in cui si era passato le mani tra i capelli, si capiva benissimo, almeno per me, che cosa aveva appena fatto. Sì, finalmente avevo capito dove si svolgevano tutte le pratiche più importanti del Tribunale di Viterbo.
Un po' come il padiglione, il chiosco, il pergolato, il gazebo nel giardino del '700, ''ci vediamo al padiglione..." "alle sette al gazebo..." "appuntamento sotto al pergolato..." praticamente come l'aula segreta del Tribunale, dove da una parte entra lui e dall'altra entra lei, poi escono da porte opposte e distanti, cosicché è praticamente impossibile vedere entrambi gli amanti. Che architettura strutturata così ad arte, e che arte! Ah l'amour, l'amour toujours!.

Con le mie intemperanze alle vicende giudiziarie, mi sono creata un vasto e articolato fronte di guerra, la Procura mi vede e mi crede il nemico pubblico numero uno, come mi ha definito un avvocato ben introdotto nell'ambiente. Ben introdotto, perché come in tutti gli ambienti, anche qui bisogna sapersi introdurre nella 'Camera dei Bottoni'. Ma una breccia si è aperta, non so come, perché qualcuno l'ha aperta per me, senza che io facessi nulla per ottenere tanta Giustizia. Qualcuno mi odia, senza neanche conoscermi, ma c'è anche qualcuno che mi ama, così, spontaneamente, profondamente, lealmente e, direi anche, segretamente. Chi mi ama, non ha bisogno neanche di parlare con me, lo fa per un senso di Giustizia, sentito, vero, rigoroso, determinante, libero, imprescindibile ed ineludibile, senza dubbi né esitazioni, con quel senso di struggente amore e passione per il Bene, per il Giusto, per la Purezza e per l'Equità.
Un senso raro, e per questo pieno di commovente ammirazione. Esempi da seguire, Linee guida, Strade maestre, Fari, dolci e possenti essenze di Giustizia. Fiori profumati che emanano quel gioioso desiderio di vita, a volte malgrado tutto e contro tutto, Orchidee, apparentemente fragili creature, ma sostanzialmente forti e vitali.

Una protezione che mi avvolge in un abbraccio caldo, forte, mi sento quasi stritolare. Stritolare d'amore. Sì, perché nella mia vita agitata e tormentata, da donna da tribunale, per tutte le mie vicende assurdamente tragiche, l'amore è l'unica cosa che mi tiene lontana dal suicidio, lontana dall'ingiustizia, dall'odio, dai complotti meschini ed ignobili. Se riesco a vivere, malgrado tutto, è solo per l'amore, l'amore nella sua forma più pura.
Se riesco a reggere i colpi più duri di questo Sistema, è solo per quel senso di amore avvolgente, è solo perché piacevolmente innamorata al punto tale da dimenticare, anche soltanto per un attimo, i dispiaceri per i procedimenti giudiziari. Preoccupazioni che ti attanagliano, si dissolvono in un istante, pensieri angoscianti, guai, rogne e rotture di balle, in un secondo scompaiono di fronte ai miei occhi innamorati.





CAPITOLO SECONDO




RELAZIONI STRETTAMENTE SENSUALI - LUI, FINALMENTE, HA CAPITOLATO

Processi terminati, copie fatte, servizi realizzati, colleghi confrontati, accordi con avvocati presi, appunti corretti, articoli pubblicati, video girati, registrati, speackerati, montati e mandati in onda.
Insomma, senza udienze e senza lavoro mi sento persa! Uno strano senso di pace mi prende, un piacere fatto di sensazioni fisiche piacevolmente rilassanti, uno stato di tranquillità inaspettato. Vago e mi aggiro per i corridoi del Tribunale senza una meta precisa. Un pensiero intenso al Principe, come avrei fatto senza di lui?

Camminando nei lunghi corridoi mi imbatto in una porta. La famosa misteriosa porta. L'entrata di un magazzino utilizzato dagli addetti alla manutenzione. Entro. Dentro c'è una fotocopiatrice spenta e, forse, in disuso, alcuni secchi e scatoloni pieni e vuoti che nascondono la vista di una seconda porta interna. Una di quelle porte che si possono aprire soltanto in un verso e poi automaticamente, a scatto si richiudono.

Da lì non si sarebbe potuta aprire, ma era socchiusa, evidentemente qualcuno dall'altra parte l'aveva aperta e lasciata così. Entro e la richiudo dietro di me. Brrrrrrrrrrr un brivido mi prende al punto tale da farmi girare la schiena. Mi sto cacciando in guai seri! Ma mi sono persa, niente di più! Mi piace questo mistero, e mentre penso ed osservo l'ambiente, sento nell'aria un profumo... brrrrrrrrrrrr, è il profumo del Principe, non è possibile, non ci posso credere, lui è lì, davanti a me, girato di schiena e mi dice di abbracciarlo!
Sono letteralmente senza respiro e senza parole, lo prendo da dietro, lo abbraccio forte, ma quando lui si gira, mi rendo conto che si sta annodando una sciarpa di seta sugli occhi. Una seta grigio chiarissimo, quasi bianca, evanescente, ma tale da impedirgli di vedermi.
Sto al gioco e gli apro la camicia, ha le sue iniziali ricamate sul fianco, il suo profumo intenso mi stordisce, appoggio la testa sul suo petto nudo. Mi gira sempre di più la schiena e poi lo accarezzo, tutto sempre senza dire una parola, senza chiedere nulla, senza spiegare e senza inutili indicazioni.
E' tutto così chiaro, evidente e paradisiaco. Le sue mani mi sfiorano e mi rendono sua, sua per sempre. Improvvisamente mi prende con tutta la passione di cui è capace. Lo voglio, lo desidero ancora e ancora, e poi ancora un'altra volta. Sono in estasi, ho perso il contatto con la realtà, con il tempo... ma un rumore di passi lo distoglie e, rivestendosi di corsa mi dice di raggiungerlo di sotto. Mi rivesto anche io, riesco dalla stessa porta dalla quale ero entrata. Dal magazzino ritorno nel corridoio. Non c'è un'anima viva, nessuno mi ha visto. Attraverso il lungo corridoio con i gesti inconfondibili ed inevitabili di chi ha appena visto il Paradiso. Mani tra i capelli, passaggio davanti alla vetrina degli uffici per specchiarsi, tirando la maglia da una parte, la gonna dall'altra e così via.

‎Si tratta di relazioni strettamente sensuali, prive di parole e concetti, prive di complicazioni e tormenti, prive di coinvolgimenti e intrighi, prive di strutture e sovrastrutture, prive di intendimenti e fraintendimenti, prive di ogni privazione, ma profonde, intense, vive, selvagge, forti e densamente cariche di quel primitivo stato del piacere nella sua forma più pura... strettamente sensuale.



CAPITOLO TERZO




CI PRENDESSI UNA VOLTA! UN PM IN MUTANDE E REGGICALZE PER CALZINI... ELEGANTE E SEXY UN UOMO IMPREVEDIBILE!

Quando sono scesa ai piani inferiori del Tribunale, il Principe era lì, con il suo completo in Principe di Galles, portato con incantevole charme, bello, elegante, sublime, austero, serio, molto più serio di me, che mi perdo nei ricordi di attimi appena trascorsi, vissuti nella trasgressione più totale, nella ricerca del piacere fuori le righe ma nella regola, sempre nella regola.
Una trasgressione fatta di infiniti segmenti di capacità estrema del sapersi destreggiare nelle situazioni più difficili, più imbarazzanti, più scottanti, ardue e pericolose. Diplomatica per natura, un dubbio mi assale: e se il Principe fosse stato lì per aspettare un'altra fanciulla? Io non avevo alcun appuntamento, lui era bendato ed io non ho proferito parola.
Che dubbio!
Domani alla stessa ora andrò lì, sul luogo del delitto, voglio vedere se c'è e voglio togliergli la benda dagli occhi, voglio essere certa che sappia che sia io dall'altra parte. ... Di nuovo al Tribunale, un caffè al bar e poi ancora il giro delle aule per carpire notizie e scoop.
Processi assurdi, una segretaria comunale che di notte telefona al comandante della Polizia Municipale, e gli fa una pernacchia mandandolo a quel paese con una espressione ben più esplicita, non ha prezzo. Poi la figlia di un assessore comunale coinvolta in una aggressione a seguito di un tamponamento, e per finire, Fabrizio Bracconeri con il giudice di Forum, Stefano Marzano, qui in veste di avvocato difensore, a Viterbo processato per calunnia.

Questo è il massimo di oggi... alla stessa ora di ieri, senza dare troppo nell'occhio, vado ai piani superiori per trovare il Principe nell'aula segreta, come ieri. Mi introduco nell'aula segreta, con la massima discrezione, la porta segreta è aperta, quindi sono ormai certa che dall'altra parte ci sia lui ad aspettarmi. Entro, comincio già ad emozionarmi e togliermi il foulard, ho caldo e sono un po' eccitata, presa da un sentimento intimo non facilmente descrivibile, ma forte, molto forte.

Una volta dentro, al sicuro da tutto il resto mi avvicino, ma improvvisamente, mi accorgo che al suo posto c'è un altro uomo, un bell'uomo, ma non il Principe. Cazzo, non è lui, è un uomo di mezza età, carino, con le mutande di una volta, e, cosa assai bizzarra, con il reggicalze per i calzini. Dio mio, che sexy, lo riconosco, è un PM. Caspita, è proprio quel PM lì... non posso farmi vedere, che vergogna!

Che uomo imprevedibile! Beata la fanciulla che lo raggiungerà tra poco... non avevo calcolato che nessuno può vedere i due amanti entrare ed uscire, ma tutti gli appassionati, spasimanti segreti, tra di loro si incontrano e si scontrano in una gran folla, e che folla!
Sarà meglio fare molta attenzione! Certi incontri possono essere fatali.



CAPITOLO QUARTO




ED E' SUBITO TOTO-NOTIFICA!!

Quando ti arrivano le notifiche, per raccomandata, dopo un invito a presentarti in Questura, dai Carabinieri o dalla Guardia di Finanza, o su avviso di Ufficiale Giudiziario, comincia il count down ed è subito toto-notifica. Sì, perché spesso ti chiamano la mattina per il pomeriggio, o, addirittura, per presentarti subito, ma quando ti avvisano la mattina per il giorno dopo, è la fine, 24 ore in preda al panico. Se poi capita di Venerdì, è proprio fatta, devi aspettare fino al Lunedì per sapere qualcosa, comincia una congerie di emozioni inquiete e dense di impaziente fremito e trepidazione. Inizia il toto-notifica: sarà quella denuncia o quell'altra? Sarà Tizio che mi ha denunciato o sarà Caio che, nella migliore delle ipotesi, ti ha precettato! Potrebbe essere a mio favore, ma anche a mio svantaggio! Potrebbe essere per una cosa o per l'altra, potrebbe essere positiva o negativa.

Questi mica si rendono conto del danno che fanno quando ti invitano senza dirti di cosa si tratti!

Il massimo lo raggiungono quando ti chiamano per il giorno dopo, e tu che hai studiato la notte intera cosa potrebbe essere, ti prepari spiritualmente e arrivi a ridosso dell'appuntamento stabilito, per ricevere una chiamata che ti avvisa che l'incontro è spostato. Spostato, ma mica di qualche ora o al giorno dopo... a data da destinarsi, ti richiameranno loro! Aja! E tu che già ti eri fasciato la testa, ora te la devi sfasciare ed inevitabilmente ti ritrovi in una condizione di smarrimento, sei sospeso per aria e non vedi l'ora di sapere cosa ti succederà.

A nulla ti serve l'esperienza di aver sempre risolto tutto, ogni volta è come la prima volta. In questi casi mi organizzo e vado a cena fuori per distrarmi un po', un impegno galante, o con gli amici del cuore, è una distrazione non indifferente, come dire che se sarà una cosa negativa, qualcuno dovrà pur consolarmi... e se fosse positiva, con qualcuno dovrò pur festeggiare!

Crema di pistacchio verde di Bronte, mmmmmmm... si sente il sole di Palermo, con un cioccolato d'eccellenza piemontese, extra fondente all'amarena, con birra artigianale rossa triestina, dal profumo intenso e dall'aroma tostato, morbido e amaro, frizzante e persistente nelle sue gradevoli note di malto, rigorosamente non filtrata... un cioccolatino al rum caramellato con croccantino e scorza d'arancia... mmmmmmmmm... una gelatina di Marsala che dovrebbe servire per i formaggi di malga, ma che ho già assaggiato... una mostarda di anguria e una di prosecco, mmmmmmmmm... ci ho dovuto bere una goccia di krug per digerire l'assaggio... era solo un assaggio, ma mi ha distratto.

Una distrazione che, sia pur malinconicamente, mi tiene lontana da pensieri tristi e accorati, amari e disperatamente amareggianti e sconsolati. Da una amena visione della vita passo ad una brillante concezione del piacere, una rassicurante ed appagante, raggiante e trionfale interpretazione della mia stessa vita agitata e tormentata.

Il piacere è piacere! Bisogna averlo nel proprio dna per capirlo, per apprezzarlo, per goderselo. Se hai questa dote naturale, lo puoi realizzare ed assaporare in qualsiasi situazione, anche la più impensabile ed improponibile. Il piacere è vita, è un'arte, è l'arte di gradire ciò che tu stesso riesci a creare.



CAPITOLO QUINTO




PALAZZINA GRASSI SAN MARCO VENEZIA
GRAN CANAL SUITE APARTMENT

Una suite del genere a soli 990 euro è uno stordimento che mi farà arrivare a Lunedì senza pensieri su ciò che mi verrà notificato.
Se ho sbagliato devo pagare e lo farò, senza scuse né perché, ma se sono innocente voglio Giustizia e l'avrò, ne sono certa!

Inaugurazione dell'anno giudiziario dei penalisti italiani. Venezia 21 Gennaio 2012 sede dell'Ateneo veneto. Il mio ambiente ideale, qui sono di casa, non solo per gli avvocati, ma perché ho vissuto in Veneto per diverso tempo e conosco i luoghi come le mie tasche.

La terrazza Krug sembra fatta per me, i tessuti verde pisello e arancione sono la mia passione, e poi, tutti quegli specchi... mi mettono allegria e con un po' di fantasia mi sento già in estasi pensando al Principe. Palazzina del cinquecento, Krug e design bianco, in una atmosfera mozzafiato, ad un prezzo veramente eccezionale, questi avvocati sono veramente fortunati, voglio vedere quanti viterbesi ci sono, ma per il momento non ho ancora visto nessuno. Forse due ci sono, ma qualcosa mi dice che sarà meglio fare finta di niente.

Senza questi momenti di evasione non so come farei. Ricordo un giorno, oltre un anno fa, quando ho cominciato a scoprire che i miei vecchi avvocati mi avevano tradito svuotandomi letteralmente le tasche, un malessere mi aveva preso di petto lasciandomi un senso di rabbia misto a stupita impotenza di reazione. Quando si sbaglia si paga senza fare un fiato, un lamento, una parola. Ma quando devi pagare per gli errori di un altro, che con tutta probabilità ti ha ingannato per proprio profitto, cambia tutto!

Un pomeriggio, mi trovavo in terrazza al quarto piano, a riflettere sugli errori degli avvocati che mi avevano portato alla perdita di gran parte del mio patrimonio, mi ripetevo di volerla fare finita. Un pensiero costante in queste circostanze, e, tremendamente scontato. In realtà ero solo disperata, non volevo proprio suicidarmi, ma il fatto è che in questi frangenti, ti vai a cacciare in situazioni pericolose e, anche se non vuoi farti del male veramente, può capitarti una disgrazia. Da quel quarto piano, guardavo di sotto senza rendermi conto dell'altezza, con una overdose di disperazione non indifferente. Ero scossa, stordita e sconvolta al punto tale da credere di vivere un'altra vita, non la mia. Il cellulare squillava di continuo, ma non riuscivo né volevo rispondere a nessuno, finché ad apparire sul telefonino è stato il numero del Principe. Solo lui poteva distogliermi da quei momenti, ma non riuscivo a rispondere tanto ero stravolta. Mentre pensavo al Principe, il cellulare si illuminò di nuovo, era sempre lui, inconsapevolmente ed involontariamente mi stava salvando dalla situazione tragica in cui mi trovavo. Struggente il sentimento che ho provato nel pensare che mi stesse cercando con insistenza, e forte la volontà di calmarmi e mettermi in condizioni di richiamarlo. Tutto ciò mi tenne impegnata distraendomi da quel drammatico momento. Nella disperazione iniziò una corsa contro il tempo per calmarmi e richiamarlo. Andai allo studio, non so come, ma ci andai, e da lì provai a richiamarlo, ma mentre ci stavo parlando cadde la linea. Batterie esaurite. Il suo numero era nella memoria, dovetti ritornare a casa e caricare il cellulare per poter vedere il numero, e richiamarlo. Finalmente ci riuscii, la sua voce calda mi rassicurò, non so se capì che ero un po' fuori le righe, ma da gentiluomo, non mi disse nulla. In qualche modo, sia pur inconsapevolmente e involontariamente, mi aveva salvata, e questo rimase nel mio cuore. Accadde un'altra volta, nella disperazione totale, ricevetti una sua chiamata, che mi salvò ancora, ignaro di procurarmi un simile effetto. Ma mi salvò. Ed io non lo dimenticherò mai.





CAPITOLO SESTO




GIORNALISMO D'INCHIESTA - LUNEDI' 23 Gennaio 2012 E LA NOTIFICA: I POTERI FORTI CE LA FARANNO A METTERE TUTTO A TACERE?

Il giornalista d'inchiesta, non è un inquirente e non si sostituisce né alla Polizia Giudiziaria, né alla Magistratura, ma si pone l'unico fine di promuovere la presa di coscienza nell'opinione pubblica dei fenomeni descritti, per favorire le condizioni a poterli superare. Indagando e acquisendo tutta la documentazione necessaria, si pone al servizio del lettore, mettendo a disposizione dell'opinione pubblica tutti i dati necessari a combattere i fenomeni raccontati. Ai fatti oggettivi raccontati, il giornalista d'inchiesta offre una analisi ed un approfondimento dei dati raccolti che deve servire all'opinione pubblica a contestare quei reati che saranno poi soltanto gli organi deputati, a condannare.

Così il fondatore del Premio Pulitzer, Joseph Pulitzer: “Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li gettera' via. La sola divulgazione di per se' non e' forse sufficiente, ma e' l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri”.

L'opinione pubblica spesso non ha gli strumenti di conoscenza per addentrarsi nei temi di interesse pubblico, per questo motivo il giornalismo d'inchiesta rappresenta lo strumento di conoscenza e confronto per i cittadini, è strumento di democrazia, per la messa a nudo della verità dei fatti di interesse pubblico, che, altrimenti, rimarrebbe nascosta dietro l'informazione mercenaria pilotata dai poteri forti.
La docufiction giornalistica, sotto forma di romanzo in progress, rientrando nella sfera del Diritto di Cronaca, intende rispettare i canoni del Codice di autoregolamentazione, i principi di veridicità, imparzialità, obiettività e completezza, rispetto del contraddittorio e, quindi, del diritto di replica.
Diritto di cronaca e diritto di critica svaniscono, però, di fronte all'operato di un avvocato incapace, pigro e lento che ha la fortuna di avere la Procura dalla sua parte solo perché, magari, un suo antenato è stato così bravo, ma bravo veramente, da meritare un'aula intestata. Che figura farebbe il Tribunale di Viterbo se a sbagliare è l'avvocato con l'aula intestata? Se sbaglia questo qui, figuriamoci gli altri che cosa combinano! Se invece finisce tutto a tarallucci e vino, tutto bene Madama la Marchesa!

Ma la Procura è fatta da uomini, e gli uomini non sono tutti uguali.
Gli uomini, non sono tutti uguali!
Io confido negli uomini Uomini. Comprese le donne Donne.
Dalla notifica che ho ricevuto ho capito che ci sono Uomini seri, severi, che giudicano secondo Legge e ai quali mi affido completamente, e dai quali sono certa di ottenere Giustizia. Se ho sbagliato pagherò senza fare un fiato, un lamento, una parola, ma se risulterò innocente, avrò Giustizia. Ne sono certa.





CAPITOLO SETTIMO




IL GIORNALISTA TIRATO DENTRO... IL GIORNALISTA BUTTATO FUORI.
IL CRONISTA USA LA SUA STORIA PERSONALE PER INDAGINI DI INTERESSE PUBBLICO, E' LA SUA STESSA FONTE MA PAGA DI PERSONA. QUESTA E' L'IMMAGINE EMBLEMA DEL SISTEMA. E' IL SIMBOLO DI UN MECCANISMO IMPLACABILE


Quando venne a Viterbo Silvio Berlusconi, allora Premier, mi preoccupai di ottenere per tempo il permesso stampa per un servizio giornalistico. Una volta fuori la porta del Palazzo dei Priori, un buttafuori tutto muscoli, nella confusione, faceva entrare solo i giornalisti muniti di permesso visibile al collo. Tenevo la telecamera alta, indossavo jeans, camicetta a quadri e bandana in testa, ero abbastanza forte, tanto da sembrare un maschiaccio. C'era molta agitazione attorno al Premier, reporter e fotografi si accalcavano, e quando cercai di entrare, il buttafuori gorillone non avendo visto il permesso, mi scaraventò indietro con uno spintone sul torace. I miei colleghi presero subito il mio posto, ma il buttafuori si rese conto che non aveva toccato il torace di un ragazzo, ma piuttosto il seno di una fanciulla. Mi guardò stupìto e, forse, pentito, vide il permesso al collo e mi afferrò per un braccio tirandomi dentro, scaraventando a destra e a sinistra tutti i colleghi che mi avevano preso il posto.

Sì, prima buttata fuori. Subito dopo, tirata dentro.

Questa è l'immagine simbolo del mio lavoro. L'emblema del giornalista che si caccia o si convoca a seconda dei casi. Senza tanti convenevoli.

Un po' come con gli avvocati, sempre pronti a denigrare il lavoro dei giornalisti, sempre pronti a sfornare arringhe contro l'operato, a loro dire turpe, del cronista, sempre pronti a cacciarli dalle aule, sempre pronti ad allontanarli, ma poi... sempre pronti a convocarli quando hanno interesse a rendere note le proprie vittorie, assoluzioni e sentenze favorevoli. Sempre solerti nel sollecitarti un articolo perché quel tale giudice non gli ha dato ragione, a loro dire, commettendo una terribile ingiustizia.

La storia è sempre la stessa, il cittadino qualunque ti caccia se vede che stai fotografando il marciapiede sotto la propria casa, ma è il primo a chiamare in redazione per sollecitare un servizio perché l'erba del marciapiede sotto la propria casa è troppo alta ed è una indecenza che il sindaco non prenda provvedimenti.





CAPITOLO OTTAVO




LA REALTA' - LA LEGALITA' - LA GIUSTIZIA "DEVO AGGIUNGERE ALTRO?"



CAPITOLO NONO




7 GENNAIO 2013... E poi... finalmente... il cancro. Sì, perchè il cancro è solo una malattia e la potresti combattere e addirittura battere, la Casta, gli avvocati infedeli, la Procura corrotta ed i giudici che fanno finta di non capire... NO.



CAPITOLO DECIMO




30 Marzo 2013: Franco Califano non se n'è andato dal mio cuore, dalle mie vene, dalla mia anima. Mi' Co', malinconico amore mio, mia salvezza. Le notizie sulla morte di Franco Califano si rincorrono su tutte le reti, le sue note proposte inconsolabilmente fermano un mondo che mi appartiene. Franco, anche lui figlio di professori, anche lui malinconico poeta, anche lui trasgressore, poi di che? Anche lui vittima di malagiustizia. Sempre bello, bello nell'intimo, nei pensieri, nei sogni, nel cuore. Le sue canzoni risvegliano improvvisamente un mondo intimamente mio, i suoi pensieri sono i miei, non mi sento più sola, giorno dopo giorno mi riprendo, guarisco da quella depressione nella quale ero precipitata. Dal 30 Marzo al 4 Aprile, le mie condizioni di salute si stravolgono, migliorano inaspettatamente, ascolto tutte le canzoni di Franco, guardo e riguardo tutte le sue interviste, ripercorro la sua carriera, attraverso gli speciali televisivi ritrovo, finalmente, la mia intima voglia di vivere, il mio entusiasmo, la mia vita. Il 4 Aprile, sono guarita, le mie difficoltà fisiche si affievoliscono, decido di partecipare alle conferenze stampa che ormai saltavo da diverso tempo, sto bene. Tornata a casa, trovo il mio cane adorato, Freelance, agonizzante, lo bacio, lo abbraccio, lui si calma, ma vedo la sofferenza nei suoi occhi, piango, piango senza riuscire a frenarmi, solo per lui piango così. E' finita, lo intuisco, e in un attimo lo porto verso il Paradiso, dove gli ho sussurrato che ci rivedremo. Non capisco più niente, in un minuto se ne va un pezzo della mia vita, se ne va il cuore mio, Mi Co' Free amore mio, ciao, ci ritroviamo in Paradiso! Mi dicono che il tumore lo ha mangiato e non può riprendersi. Proprio il giorno in cui io stavo meglio, proprio il giorno che stavo guarendo. Free si è preso il mio tumore, Free mi ha salvato, Free si è sacrificato per me. Free, Mi' Co'.

Patrizia Coppa
Direttore responsabile

REG. TRIB. VT N°01/08
 

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