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data: 02/12/2011
L’Hiv nella Tuscia, i dati del Centro di Riferimento Aids della Ausl di Viterbo

Ogni anno vengono diagnosticati mediamente 16 casi,
di cui il 40% tardivamente

Sono mediamente 16 per anno (2000-2010), in lieve, incostante, crescita dopo il 2000 e, comunque, con una chiara inversione del trend già osservato negli anni precedenti. Sono prevalentemente maschi e con una significativa proporzione di soggetti con rapporti con persone dello stesso sesso: età intorno ai 40 e livello di istruzione prevalente medio elevato.

Le cause di contagio sono l’elevata promiscuità sessuale sostenuta dall’uso di sostanze stupefacenti, la frequenza di rapporti occasionali (anche bisex se eterosessuali), pur in presenza di una relazione considerata “stabile” dagli interessati. Vengono diagnosticati, in quasi il 40% dei casi, tardivamente (molto frequente se eterosessuali maschi), non poche volte a seguito di disturbi o manifestazioni cliniche riconducibili all’infezione o alla malattia. Ciò significa che esiste ancora un sommerso di persone che si sono infettate e non sanno di esserlo.

Sono alcuni, preponderanti, dati relativi ai casi di Hiv nella Tuscia ricavati dallo studio di sorveglianza sanitaria predisposto dal Centro di riferimento Aids della Ausl di Viterbo, diretto da Antonio Caterini. La pubblicazione viene presentata, non a caso, in occasione della Giornata mondiale di lotta all’Aids che si svolge oggi, primo dicembre, per dare un segnale concreto sul fronte della prevenzione.

Analizzando i risultati dello studio, è possibile rilevare come dal 1985 al 2010 siano 1102 i casi di soggetti sieropositivi pervenuti presso il Centro di riferimento aziendale. La dipendenza da eroina, con il 57,3%, risulta il fattore di rischio più rappresentato nella popolazione seguita a Viterbo fino all’inizio del 2000. Per quanto riguarda, poi, i rapporti occasionali prima del contagio, dal 2004 al 2010, il 69% dei nuovi casi ha riferito di averne avuti nei 12 mesi precedenti la diagnosi. Di questi, gli uomini toccano la percentuale dell’82%, le donne quella del 26%.

“A 30 anni esatti di distanza dall’inizio dell’epidemia – commenta Antonio Caterini – intendiamo dare un contributo di riflessione agli attori istituzionali, al terzo settore e a tutti i cittadini, affinché non si abbassi la guardia nei confronti di questa patologia. Il nostro documento mostra come l’epidemia sia ancora presente anche sul territorio del Viterbese. Per questa ragione, è nostro intento continuare a perseguire tutti quegli strumenti di prevenzione che possono condurre, in maniera ancora più precoce, alla diagnosi dei casi di sieropositività”.

Patrizia Coppa
Direttore responsabile

REG. TRIB. VT N°01/08
 

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