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data: 07/10/2011
OMICIDIO RIZZELLO, LA MICHTA, TESTIMONE CHIAVE DEL PROCESSO, QUEL GIORNO ERA A ROMA


Riparte con un colpo di scena il processo in Corte d’Assise per l’omicidio di Marcella Rizzello, giovane accoltellata il 3 febbraio 2010 davanti alla figlia di pochi mesi. A quanto pare, infatti, Mariola Henricka Michta, complice dell’imputato Giorgio De Vito, già giudicata con rito abbreviato e condannata a 18 anni di reclusione, il giorno dell’assassinio non era a Civita Castellana. Stando alle prove documentali prodotte dagli avvocati di parte civile la romena, che ha sempre dichiarato di trovarsi con De Vito e di aver assistito all’omicidio, era a Roma, impegnata con analisi cliniche e radiografie.

La donna sarebbe partita per la capitale alle 6 della mattina in compagnia di un uomo; intorno alle 12,40 si sarebbe sottoposta a una radiografia alla mano, presso l’ospedale Cto di Roma e alle 13,40 sarebbe entrata al pronto soccorso, mancando però alla visita che aveva prenotato. Secondo le indagini svolte dagli inquirenti l’omicidio a Civita Castellana si sarebbe consumato alle 12 circa di quella mattina. Si fa quindi poco probabile la presenza della Michta sulla scena del delitto e, di conseguenza, la sua testimonianza, resa spontaneamente agli inquirenti e sulla quale poggia l’impianto accusatorio che vuole il De Vito colpevole, diventa quantomeno inattendibile. Posto comunque che le prove rinvenute nell’appartamento della giovane vittima collegano fuor d’ogni dubbio l’imputato nella casa di Civita Castellana, si fa urgente la risposta al più ovvio degli interrogativi: perché la Michta avrebbe accusato De Vito e, soprattutto, perché si sarebbe spontaneamente privata di un alibi perfetto, accettando invece di buon grado una pena che la vede rinchiusa per i prossimi 18 anni? «Nella mia carriera – ha dichiarato l’avvocato Roberto Fava, legale della donna – non mi era mai capitato di trovarmi davanti a qualcuno che, anziché inventarne uno, auto-demolisse il proprio alibi». Nella giornata di ieri, l’avvocato Fava, venuto a conoscenza dei nuovi e inaspettati elementi, si è recato al carcere di Civitavecchia per parlare con la Michta.

Sembra che la romena abbia confessato al legale di non aver mai assistito all’omicidio di Marcella Rizzello. «Quando ha realizzato l’esistenza di prove della sua presenza a Roma – ha spiegato l’avvocato – ha capitolato, confessando di aver descritto nei particolari l’aggressione basandosi sui racconti dell’ex compagno». Tutto cambia dunque, soprattutto per la difesa di De Vito, rappresentata dagli avvocati Enrico Valentini e Mario Rosati. «L’andamento del processo – ha spiegato Valentini – cambia drasticamente, aprendo nuovi spiragli. E se la Michta, testimone chiave, non fosse mai stata a Civita Castellana quel giorno?»

Dopo la pausa estiva, oggi sono ricominciate le udienze del processo con la richiesta della difesa di acquisire agli atti i tabulati telefonici e il certificato medico che dimostrano la presenza della Michta a Roma la mattina del 3 febbraio. La Corte d’Assise, presieduta dal giudice Maurizio Pacioni con a latere Eugenio turco, ha iniziato poi l’audizione dei primi testi del pm Renzo Petroselli: il Maresciallo Casile del nucleo investigativo dei carabinieri di Viterbo, il maresciallo Daniele Tramontana, il brigadiere Camillo Mingione, il brigadiere Ulderico Venanzoni, oltre ai tecnici dei Ris di Roma e dell’Isti di Velletri Giuseppe Delfinis, Roberto Gennari, Flavio Baratto e Andrea Berti. Ognuno di loro, a vario titolo, partecipò ai sopralluoghi nell'appartamento della vittima e durante l'interrogatorio ha spiegato e illustrato la propria attività investigativa sulle tracce rinvenute sul luogo del delitto.

I carabinieri di Civita Castellana furono chiamati dal compagno della vittima e al loro arrivo l’appartamento di Marcella Rizzello era il teatro di una mattanza, con tracce di sangue ovunque, dall’ingresso al bagno. Il corpo della donna trovato ai piedi del letto, in posizione supina, con la maglietta sollevata e i pantaloni abbassati all’inguine. Alcuni oggetti spariti dall’appartamento, tra i quali una macchinetta fotografica digitale rinvenuta in seguito ad Aprilia, nella stanzetta di De Vito a casa della madre adottiva. Interessante la macchia non identificata trovata sul lenzuolo del letto della donna. La traccia infatti, contenente un dna sconosciuto e non riconducibile a nessuna delle persone presenti quel giorno nella casa, fa prepotentemente largo all'ipotesi di una terza persona coinvolta nell'omicidio.

Il 14 ottobre, data della prossima udienza, sarà la volta delle quattro parti offese, di Mariola Henricka Michta e del suo amico Angelo Greco.

Sherazade


Patrizia Coppa
Direttore responsabile

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