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data: 13/01/2012
DONNA DA TRIBUNALE- Parte seconda del Primo volume e Secondo volume
CAPITOLO VENTESIMO







PER IL GIUDICE "Pippo" I NOTAI POSSONO ANCHE CHIUDERE. UNA QUESTIONE SUI TEMPI DEI VERBI!






Oggi ho scoperto una sentenza del giudice "Pippo" davvero scoopposa. Lo scoop esce da solo dalle sue parole scritte sulla sua sentenza pubblicata e conferma le tesi del Premier Berlusconi sulla magistratura. Ovviamente gli aventi diritto hanno deciso immediatamente di ricorrere in Appello contro la sentenza del giudice "Pippo", pertanto dal punto di vista prettamente giuridico, la contestazione alla sentenza avverrà nei luoghi deputati e nei tempi previsti per legge. Per quanto riguarda invece la particolarità scoopposa me ne posso occupare io, è il mio mestiere!



Oggi primo Maggio 2010, mentre sto capendo come scrivere il reportage per te che mi leggi, senza essere denuciata dal giudice, Kevin mi prende per un braccio e mi trascina in macchina "oggi vieni con me a Nizza, visto che non riesci a staccare neanche un po', adesso a te ci penso io". Grande Kevin, se non fosse pagato per fare tutto questo, direi che si sta innamorando di me, ma a pensarci bene mi comincia a piacere tutta questa storia. Tutto il viaggio a parlare dei processi, sì, perché da Lunedì si ricomincia con quelli tosti, e allora giù tattiche, deduzioni, studi psicologici e poi ancora strategie, logiche d'azioni e impostazioni alla Perry Mason.



Difficilmente parlo dei procedimenti in corso, bocca cucita, mai una confidenza ad anima viva, stoica imperturbabilità, fredda e distaccata impassibilità, malgrado il fervore e la passione che ho dentro. In genere preferisco agire prima, possibilmente vincere, e solo dopo rilasciare interviste e dichiarazioni. Ma dato il sospetto di corruttibilità, specie quando attacco i potenti, i vip, gli intoccabili, gli influenti insopprimibili, e tu che mi leggi avrai capito, perché mica vorrai credere che tutto ciò non esista, ho deciso di intraprendere la strada della trasparenza. Che tutti sappiano tutto anche in corso d'opera, così, tanto per evitare che qualcuno possa agire indisturbato.




E intanto arriviamo a Nizza, giusto il tempo di uscire dal parcheggio coperto e subito al ristorante, un Royal ghiacciato, ossia Champagne con succo di mirtilli accompagnato da crostacei freschi e frutti di mare rigorosamente crudi, uno sguardo a chi si diverte a giocare d'azzardo, e poi subito fuori a passeggiare. Ci allontaniamo dal centro e ci fermiamo sugli scogli ad assaporare il panorama mozzafiato. Mi accorgo che con le chele degli scampi mi sono ferita un labbro, ma con una serata del genere chi se ne importa!



Troviamo un posto appartato per metterci seduti comodi a guardare il mare.

Qui c'è tutta l'essenza della mia vita, con Kevin non ho bisogno di parlare, ho tutto in mente, lontano dal coro, davanti allo spettacolo della natura, adagiata mollemente sulla sua spalla, un contatto forte e sicuro per ascoltare la notte.

La notte illumina la mia coscenza, non fa paura il buio, fa tremare la luce quando ad accenderla sono i poteri forti. Sono serena con le mie azioni, con le mie decisioni, con i miei documenti, con le mie abitudini, con i miei valori, con le mie certezze, ma mi terrorizza la possibilità che la legge non sia uguale per tutti. O almeno non per tutti i giudici.



.......




Partimmo l'indomani mattina all'alba, dopo una notte indimenticabile, come piace a me, sveglia quando tutti dormono e tranquilla quando tutti si agitano.

Per l'intero viaggio le canzoni di Elisa a tutto volume, io e Kevin a cantare a squarciagola, e poi "Ti vorrei sollevare" ripetuta ed ascoltata in silenzio più di una volta, perché quando la sento ho una fitta al cuore da paura!"



"...quando persi sotto tante stelle, ci chiediamo cosa siamo venuti a fare, cos’è l’amore, stringiamoci più forte ancora, teniamoci vicino al cuore. Ti vorrei sollevare. Ti vorrei consolare e viaggiare su ali di carta con te, sapere inventare, sentire il vento che soffia e non nasconderci se ci fa spostare, quando persi sotto tante stelle, ci chiediamo cosa siamo venuti a fare, cos’è l’amore, stringiamoci più forte ancora, teniamoci vicino al cuore...".




Inevitabilmente arrivò Lunedì, conferenze stampa, attacchi, sberleffi e repliche, consiglio comunale, riunioni politiche, indecisioni e decisioni nettissime. Praticamente tutto nella norma. Tra le varie notifiche dal Tribunale, c'è la sentenza del giudice Silvia "Pippo", che avevo momentaneamente accantonato durante il viaggio a Nizza.



La sentenza sarà pubblicata integralmente, intanto in breve, la storia: c'è una disputa per la divisione patrimoniale tra tre eredi. Un fratello cita in causa le sue due sorelle per ottenere la divisione del patrimonio in base ad una carta privata non registrata dal notaio. Il giudice "Pluto" comincia la causa e prima di tutto chiede una CTU, ossia una perizia tecnica giurata per stabilire l'entità del patrionio, la validità della scrittura privata e la valutazione dei documenti che provano la proprietà ancora indivisa intestata ai tre eredi per un terzo ciascuno.


Tutto va a favore di una sorella e a scapito degli altri due fratelli. Dalla CTU, inaspettatamente per il fratello che aveva promosso la causa, emerge che due fratelli avevano commesso una lesione di legittima, a proprio favore e a scapito della terza sorella, quella più buona e pertanto più debole, e stavano tentendo di ottenerne riconoscimento dal giudice tramite la causa.



Inaspettatamente, dicevo, la CTU scopre tutte le manovre per escludere la sorella più debole dalla divisione.



Secondo te che mi leggi, che cosa può succedere a questo punto? Scommeto che hai già capito, se finora hai seguito l'andazzo delle situazioni, hai pure intuito come vanno a finire queste storie.



Proprio così, hai capito, intanto una delle due sorelle, sempre contumace, improvvisamente diventa testimone anziché convenuta, e guarda caso è una di quelle che ha preso una parte superiore all'altra, ossia la divisione non avviene

in tre parti uguali, ma una sorella prende di meno di tutti gli altri, e degli altri due fratelli, uno le fa causa e l'altra lo appoggia. Quanto può essere ineressata questa tesimonianza? Ma vi è di più: un'altra sorella, moglie di un magistrato ex presidente di Tribunale, che era già fuori dalla divisione perché aveva effettuato una divisione a stralcio precedentemente, si presenta davanti al giudice per testimoniare a favore dei fratelli e contro la sorella più debole che dovrebbe prendere di meno di tutti gli altri. Ma guarda il caso, anche quest'ultima, secondo la CTU predisposta dal precedente giudice, aveva ottenuto una quota superiore. Anche questa testimonianza appare un tantinio interessata, praticamente i fratelli che, in violazione della legittima, vorrebbero avere quote superiori alla sorella più debole, si testimoniano a favore!!!



A questo punto la sorella più buona, vistasi messa in minoranza dai fratelli che prenderebbero tutti più di lei, non si sa per quale legge, se non di quella del più prepotente, è costretta a presenare un'altra causa, per lesione di legittima. La legge tulela i fratelli più deboli in questi casi. Chiede poi al giudice di riunire le due cause.



Che succede? A sorpresa il giudice "Pluto" viene sostituito dal giudice "Pippo".




Se la legge è uguale per tutti quale è il probema?


Il problema è proprio questo! La legge del giudice "Pluto" non è la sessa del giudice "Pippo"! Infatti tuto ciò che era stato fatto dal giudice "Pluto" improvvisamente viene ribaltato dal giudice "Pippo".


La CTU richiesta dal giudice "Pluto" che smascherava i due fratelli d'accordo, per il giudice "Pippo" non va più bene! La richiesta di riunione delle due cause per il giudice "Pippo" non esiste. La carta privata non registrata dal notaio per il giudice "Pippo" va bene solo perché i tempi dei verbi sono al presente. Tutte le agenzie immobiliari sono avvisate, da oggi in poi i preliminari di vendita ed i contratti non si devono più registrare dal notaio, ma basta mettere i verbi al presente. Gli studi notarili possono anche chiudere!



Al giudice sfugge la CTU predisposta dal suo predecessore, che evidenzia la lesione di legittima.



Al giudice sfugge che uno dei fratelli ha dichiarato e sottoscritto, nella CTU, di non possedere le chiavi dell'immobile, ma il giudice gli accorda il possesso esclusivo!



Al giudice sfugge che la scrittura privata non sia stata formalizzata presso lo studio di un notaio, come previsto sulla scrittura stessa.



Al giudice sfugge che sono trascorsi i tempi tali per rendere prescritta tale scrittura privata.



Al giudice sfugge che nel 2004 con atto notarile presente nel fascicolo, uno degli immobili dell'intero patrimonio, veniva venduto dai tre eredi che firmano ed incassano la loro quote, rendendo impossibile l'usucapione dal 2004 ad oggi!



Al giudice sfugge che l'usucapione va dimostrata dal querelante che invece è impossibilitato a farlo, anzi la convenuta dimostra il contrario!





Chissà perché qualcosa mi fa pensare che se vai da un altro giudice cambia tutto?



E soprattutto perché se facciamo una cosa del genere io e te che mi leggi, che non abbiamo santi in Paradiso, ci condannano subito?




E' un po' come giocare al Casinò, se esce nero vinci, se esce rosso perdi. Signori fate il vostro gioco! Con "Pluto" la CTU conta, con "Pippo" non conta! "Faites vos jeux, messieurs! Les jeux sont faits, rien ne va plus Le numéro gagnant est..." Tanto valeva rimanere a Nizza.



Naturalmente la colpa non è del giudice, ma del Sistema. Mi spiego meglio, ci sono giudici che hanno un amore innato per la Verità e la Giustizia, altri che lo hanno, ma devono sacrificarlo all'amore per le regole e la burocrazia che governa il Sistema. Può capitare che il giudice si accorga di una verità, ma la sacrifichi alle regole. Altri giudici fanno esattamente il contrario!



Ecco perché a volte penso che nelle aule di tribunale non sia la Verità e la Giustizia a trionfare, ma l'abilità, l'astuzia, le artificiose acrobazie, la destrezza nel maneggiare il cavillo, gli ingegnosi trucchi e macchinosi stratagemmi più che strategiche tattiche, nonché l'arte nello sfruttare con accorta scaltrezza e con sagace perspicacia ingegnosi espedienti, manovre e furbe trovate.



Paradossalmente può capitare che lo stesso giudice, con le stesse parti in causa per gli stessi motivi, ma in due cause differenti, una volta dia ragione ad una parte ed una volta all'altra, pur rimanendo nella logica. La logica del Sistema, naturalmente, perché basta che un problema burocratico sia presente in una causa e non nell'altra, magari per puro caso, che il risultato si ribalta. Ora c'è il giudice che comunque, una volta stabilita la Verità, giudichi con coscenza e c'è il giudice che, invece, giudica rispettando alla lettera le regole di procedimento burocratico. Questo particolare lascia un piccolo spazio alla coscenza del giudice che ha l'opportunità di giudicare in un modo o nell'altro pur rimanendo nella correttezza. La colpa non è del giudice, ma del Sistema che glielo permette!








E' in questi casi che sento racchiusa in me tutta la responsabilità per la lotta che voglio affrontare per il bene di tutti!
Solo ed esclusivamente contro il Sistema.





Tutti i lettori che dovessero riconoscersi, sentirsi coinvolti o nominati, hanno la possibilità di scrivere, replicare ed essere intervistati sia in video che su carta stampata, contattando la redazione di Viterbotv.it.









CAPITOLO VENTUNESIMO










NOTTE PRIMA... DEL PROCESSO!



"N'ata vota mo'?" dicono a Napoli, e a Viterbo rispondono "e mo' ce risemo!" Domattina un altro processo!


Oggi mi sono riposata in Consiglio comunale. Il mio collega ha faticato un po', ma che vuoi farci, gli uomini sono così, non è che ti puoi fidare tanto! Certo per me è diverso, una volta fuori dal Tribunale, tutto il resto è una passeggiata!

Mentre ero lì, dai miei informatori ho saputo gli esiti di una riunione che si stava tenendo presso la sede del PDL per stabilire le sorti della Provincia di Viterbo. E' incredibile riuscire a vedere tutte le espressioni degli altri che a mano a mano venivano a conoscenza dell'andamento delle cose. Lo so, è un lavoro divertente, qualcuno ha anche detto che fare il giornalista è sempre meglio che lavorare, ed io apprezzo molto i burloni.



Comunque la morale è che se fai qualcosa che non devi, poi la paghi e così è stato. Ogni azione ha poi inesorabilmente una sua conseguenza.

Le dimissioni del neoeletto presidente della Provincia di Viterbo Marcello Meroi, sanciscono la crisi in Provincia. Per tre lunghe ore si è animatamente discusso nel tentativo di trovare una soluzione che non si è raggiunta. Da un lato la richiesta di un assessorato in meno all'UDC e dall'altro il fermo rifiuto da parte degli uomini di Gigli, a capo dell'UDC viterbese. Ora la ricerca della soluzione passa al livello regionale, e, se non sarà trovata dopo venti giorni dalle dimissioni ufficiali, si approderà al commissariamento dell'Ente e, successivamente, alle elezioni anticipate.


Tutto ciò scaturisce da una serie concatenata di azioni politiche che si sono susseguite e rincorse affannosamente negli ultimi giorni. Comune, Provincia e Regione imbrigliate da un unico filo.




Tra elucubrazioni e visioni oniriche, voli pindarici e fantasie estasianti, ho trascorso la notte ad immaginare come sarebbe stato il processo perfetto, il processo giusto, il processo ideale. Il processo, solo per il fatto di essere, è già
una rottura di balle. Nel mio caso, il processo di oggi, è paradosalmente bello! Io, naturalmente, sono l'imputata, la querelante è sempre quella signora che mi vede già impegnata in un altro processo, mi ha praticamente monopolizzata. Se potessi quantificare le comparse sarei milionaria! Sì, perché lei ha il gratuito patrocinio e, pertanto, ogni volta che truffa, poi, le basta sporgere denuncia e a te che sei il truffato, ti trascina per anni e anni per processi, non ti restituisce il maltolto, e non spende un euro. Tutto questo il Sistema glielo permette e lei lo fa.



E' una signora pluripregiudicata e grazie alle sue conoscenze riesce a farla franca, perché spesso uno si stanca e dietro pagamento di una piccola somma lei ritira la querela. A me ha chiesto 1.500 euro, dopo avermeli indebitamente sottratti 2.500, ma quello che non sa è che i soldi per me non valgono nulla in confronto alla propria Dignità, al senso di Giustizia, alle questioni di Principio. Con 1.500 euro avrei una rottura di balle in meno e non mi costerebbe molto. Ma il punto non è questo! Per me sarebbe un gesto d'onore anche porgere le pubbliche scuse, e non mi costerebbe nulla, ma il punto non è questo!



Il punto è che io voglio Giustizia!


Il punto è che io voglio vedere i truffatori condannati!


Il punto è che io voglio che chi ha sbagliato paghi!


Il punto è che io voglio che non sia così facile imbrogliare e farla franca! Magari proprio grazie al Sistema che coinvolge e travolge pure la Giustizia giusta!




Così si sono fatte le 9 del mattino, e mentre i politici erano intenti a dare dimissioni e trovare accordi, io dovevo correre in Tribunale. Per fortuna che ormai mi fanno passare senza fare la fila, perché avevo al seguito tutto l'ufficio, pc, memoria esterna, telecamera, appunti vari, in modo che durante le attese del processo almeno avrei potuto lavorare un po'!



Entro nell'aula deputata con il cuore in gola per la corsa e il peso trasportato. Con lo zaino sembrava che dovessi andare in montagna a fare una escursione a 2000 metri... bei tempi! L'aula, questa volta, è molto piccola, fa un po' tenerezza, siamo ad un processo penale, ma il giudice è un giudice di pace e c'è un'aula che sembra l'aula del processo penale, ma in miniatura. Il PM, un gran pezzo d'uomo, giovane, bello, chioma al vento, è talmente alto che quasi non entra in quel banchetto da scuola elementare, che fa quasi sorridere. Il giudice Mandolini è molto bravo, e non lo dico per arruffianarmi, non ne ho davvero bisogno! Tu che mi leggi, ormai lo sai!, dico solo la verità, se è bravo, è bravo!

Poi del reato di tentativo di corruzione del giudice o del PM proprio non ne ho bisogno! Ne ho già tanti del mio! Il giudice è stato veramente impeccabile, ha cercato di trovare la pace tra i contendenti, non a caso è un giudice di pace, non di guerra!



Ero talmente eccitata dalla corsa, che in quei banchetti non sono riuscita a mettermi vicina al mio avvocato, sono rimasta un po' in disparte, e quando il giudice ha cercato di sentire le parti, io che già sono timida per natura, ho dovuto chiedere più volte se potevo parlare, e quando il giudice ha detto di sì, ho accennato ad un discorso, ma mi sono sbagliata con un altro processo, capirai ne ho trentotto, in quel momento mi sono un attimo confusa, ma per fortuna che la querelante aggressivamente mi ha interrotto subito ed ha iniziato a parlare lei, così nessun si è accorto che avevo sbagliato processo! Quest'ultima mi ha insultato, offeso ed ha anche alzato la voce, ma che vuoi, lei poteva farlo, ero io che non potevo nulla! Anzi per fortuna che è intervenuta, altrimenti partivo con tutta un'altra storia. Alle volte basta un niente! Poi, improvvisamente, mi sono illuminata, ho capito che ero in un altro processo e ho cercato di chiedere la parola, ma il giudice mi ha subito detto che dovevo far parlare il mio avvocato.



Ci prendessi una volta!



Comunque è andato tutto bene per ora, il prossimo appello è stato fissato per il 21 Settembre! Tanto... sono solo tre anni che va avanti! Per la prossima volta devo portare ben sei testimoni, i quali dichiareranno che non ero a Viterbo il giorno del "fattaccio". La querelante non ha testimoni, se non il suo convivente, anzi coabitante, come lo chiama lei, chissà poi perché ci tiene a specificarlo. Il "coabitante", tanto per fartelo capire, è quello che mi ha firmato una cambiale di 2.500 euro e che, poi, non ha mai onorato! Non sarà che questi hanno fatto querela per non restituire i soldi? Mahhhh!




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CAPITOLO VENTIDUESIMO












SAN PATRIZIO HA FATTO IL MIRACOLO!




Bingo! Il 17 Marzo, San Patrizio, la signora che prima ti truffa e poi ti querela pure, pluripregiudicata, è stata condannata un'altra volta. Tra i vari precedenti c'è un po' di tutto, dal fallimento all'emissione di assegni a vuoto.




Oggi sono impegnata con la stesura della denuncia per calunnia perché ieri, al processo, davanti al giudice Mandolini, davanti al PM, al mio legale, al suo legale Pierdomenico, a me e a tutto il pubblico presente in aula, la signora ha dichiarato che io le avrei fatto chiudere la sua attività commerciale, facendole perdere tutta la sua clientela.




Si da il caso, invece, che proprio il giorno del mio onomastico, San Patrizio, la signora sia stata condannata a quattro mesi, perché pur avendo ricevuto lo sfratto dal locale della sua attività commerciale, per morosità, continuava ad occuparlo. Quindi io non c'entro proprio nulla con le sue incapacità commerciali.

La condanna si riferisce al fatto che a questa signora era stata pignorata la merce presente nel suo negozio, ma questa ha pensato bene di farla sparire... e pensare che anche io avevo pensato di poter pignorare quella merce, troppi creditori per un solo debitore, ma la cosa assurda è che in tribunale ti ci porta il debitore pluricondannato! e tu che sei il creditore, sei sotto processo, perché la tua denuncia chissà dov'è, mentre la sua va avanti come un treno!



Il processo era stato avviato perché io avevo dato a questa signora una certa somma di denaro per alcuni lavori mai effettuati. Quando mi sono recata presso la sua attività per sapere che fine avevano fatto i miei soldi o il lavoro da svolgere, quest'ultima ha pensato bene di denunciarmi per molestia, in effetti come mi sono permessa di andarla a disturbare?


Non contenta mi ha anche apostrofato con aggettivi irripetibili, davanti a testimoni.



Te lo devo proprio dire o hai già capito?





Quando il giorno dopo sono andata a sporgere denuncia in Questura, l'ispettore Padovano mi ha preceduto chiamandomi al telefono convocandomi per una notifica. Ebbene mi aveva convocato per notificarmi la denuncia della signora che mi aveva truffata e poi ingiuriata. Ho ingenuamente risposto che avevo anche io una stessa querela da presentare, ma il Padovano solerte ispettore, mi dichiarò che la colpa era solo la mia e che a nulla sarebbe servita la mia denuncia, poiché lui stesso aveva già inviato tutta la pratica al Magistrato per un quasi certo rinvio a giudizio nei miei riguardi.



Che velocità! E poi dicono che gli uffici sono lenti!




In effetti un po' lenti sono stati per me, perché per la mia stessa denuncia quella stessa solerzia non si è potuta apprezzare! Infatti, la mia pratica è stata aperta solo dopo trenta giorni e non il giorno dopo, e poi, tanto per togliersela da torno è stata inviata alla Guardia di Finanza, perché a sentire la Questura era di loro competenza! Sono trascorsi tre anni e dalla Guardia di Finanza non si è più mossa, in Procura non è mai arrivata! Sparita nel nulla! Il fatto è che è iniziato il processo contro di me su denuncia della signora e della mia querela il vuoto totale.



Sarà un caso, dirai tu, macché, c'è dell'altro! Sempre la signora pluripregiudicata, con ancora in mano i miei soldi, ha pensato bene, per ingannare il tempo, di sporgere un'altra denuncia, che ha portato al processo di ieri, e della mia, ancora buio assoluto!



Per il processo di ieri devo portare sei testimoni per dimostrare che il giorno da lei indicato io non ero a Viterbo. Il che significa scomodare altre sei persone che devono venire da fuori! E giù spese di carburante, ristorante, albergo, oltre che perdere giornate di lavoro!





Ma il 17 Marzo scorso, San Patrizio, Giustizia Divina e Giustizia Terrena sono fatte!



Tu che mi leggi, devi sapere che tutto un meccanismo assurdo si è messo in moto per una denuncia che ha sporto questa signora, al solo scopo di non restituire i soldi indebitamente trattenuti.



Un giudice, un PM, i cancellieri, gli ufficiali giudiziari e due legali tutti impegnati a seguito della sua querela. Tutti ad ascoltare questa signora che fa il bello ed il cattivo tempo, anche perché non lavorando ha molto tempo a disposizione, da perdere e far perdere agli altri, oltretutto, avendo il gratuito patrocinio, neanche le costa nulla!



In compenso gli altri malcapitati, da lei truffati, perdono i soldi, devono affrontare il processo, devono sostenere le parcelle del proprio legale, e se riescono a dimostrare la propria innocenza, dopo qualche anno di procedimento, devono anche anticipare tutte le spese che non verranno mai risarcite dalla condannata perché nullatenente!




Quindi tutto il lavoro per dimostrare la tua innocenza serve solo a farti spendere altri soldi, oltre a quelli che hai perso. Ma se non ti difendi, se non ti ci impegni, questa qui, magari riesce pure a farti condannare e quindi non puoi lasciar stare.
Potresti darle altri soldi per farle ritirare la querela, ma chi se la sente di fare una sciocchezza del genere?



Il Sistema in questi casi purtroppo vince, anche se alla fine la Giustizia trionfa, ma a quale prezzo?




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CAPITOLO VENTITREESIMO












MENO MALE CHE MASSIMO FATTORINI C'E'!



C'è bisogno di austerità, c'è bisogno di serietà, c'è bisogno di lealtà, c'è bisogno di rigore spartano, c'è bisogno di Giustizia... meno male che Massimo Fattorini c'è!


Se vogliamo imbastire una disquisizione tra politica e senso civico personale potremmo stare qui per chissà quanti capitoli, ma non è questo il punto. Il punto è che per principio non si può fare di un'erba un fascio.


I fatti prima di tutto: eravamo rimasti alle dimissioni del neoeletto presidente della Provincia di Viterbo Marcello Meroi, perché non c'era l'accordo sulle cariche.


L'UDC era troppo sopravalutata, poi, all'improvviso le dimissioni di Massimo Fattorini, ex FI, uno che aveva vinto le elezioni in piena regola, si dimette per motivi personali, per evitare problemi e far andare avanti la baracca. Tanto di cappello, così fanno le persone serie, così fa chi ha a cuore il bene della comunità, ma questo non vuol certo dire che tutti i politici siano uguali, anche tra i politici di carriera ci sono le persone serie che hanno a cuore il bene della comunità e questo va riconosciuto.



Quando si scrive e quando si legge, bisogna sempre essere seri.


Fattorini è una persona che può fare tanto, tantissimo per i cittadini, e sarebbe un peccato perderlo, tanto è vero che è riuscito a fare un gesto importante per tutti. Ma tra i politici di carriera ce n'è uno che potrebbe fare moltissimo, ed è a una spanna da tutti gli altri viterbesi, lo riconoscono anche quelli del partito opposto perché di fronte alla classe non si discute.


Ce n'è un altro che dovrebbe fare un passo indietro, ma non lo fa, da politico navigato. Tutto ciò riporta ad un problema squisitamente poilitico e non di coscenza, o forse... di coscenza politica!


Quindi non rimane che attendere le ultime decisioni e sperare per il meglio.


Poi ne riparliamo.




Le disquisizioni politiche si intrecciano alle dissertazioni sulla Giustizia, quando si toccano argomentazioni che sfiorano le alte sfere dell'intelletto, quando cioè si va a ragionare sul senso della vita e sui valori che la nostra società dovrebbe riacquisire.



Quando si perde l'equilibrio delle cose, si tocca il fondo e si ricomincia da capo. Così è la storia.


La nostra società avrebbe bisogno di quella austerità che potrebbe restituire nobiltà al genere umano, quando da gestire ci sono pochi spiccioli, è più facile che ci sia serietà, perché non c'è molto da rubare o da crestare, e c'è più necessità di gestire con oculatezza. E' un po', in piccolo, come la gestione di un condominio, se ad amministrare è un condomino, sembra che sia più attento a quello che fa perché tiene a tutelare i propri interessi, se invece è un amministratore esterno, si è portati a pensare che questo non si impegni molto nella tutela dei beni degli altri.

Ma se trovi un buon professionista che magari oltre che essere molto preparato è anche appassionato del suo lavoro, allora cambia tutto.


Così in politica, come nella giustizia, il Sistema travolge tutto e tutti, ma quando si ha la fortuna di avere nel proprio territorio un cavallo di razza, bisogna farlo correre.


Il giudice giusto, il PM che dà bordate quando si accorge che il denunciante ci sta provando, il politico che ha a cuore il bene della comunità e sa amministrarla con la passione che ha per la politica alta, sono come il cittadino onesto e corretto: rarissimi!, e come tali spesso vengono travolti dal Sistema, ma chi è così, non può cambiare.


Al massimo può scrivere un romanzo!




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CAPITOLO VENTIQUATTRESIMO










BINGO! COBDANNATA LA TITOLARE DELLA CONCESSIONARIA MITSUBISHI DI VITERBO, MIRELLA PROIETTI. PER IL RESTO TUTTO RINVIATO AL 10 GIUGNO!







Bingo! mentre ero dal giudice di pace, per le testimonianze nella causa civile, contro la concessionaria Mitsubishi di Viterbo, per l'acquisto del fuoristrada Pick up L200 nero aggressivo, quello per farti capire, con i fari sul tettino, come i rangers, la titolare della concessionaria Mitsuishi di Viterbo, Mirella Proietti, era al piano superiore del tribunale, per essere processata e condannata, per aver "scontentato" un altro come me, uno che ancora crede nella onestà delle persone e nella Giustizia. Anche lui doveva acquistare un Pick up nero, forse era il mio, chissà?



Lo stesso giorno la titolare della concessionaria, Mirella Proietti, era impegnata con una causa civile e con un processo penale... questa qui mica vorrà rubarmi la scena?!? Credevo di essere io la prima donna del tribunale, ma in effetti lo sono ancora perché vengo sempre assolta, questa qui, invece, è stata condannata, c'è una bella differenza. Meno male, l'onore è salvo!


Per la causa civile c'è da aspettare fino al 10 Giugno.



Intanto, in attesa di acquistare il Pick up, ho rispolverato la mia vecchia moto dei tempi dell'università, un vero pezzo d'antiquariato, una Aprilia Red Rose, blu con la rosa rossa sul serbatoio.



A quei tempi non c'era ancora l'obligo del casco e il vento mi spettinava sempre, adesso, invece, mi spettina il casco, in fondo non è cambiato molto. Mi illudo così di rimanere giovane! La moto ha sempre il suo fascino, decido così di fare un giro per chiarirmi un po' le idee sui prossimi processi. Povero Kevin, quando mi ha visto, si è messo le mani tra i capelli, ancora non ha capito con chi ha a che fare! Sono una vera peste! Eppure sembro tanto timida! E' proprio vero, non c'è mai da fidarsi delle apparenze!



Intanto il Consiglio comunale di Viterbo incombe, e come mancare ad un appuntamento del genere?



Ilarità ed alta tensione tra i banchi del Consiglio, Alta Politica nascosta e costretta a piccoli interventi, tutto è travolto dal Sistema.



In un balletto di tattiche e strategie scontate, si assiste ad uno spettacolo della politica che riflette la nostra società, e, purtroppo, il Sistema.



Il problema riguarda proporzioni ed equilibrio, singole intelligenze e politica Alta frammista al profluvio della mediocrità.


Difficile apprezzare il pezzetto di vetro quando hai visto, in altri tempi, il diamante!



Ma io sono una sognatrice, una idealista, una romantica ottimista e sono convinta che a trionfare sarà la politica Alta. Sarà la Giustizia Giusta. Sarà il Bene e non il Sistema.



Tarquinia, 15 Maggio 2010, ore 11, Festa della Polizia.



"Quanta picciotteria!" La battuta non è mia, ma ci va a pennello! Quando si ha la capacità di autoironizzare si è veramente grandi, ed io ho una appassionata ammirazione per chi riesce a proporla con eleganza. Una cerimonia che noi giornalisti conosciamo ormai con minuziosa e certosina dovizia di particolari.



E' in queste situazioni che apprezzo il mio lavoro, tanto che a volte lo scambio per un piacere. Quando esiste un cerimoniale stabilito, la ripresa e l'intervista sono praticamente scontate, e allora mi divago andando a cercare i particolari più stravaganti, le espressioni più singolari, gli atteggiamenti più interessanti. Non sono una fotografa che ama far mettere in posa, preferisco proporre al pubblico immagini in presa diretta, domande non preparate o peggio scontate, che tutti vedano tutto! Che tutti sappiano tutto! un po' come i miei processi, che tutti sappiano cosa scrivono i giudici sulle sentenze pubbliche! Questo è il mio motto. "La realtà vista dagli occhi di un bambino", significa proprio questo, senza filtri, né censure, né manipolazioni, bavagli, museruole o divieti. Critiche, giudizi e opinioni devono essere ben distinti dai fatti raccontati e riportati, perché certo non possono mancare, devono soltanto essere vari e ben distinti.



Così mentre tutti erano rivolti verso l'oratore, io ho dato uno sguardo agli spettatori. Invece che agli attori, ai protagonisti lettori di lunghe pagine, come da copione, ho osservato il pubblico, scoprendo un mondo di considerevole attrattiva. I discorsi senza dubbio importanti ed i riconoscimenti ai premiati doverosi e meritati, hanno fatto la loro figura, e che dire poi dell'intervento dei bambini delle scuole elementari che hanno partecipato attivamente alla cerimonia e sono stati infine premiati? Favolosi!



Ma il tentativo di celare l'indesiderato sbadiglio che incombe, del procuratore della Repubblica, seduto tra le autorità, così come quello di un signore del pubblico, non ha prezzo. Assessori, sindaci, comandanti e senatori, sono più simpatici se visti da un'altra angolazione. Che vuoi "so' ragaaazzi!!!"


Accattivante poi la sequenza delle espressioni degli attimi prima della chiamata dei premiati. L'emozione e la soddisfazione di quest'ultimi traspare inesorabilmente, tanto che se ti ci metti con un po' di impegno, e soprattutto mentre sono tutti girati dall'altra parte, riesci ad intuire e capire chi sarà ad essere chiamato. Cosa passerà per la mente di un politico, che, in mezzo ai militari, nel momento del minuto di raccoglimento e silenzio, si è impostato nella posizione dell'"attenti" militare, con le mani tese lungo le gambe e leggermente inclinate all'interno, proprio come i militari veri!


L'espressione intensa, meditativa, concentrata e assorta non fa trasparire i suoi pensieri, ma cosa darei per conoscerli!


Che dire? Bravi! Viva la Polizia!



All'uscita, una rosa rossa donata a tutte le signore, un veloce caffè con i colleghi più stretti, e poi via di corsa in redazione. Ma io sono insofferente, come al solito, e non riesco a lasciare Tarquinia senza fermarmi a mangiare del buon pesce. Kevin è d'accordo, ma non conosce il paese e allora lo guido io! Mi piace ogni tanto fare la parte che di solito è una esclusiva dell'uomo. Divertente chiedere la carta dei vini, sceglierli e assaggiarli, ordinare e magari pagare. Kevin, però, decide di non bere perché è in servizio, e poi mi deve riportare a casa a Viterbo. Impeccabile, mi sento veramente al sicuro con lui. Così ordino solo un flute di prosecco, che naturalmente il cameriere porta a lui, come da protocollo! Rientrammo in tarda serata... nottata.




Ricordo ancora una volta a Montecarlo, mentre mia madre ed il mio ex marito giocavano a black jack, io e mio padre ci sedemmo al bar del Casinò, ordinammo un aperitivo analcolico ed uno tra i più alcolici, un crodino ed un Manhattan, ed il cameriere senza alcuna esitazione portò il Manhattan a mio padre ed il crodino a me. Non ti dico l'espressione quando ha visto che poi ci siamo scambiati i bicchieri. Mai fidarsi delle apparenze, mai degli stereotipi e mai dare tutto per scontato, soprattutto con me.




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CAPITOLO VENTICINQUESIMO












"IL PROGETTO 106 VA BENISSIMO MA LA COSA DEVE RESTARE TRA NOI!"






Vuoi vedere che adesso sono proprio io che denuncio questi qui della Next per simulazione e calunnia? Tira oggi, tira domani, la corda si spezza.



Questi qui credono che le persone siano palle da biliardo e le buttano di qua e di là, le fanno ruzzolare, le mandano in buca, le riprendono e le fanno girare ancora, ma gira gira va a finire che le palle si rompono e gli rimbalzano addosso.



La storia, in breve:



Un sms appare scritto sul mio cellulare proveniente dal numero del cellulare della presidentessa della scuola di pittura "Next", Antonella Properzi: "il progetto 106 va benissimo ma la cosa deve restare tra noi!", non contenti la Properzi ed il suo compagno collaboratore Claudio Fioretti della Next, mi lasciano sulla segreteria telefonica anche due messaggi vocali con i quali mi dicono: "non consegnare assolutamente il progetto al protocollo... la parte che riguarda noi va bene, però è meglio se la diciamo noi questa cosa perché detta da te ha un peso detta da noi ha un peso completamente diverso!" e "In Comune attraverso 'sta associazione Next vogliono fa' fori a te!".



Le cose andarono così: una mia carissima amica che insegna all'Università La Sapienza di Roma, mi aveva proposto la collaborazione con l'associazione Next di Tuscania specializzata nella scuola di pittura.



In effetti conoscevo tale associazione, per l'enorme pubblicità che ogni anno realizza in città, e da una indagine sul territorio, effettuata dalla associazione di volontariato che rappresento, Itinera, è emerso che la Next era una delle migliori nel campo dal punto di vista strettamente professionale.



In conseguenza di ciò fu stilato un progetto, il progetto 106, dal momento che Itinera già dal 1996 realizza corsi di pittura, mostre e conferenze sul tema. I corsi per Itinera sono completamente gratuiti ed i soci accedono alla sede di via San Pietro a Viterbo, usufruendone di tutte le attività, iscrivendosi all'Itinera, con una tessera annuale di euro 35. Così la Properzi firma un accordo di collaborazione al progetto 106, ma stranamente subito dopo cerca di non farmi protocollare in Comune il progetto, con quel messaggio sul mio cellulare assurdo dove cita anche le autorità, che a suo dire, sarebbero dalla sua parte per "fa' fori" a me.



My name is Bond, James Bond! alias Patrizia. Io ho due difetti (tra gli altri) staffilanti, graffianti e prorompenti, che in realtà sono la mia fortuna: ho un viso da bambina, o, come ha detto qualcuno, un po' burlone, da angelo, che fa credere a molti che io sia una sprovveduta, mentre in realtà, non soltanto ho già capito chi pensa tale cosa, ma ho già preso precauzioni; poi sono un po' timida che farebbe confermare la prima ipotesi, ma che in realtà mi avvantaggia perché mentre tutti gli altri parlano, spesso di minchionate, io ho tutto il tempo di studiare le persone e capirci qualcosa. Con la mia telecamera sempre con me mi sento un po' James Bond, e spesso devo solo alla telecamera, al registratore, alla segreteria telefonica ed ai documenti le mie vittorie in tribunale!


Infatti il 24 Aprile 2009 i signori Antonella Properzi e Claudio Fioretti della Next sono stati condannati dal giudice Fanti del tribunale di Viterbo al pagamento di una multa, delle spese legali e dei danni arrecati all'Itinera da definirsi in sede civile.



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VOLUME SECONDO




CAPITOLO PRIMO




RAZZISTA A CHI?




Caro lettore che mi hai letto fin qui, ti ricorderai delle disavventure che ho avuto con alcuni stranieri, dopo averli aiutati e tenuti per mano nel loro soggiorno da noi in Italia, ho avuto la brutta sorpresa di essere ripagata nel peggiore dei modi! Ma questo non significa nulla, non possono essere tutti uguali, generalizzare è sempre un errore, certo è che difficilmente avrò in futuro rapporti con altri stranieri, ma questo solo perché purtroppo hanno esaurito tutte le mie risorse, soprattutto economiche, non di certo perché sono razzista, che assurdità. Né più né meno del mio distacco dai truffatori italiani.


Stessa identica cosa!


A dire il vero ho sempre visto gli italiani trattare con rispetto gli stranieri, fare a gare per aiutarli, accoglierli nel migliore dei modi, salvo poi accanirsi contro nel momento della delusione, ancora più cocente perché inaspettata.






Se vogliamo scomodare le statistiche, ci accorgiamo facilmente che a delinquere, ad essere arrestati e a commettere i più efferati delitti e violenze non sono gli italiani.

Se poi vogliamo anche scomodare gli studi sociologici, non sarà difficile constatare che quelli che vengono in Italia per delinquere non hanno lavoro, non hanno fissa dimora e di che mangiare, e, quindi, la scarsa cultura, la fame e la disperazione li porta inevitabilmente a commettere delitti nei modi più crudeli.

Scomodiamo pure gli studi antropologici per dimostrare che nello loro cultura ci sono abitudini assai diverse dalle italiane, tra queste il forte uso di bevande superalcoliche, anche solo per mere ragioni climatiche, che poi, in buona sostanza, li rende inevitabilmente più forti e violenti.





Dopo aver scomodato tutte le accademie, la questione non cambia di molto. Chi commette un reato deve pagare. A nessuno importa il luogo di nascita del malfattore. Se sono di più, di meno, più sbronzi, meno sbronzi e per qualunque motivo lo facciano, i trasgessori devono pagare.
Generalizzare non serve a nulla e non porta nulla, se non a strumentalizzazioni senza positività.




Quando critico il Sistema non penso che tutti i giudici siano corrotti e che la Legge non sia uguale per tutti. La legge non è uguale per tutti in quei casi in cui non lo è, e quindi non sempre. Tanto deplorevole è il giudice corrotto che quando sbaglia non paga, quanto ammirevole è il giudice Giusto!
Biasimevole il giudice che sbaglia volutamente ed impunemente, quanto apprezzabile è un giudice Falcone che andrebbe preso da tutti gli altri come esempio da seguire.
In Italia la Giustizia ha sicuramente gravi problemi.



Lo dimostra il fatto che spesso a commettere reati siano detenuti fatti uscire prima del tempo.


Lo dimostra il fatto che a commettere omicidi siano uomini già denunciati una infinità di volte per maltrattamenti.


Lo dimostra il fatto che qualcuno ci viene pure dall'estero a delinquere qui in Italia perché, si sa, qui da noi si rischia di meno e si ruba di più.


Possiamo dire che non ci siano problemi?
E per risolvere questi problemi si arriva alla legge sul cosiddetto «processo breve» che ha ricevuto il via libera dall'aula del Senato. Il provvedimento è passato con 163 voti a favore, 130 contro e con 2 astenuti.

Ma siamo sicuri che questa storia del processo breve possa veramente sgarbugliare tutte le difficoltà?
Di certo i tribunali si snellirebbero, i magistrati non riuscendo a portare a termine tutti i processi nella "ragionevole durata" stabilita, lascieranno cadere in prescrizione i procedimenti di quei "fortunati" che rimarranno impuniti.
Se poi riusciamo ad eludere le parole dei politici che si esprimono a seconda del colore di appartenenza, prendendo solo il meglio che ogni parte sa esprimere, il cosidetto pro e contro, senza perdersi in strumentalizzazioni e demagogie, ci accorgiamo che il processo breve, o c'è o non c'è, purtroppo è la stessa cosa. Nel senso che il problema principale rimane prorompente, impetuoso, prepotente, inespugnabile e ingovernabile ma soprattutto inaccettabile.

Gli ultimi colpi inferti alla criminalità organizzata ed i beni patrimoniali sequestrati alla mafia sono indubbiamente il nostro orgoglioso vanto e indiscutibile fiore all'occhiello, ma basta parlare di sicurezza e sistema giudiziario che tutto si inabbissa in uno scontento generale dal quale si vorrebbe riemergere forti e vincenti.

Possiamo dire che siamo soddisfatti della sicurezza?

Possiamo dire che siamo soddisfatti del sistema giudiziario?

Se le Leggi fossero fatte rispettare da tutti, ed i trasgressori puniti con certezza e, soprattutto, più severamente, ci sarebbe un sistema funzionante ed una sicurezza apprezzabile. Ma se non fosse che esprimendosi così si rischia di essere additati per gente che non veste colorato e neanche di bianco, colleziona grosse mazze a forma di manganello e offre da bere una bevanda oleosa che favorisce l'eliminazione del superfluo, in molti sarebbero d'accordo con questa idea.

L'appassionato reportage delle mie 35 creature giudiziarie ne è un impietoso ma inoppugnabile esempio.

Pene immediate e molto più severe per tutti quelli che commettono reati o... che sbagliano, perché anche gli sbagli rovinano la vita di un uomo quasi quanto un omicidio, perché uccidono la dignità, il rispetto della persona, entrano nell'anima e la stravolgono, cambiano le prospettive di felicità, di tranquillità, di serenità, derubano tutte le risorse umane e, quando va bene, ti lasciano nudo, spogliato dell'ultima profondità di fronte ad una vita che non è più tua.



Detto questo va da sé che di fronte al reato tutti gli uomini devono essere uguali, e, pertanto, per tornare al problema iniziale, senza rimanere imbrigliati in inutili demagogie, non è difficile concordare che la violazione va punita chiunque sia a commetterla. Bianco, rosso o nero. Italiano o straniero. Ateo o credente. Alto, basso o magro. Giudicato o giudicante. In modo tale che ad essere allontanati siano i trasgressori, tutti gli altri sono ben accetti.

In parole più povere, non si tratta di essere severi con gli stranieri, ma con i trasgressori, una volta appurato questo punto non ci sono più scuse da addurre.

Sono convinta che se i truffatori non la facessero franca tanto facilmente, sarebbe tutto più semplice.

Sono convinta che se i trasgressori venissero immediatamente e severamente puniti, non avrebbero il tempo di andare a spasso e magari sbeffeggiare i poveri malcapitati che hanno il torto di essere onesti e corretti.

Tutto ciò porterebbe alla tutela dei truffati, ad un freno al crimine, e allo snellimento dei processi. C'è chi è incoraggiato a commettere reati perché consapevole di rimanere impunito a lungo termine, e, magari, alla fine farla franca. Il Sistema incoraggia invece che punire!!!

E' più facile essere assolti dopo aver commesso un reato, o comunque non pagare, che vedere i propri diritti tutelati come parte offesa.

Il razzismo ed il manganello non c'entrano proprio niente, si tratterebbe soltanto di vedere la Giustizia compiuta.

Per questo invito tutti ad iscriversi al gruppo su facebook "quelli che SE I MAGISTRATI SBAGLIANO DEVONO PAGARE"




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CAPITOLO SECONDO





SE NON CI FOSSE L'AMOUR... E INTANTO "DONNA DA TRIBUNALE" SBARCA NELLE AULE DEL TRIBUNALE DI VITERBO





Il tribunale di Viterbo visto dall'esterno sembra uno stabilimento balneare, bianco e blu, con i balconi per prendere il sole e godersi il panorama, le ancore, le boe e le ciambelle di salvataggio, ci sono, ma non visibili a tutti, un po' di immaginazione la devi avere!

Con il caldo torrido di questi ultimi giorni prima della chiusura estiva, ancora mi aggiro per i corridoi del tribunale... balneare! Ancora ci sono i giovani avvocati vestiti da avvocato, le donne sono quasi tutte in miniabito e tacchi a spillo. Tra questi si aggirano alcuni con le maniche della camicia tirate su da lavoratore vero, senza giacca, senza cravatta in jeans o pantalone da cazzeggio... quelli sono i tosti, quelli che quando il gioco si fa duro cominciano a giocare! i veri avvocati, quelli con le palle, ma siccome sono una signora dirò con gli attributi! Quelli, insomma, che sono più innamorati della loro passione di difensori che del loro vestito e quando ti difendono loro, del vestito francamente te ne infischi!


Per uno di questi perderei la testa e sarei disposta a tutto per farmi assistere. L'amore che un uomo ha per il proprio lavoro, lo fa sembrare un bambino alle prese con il suo gioco preferito, quello per cui non vede l'ora di alzarsi la mattina, quello per cui è disposto a tutto, quello per cui non ha occhi per altro e lo rende così seducente da far apparire tutti gli altri in giacca e cravatta tanti pinguini in fila per la merendina.
La seduzione, si sa, è l'essenza del piacere, è la prima fase dell'innamoramento e, quindi, dell'amore nella sua forma più pura.

Se non ci fosse l'amore, questa vita da tribunale sarebbe proprio un inferno.

L'amore per la propria professione non tutti ce l'hanno! E quando trovi uno che la possiede, non fartelo scappare, nutriti dei suoi pensieri, delle sue idee, dei suoi gesti, delle sue abitudini, delle sue parole. Insomma vivilo intensamente, perché può regalarti emozioni inaspettate e ricche di nettare vitale.



Mi perdo ad ascoltare i ponderati consigli, le premurose raccomandazioni, i caldi suggerimenti, le meditate esortazioni ed anche i dovuti ammonimenti e ne faccio tesoro.


Mi innamoro della serietà, della forza, della pacatezza, della dolce calma e placida tranquillità perché distende la mia frenesia, la mia eccitata irrequietezza, il mio concitato delirio di gioioso desiderio ed esaltante gusto della vita.



Ah! se non ci fose l'amour!



E intanto sbarca nelle aule del tribunale di Viterbo "Donna da Tribunale". Sì proprio così l’intero romanzo è stato copiato e depositato, come documento nella causa civile pendente al Tribunale di Viterbo RG 3509/09, dall'avvocato Barili difensore di Antonella Properzi e Claudio Fioretti della scuola di pittura Next, che si sono riconosciuti nei fatti raccontati, prelevandolo dalla fiction e immettendolo nella realtà giudiziaria.



Non speravo in cotanta attenzione e ringrazio per la gratuita formula pubblicitaria offerta, così inusuale e vantaggiosa, sia nei ruoli di scrittrice, che di parte in causa.


Non è chiaro il motivo di tanto interesse e considerazione, ma per il momento mi godo l'attimo di gloria in attesa che le parti chiariscano lo scopo della loro performance.





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CAPITOLO TERZO






GIUSTIZIA FATTA!!!




Mare o montagna? Io preferisco la montagna, ma solo dopo essere stata un po' al mare! La vacanza è sacra, ma del tutto relativamente personale. C'è chi in vacanza si diverte ad andare in discoteca e la mattina svegliarsi all'ora di pranzo, c'è chi preferisce il riposo totale, c'è chi ama lo sport, magari estremo,
c'è chi va al mare e in montagna per puro gusto della cura salutare del proprio fisico, chi ne approfitta per fare tutto ciò che non gli sarà più permesso durante tutto l'anno per motivi di lavoro o familiari o altro, chi preferisce rimanere a casa propria e godersi la pace ed il dolce far niente, chi viaggia e chi visita i musei e le città d'arte. Insomma ognuno ne usufruisce per coltivare le proprie passioni che possono essere le più disparate e, naturalmente, del tutto esclusive e personali.



"Vacanza" è la possibilità di dedicarsi a ciò che si vuole senza stress con la consapevolezza di raccoglierne poi i frutti, in poche parole è ciò che ti rende felice in quel momento, e si sa, a volte basta una "frescaccia" per essere felici".

Ricordo tanti ferragosto a Montecarlo, a Montreal in Canada, a Londra, a Rodi, a Il Cairo, sul Nilo, a Vienna, a New York, in Trentino ad Ortisei, a Cannes, sul lago di Garda, a Portofino, nei locali più esclusivi, alle feste più sfarzose, nei ristoranti più eleganti, quelli, per intenderci, con due, al massimo tre tavoli. Abitini mozzafiato, champagne e tavoli riservati, musica che ti entra nel petto, spensieratezza e gusto per il bello.



Ma un ferragosto a Viterbo desolata tanti anni fa, quando ancora non c'erano né caffeina, né Festival, né notti bianche, sul prato di casa con un Lambrusco trovato per caso nella dispensa, ed il pane fatto a mano perché era tutto chiuso con la parmigiana della mamma, non ha prezzo.

Altro ferragosto, dentro la redazione, a finire tutti i video commissionati da consegnare a Settembre, con il videoreporter ventenne... indimenticabile!

Un 15 di Agosto all'ospedale di Tarquinia, a riprendere mio padre da riportare a casa, e festeggiare con aragoste ed astici freschi, orate e gamberi imperiali alla griglia. Niente di più felice! Quei pranzi inaspettati ed improvvisati... che se il pane non c'è, chi se ne frega!

Tutto è relativo!!!



Quest'anno, le mie vacanze sono un mix di tutto: sport estremo, perché realizzare tremila cose senza aiuti è generosamente estremo! Un trasloco da sola da far invidia ad uno scaricatore del porto di Genova, mi manca solo il tatuaggio, ma la forza c'è, eccome! Per le visite ai musei ed alle città d'arte vivo di rendita! Ho scoperto siti nascosti nel nostro territorio che ho pubblicato sul mio giornale on line www.viterbotv.it, che poi è quello su cui mi leggi, tu che hai questa pazienza, e non ti devo insegnare nulla. Per il mare faccio blitz estemporanei per andare a trovare i miei genitori. Dormire sotto l'ombrellone fino alle 8 di sera non ha eguali! Cocktail analcolici e frutta a spicchi in riva al mar, mi sento un po' giamaicana, al reggae di Bob Marley, alle melodie dal sapore soul e all'asprezza polemica dei contenuti dei suoi testi, sostituisco il mio senso di ribellione al Sistema.



Non ho il cappellino a colori, né i capelli neri e ricci, come Bob, ma piuttosto biondi e lisci, appena mossi. Di certo non canto per la rivendicazione del libero uso della marijuana, un sigaro con un buon Ruhm è più che sufficientemente trasgressivo per me, ma in quanto a sfida, ribellione, provocazione, polemica, contestazione e protesta contro il Sistema, sono sua sorella.

Per quanto riguarda le soddisfazioni sono al massimo!

La mia richiesta di Giustizia è stata esaudita, per me è già una vacanza!

Giustizia fatta!


Dopo tre anni di battaglie perse, finalmente, la vittoria finale!



Il giudice ha assegnato a mio nome beni pignorati alla controparte, e pensare che due anni fa proposi al legale dei miei debitori di chiudere la partita con una transazione di oltre tre volte inferiore ai beni oggi sequestrati, mi sarei accontentata, pur di chiudere, di una somma simbolica, ma i cattivi, si sa, non vogliono starci e si sonop intestarditi ad andare avanti. Tutta questa arroganza solo perché in un primo momento tutte le mie denunce a loro carico venivano archiviate. Poi però, come al solito, il giudice mi ha dato ragione.




E' vero che il Sistema si compensa, ma a quale prezzo? Oltretutto non capisco perché si debba compensare, non sarebbe meglio anticipare i tempi e risolvere prima le questioni?











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CAPITOLO QUARTO






ALTRE VOLTE, INVECE, LA LEGGE "NON" E' UGUALE PER TUTTI! MA, DICONO, IL SISTEMA SI COMPENSA!

Per un giudice viterbese, se firmi una cambiale e non la paghi: nessun problema! Chissà perché se lo faccio io, o tu che mi leggi, veniamo subito processati? Se costituisse un precedente potrei dare la notizia-scoop che firmare una cambiale e non pagarla mai...da oggi si può fare senza conseguenze! Anzi, se il creditore viene a chiederti quando restituirai i suoi soldi, basta che lo denunci per molestia, perché non è che puoi essere disturbato per così poco, il Sistema te lo permette. Così è accaduto a Viterbo.
Che te lo dico a fare? Tutto archiviato! Proprio così, un'altra archiviazione prima di andare in vacanza... mi pareva strano! Il tizio che mi ha firmato la cambiale da 2.500,00 euro, e non l'ha onorata, deve essere un super raccomandato coi fiocchi, infatti ogni denuncia a suo carico è stata archiviata. Prova un po' a farla tu che mi leggi una cosa del genere e vedi cosa ti capita!

Come se non bastasse quando sono andata, insieme ad un testimone, a chiedere quando lui e la sua compagna mi avrebbero restituito i soldi dati, sono stata male apostrofata e cacciata. Ho sporto regolare denuncia, ma con sorpresa... poi mica tanta! ho scoperto che la mia denuncia è stata subito archiviata, mentre questi signori, che guarda il caso, si testimoniano a vicenda, con in mano i miei 2.500,00 euro non restituiti malgrado la cambiale, sono riusciti a non farsi archiviare la denuncia. La Legge non è uguale per tutti infatti vorrei sapere come è possibile che nello stesso giorno, nello stesso luogo, per lo stesso motivo due persone che discutono sporgono denuncia e mentre una viene archiviata, l'altra invece va avanti come un treno?

Il Sistema vince, ma sono convinta che alla fine sarà ancora una volta la Giustizia a trionfare!
Infatti, se decido di andare avanti con le mie pratiche, sono fiduciosa di ottenere, alla fine, la Giustizia tanto agognata. E' vero, in un primo momento tutto sembra assurdo, ma poi si compensa. Il grave problema è che per ottenere questa "compensazione" devi aspettare anni e anni, con tutto ciò che ne consegue, quando potresti avere ragione subito e senza tanto dispendio di energie, salute, tempo e denaro.
Qualcuno ha stimato questo mio reportage un "giornalismo da combattimento". Più che altro la mia è una vita da combattimento! Una vita da tribunale, ossia una vita d'azione polemica, di sfida, di attacco-difesa, di coraggiosa lotta impari, nutrita di discussione e dissenzo, dibattimento e contestazione, provocazione e replica, ma, in realtà, alla ricerca del confronto, della soluzione e del contradditorio al servizio del cittadino utente lettore-navigatore-internauta-videospettatore ed inaspettatamente e generosamente anche al servizio e rispetto della controparte.
La necessità di trasparenza, obiettivo principe del giornalista rende inefficace qualsiasi tendenziosità e personalismo, faziosa parzialità e coinvolgimento interessato a favore di una intransigente equità, un austero impegno ed attenzione al rispetto delle parti.
Non si vince convincendo chi già sta dalla tua parte, ma portandoci chi sta dall'altra. Per raggiungere tale obiettivo non puoi affidarti al falso e tendenzioso, ma esclusivamente alla leale trasparenza. Se pensi di aver ragione, che bisogno hai di riportare i fatti chiosando con frasi tendenziose per influenzare le coscienze?


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CAPITOLO QUINTO




SLAVE TO LOVE

Sono andati tutti in ferie, per circa due mesi non si parlerà più di processi e cause. I togati hanno le vacanze lunghe! In macchina, climatizzatore a tutta e musica anni '70-'80 che ti entra nel petto e ti tocca il cuore lasciando un senso di malinconia indescrivibile, ne incrocio uno, senza toga, "in borghese", in procinto di partire per la villeggiatura.

Fascino intrigante e saluto seducente! Sento l'innamoramento nell'aria, infatti non so neanche se sono riuscita a rispondere al saluto articolando le parole in modo corretto tanto avevo il battito del cuore sovraeccitato!

L'amore non ha età, non ha tempi e regole, si presenta all'improvviso e ti prende senza chiedere il tuo beneplacet. Il fatto poi che tu sia una persona seria e posata, purtroppo, non impedisce al cuore di battere all'impazzata facendoti apparire un po' vanesia, un po' malinconica e un po' stregata, anzi ti rende ancora più buffa, quasi intrigata e stranamente assorta, infatti arrivi a farfugliare qualcosa senza ricordare assolutamente quello che hai detto! E ciò che è peggio è che pur rendendoti conto razionalmente della circostanza, ti piace e ne sei attratta e affascinata, e, malinconicamente ne provi piacere. A poco serve sapere di avere esperienza, razionalità e conoscenza della situazione, diventi schiavo d'amore, non a caso "Slave to love" era il successo di Bryan Ferry che stavo ascoltando al momento dell'incrocio ammaliante, tanto che ormai ogni volta che ascolto quel cd, divento anche io slave to love, e questo motivo mi accompagnerà per tutta l'estate, lo sento già.

Era dai tempi del Bonelli che non mi capitava un evento del genere. Certo che non si può mai stare tranquilli!

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CAPITOLO SESTO




L'AVVOCATO MARCELLO POLACCHI CI PROVA!

Questa mi mancava! L'avvocato Polacchi in attesa della udienza del giudice, che si terrà il prossimo 6 Ottobre, intanto si avvantaggia e procede con il pignoramento per una parcella di 10.000 euro. Poi il giudice deciderà se sospendere o meno il pagamento. In attesa dell'esito della decisione del giudice circa la sospensione del pagamento della parcella e del ricorso in Appello presentato dalla parte opposta, l'avvocato Polacchi fa lo gnorri e scrive a vari istituti bancari, nonché all'Ente erogatore della pensione, mettendo in cattiva luce il titolare della pensione stessa che attendeva ignaro di tutto la decisione del giudice, anche perché in caso di decisione negativa del giudice, il debitore può pagare prima che venga effettuato il pignoramento.
Una questione di etica professionale, di correttezza, di codice deontologico forense o di furbizia della serie "intanto ci provo"?.

Il titolare della pensione farà ricorso, anche perché è stato chiesto il pignoramento dell'intera somma ad un ultra ottantenne, quando invece era possibile pignorare solo un quinto della pensione, sempre che il giudice decida di non sospendere il pagamento!

Ogni commento è superfluo e l'episodio merita di essere riportato all'Ordine degli avvocati, ma viene spontaneo domandarsi di chi possiamo fidarci?

C'è anche la testimonianza di un altro avvocato e di un cancelliere pronti a dichiarare che l'avvocato Marcello Polacchi aveva ritirato il fascicolo qualche giorno prima del pignoramento, quindi ben sapeva del provvedimento del giudice e della udienza del prossimo 6 Ottobre.

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CAPITOLO SETTIMO




MIRELLA PROIETTI DELLA MITSUBISHI VITERBO, CONDANNATA A RESTITUIRE LE SOMME TRATTENUTE, A RISARCIRE IL DANNO E LE SPESE LEGALI


Alla fine la Giustizia arriva! I prepotenti si sentono forti nel trattare tutti e tutto con arroganza, perché sanno che la Giustizia è lenta e troppe volte la controparte rinuncia a procedere per vie legali. Spesso si rinuncia e si perde in partenza, pur avendo ragione. Ma se si ha tempo, costanza, pazienza e fiducia, dopo tre anni si ottiene Giustizia ed il risarcimento del danno. E' questo il messaggio da trasmettere, non arrendersi alle angherie di chi si sente forte, protetto e coccolato dal Sistema, ma rivolgersi alle autorità competenti per ottenere Giustizia.

Non desistere anche quando ti consigliano di ritirare la denuncia. Non rinunciare perché tanto è "una piccola cosa, o addirittura è solo una questione di principio, non serve a nulla ed intasa le Procure". Andare avanti significa anche ricorrere alla conciliazione, non necessariamente al processo o alla causa. Purtroppo la conciliazione non sempre è possibile se il torto è stato protratto da un prepotente. Perché, quest'ultimo, si avvale e gioca sul vantaggio che sa di poter disporre dal meccanismo di un Sistema lento che favorisce proprio questo tipo di situazioni.
Apparentemente se tutti ricorressero in giudizio anche per le piccole cose, si ingombrerebbe ancora di più il Sistema, ma a lungo si scoraggerebbe l'arroganza dei prepotenti che saprebbero poi di dover pagare di più. Adesso sanno di non pagare affatto e la fanno da padroni. Il sistema deve scoraggiare il reato, non incoraggiarlo. Con il tempo, se passasse il messaggio che chi sbaglia debba pagare, ci sarebbe meno propensione ad agire fuori legge, 'tanto poi la fai franca'. Si ha come l'impressione che molti reati vengano commessi solo perché c'è la consapevolezza di poterlo fare, senza rischi.
La conseguenza non è solo deleteria per chi commette un reato, ma anche per chi lo subisce, perché non potendo ricorrere alla Giustizia, si rischia di agevolare chi vuol farsi giustizia da sé, magari ricorrendo ad altre "organizzazioni".

Ancora una volta mi sento un po' come Rocky Balboa, un buon incassatore che alla fine sferra il colpo finale decisivo e vince stendendo l'avversario. Questa causa poteva essere benessimo evitata, basti pensare che le spese legali superano di gran lunga il risarcimento del danno! Il fatto è, che chi è prepotente, si avvale talmente del Sistema che conta sul fatto che tanto per una piccola somma non gli farai mai causa! Si sente talmente sicuro e protetto che non si preoccupa di tutelarsi legalmente, così se sei tra quelli che vogliono Giustizia, e ti rivolgi al giudice, facilmente puoi dimostrare le tue ragioni, senza ostacoli o prove contrarie. Praticamente cogli di sorpresa la controparte che mai immagina che ci sia in circolazione un Rocky Balboa disposto a farsi sbeffeggiare per tre anni, per poi librare la battuta finale.

Lottare contro i mulini a vento? Non lo so, ma qualcuno lo deve pur fare! Che vita da tribunale!





CAPITOLO OTTAVO




E POI... CHI LO SA SE NON LO SA? CHE RIENTRO!


Al rientro dalle ferie mi aggiro per gli uffici del tribunale ancora un po' deserti, i cancellieri sono particolarmente gentili e simpatici, vedrai tra un po' quando si affolleranno le aule!
Mi imbatto in un incontro inaspettato, da lasciarti senza respiro! Farfuglio, farfuglio e farfuglio.
Ho decisamente perso la brocca, innamorata persa dell'amore nella sua forma più pura. Una forma che con un sorriso ti stende, con una stretta di mano ti fa secca e con le parole pronunciate con quel tono caldo da brivido, ti finisce.
Dio mio, che colata di miele! Per fortuna che l'oggetto del desiderio non si accorge di nulla, il che lo rende più seducente, piacevolmente intrigante, dal fascino misterioso e un po' attraente, e poi... chi lo sa se non lo sa?

Ricominciamo bene!

Madly love addict! Sentirsi innamorati ha lo stesso effetto di una dose di cocaina, perché stimola in determinate aree cerebrali una vera e propria overdose di dopamina, una condizione che comporta intense emozioni piacevoli.
Dopata d'amore, incorregibile dipendente dal piacere, la droga più forte che esista.
Così intimamente distratta, da non ricordare i processi, le scadenze, le notifiche, gli appuntameti, i documenti, le firme, gli avvocati, i testimoni... ecco adesso ci risiamo, si ricomincia sul serio. Il prossimo appuntamento è per un processo. Preferirei rilanciarmi con l'elastico dal ponte di 120 metri... ma l'emozione è la stessa.

Chissà perché se non gira tutto a mille non mi diverto!
Forti emozioni e vorticose sensazioni, menomale che c'è chi mi placa, riportandomi alla tranquillità. Una calma fatta di serietà, professionalità, sicurezza, stabilità, certezza, energia, fermezza, decisione, competenza e padronanza, classe, stile e grinta, rispetto, rigore e vigore.

Che rientro!



CAPITOLO NONO




E DOPO IL PUGNO ALLA SCHIENA DIFFONDONO FALSE NOTIZIE DICENDO CHE SONO "LESBICA"


Non si può mai stare tranquilli! E' già difficile trovare l'uomo giusto, se poi ti diffondono certe notizie, ti rovinano la piazza! Le poche possibilità di conoscere l'uomo della tua vita vengono messe a rischio da una diffamazione calunniosa.
Roba da matti, è tipico di queste persone colpire alle spalle, infatti, la signora che si è impegnata nella diffusione della falsa notizia, lo ha fatto in mia assenza e di fronte ai suoi allievi, forse per avere più credibilità. Se il pugno alla schiena mi aveva preso di striscio, questo nuovo colpo basso non può neanche sfiorarmi, è talmente basso che striscia sotto terra.

Ma siccome una delle allieve si è presentata quale testimone del fattaccio, la denuncia è scattata da sola, anche se non vorresti, te la levano dalla penna!

Poi dicono che intaso la Procura!

Ma tu donna, che mi leggi, non ti offenderesti per una ingiuria simile? L'offesa scatta per il semplice fatto che la notizia è falsa. Tutto il rispetto per i gay, infatti, credo che se lo fossi stata, non l'avrei presa come una ingiuria. Nei miei pensieri ci sono solo gli uomini, e che uomini! Quindi il danno non è tanto per l'uso della parola offensiva, mi hanno detto di peggio, ma per l'effetto che potrebbe avere con gli eventuali corteggiatori uomini, e non solo, perché con una notizia del genere, ti allontanano anche le donne per "paura" di essere avvicinate per secondi fini!

La denuncia è d'obbligo!

Un rientro coi fiocchi, due denunce in un solo giorno, una per calunnia e diffamazione e l'altra per falsa testimonianza.
Che devo farci, io mi dedicherei ad altro, ma non è colpa mia, se mi provocano mi rivolgo agli organi competenti.

Sistema o no, voglio Giustizia e l'avrò.

Sì, mi dedicherei ad altro, comincio ad essere un po' stanca di tutte queste calunnie... intanto si avvicina il giorno del prossimo processo. Che emozione!



CAPITOLO DECIMO




L'AVVOCATO STEFANO CLEMENTI E LA CASTA


E' giallo: l'avvocato Stefano Clementi prende alcune pratiche, le studia, ne parla con il cliente, le accetta, consiglia la strategia da seguire, si accorda sul gratuito patrocinio, contatta un collega corrispondente a Roma per un ricorso in Appello al tribunale di Roma già incaricato dallo stesso cliente e dà appuntamento, in mattinata, al suo cliente in tribunale per avere alcuni documenti necessari ad una delle cause.

Qui nasce il giallo, in tre secondi, tre, l'avvocato Clementi liquida il suo cliente restituendogli tutti i documenti scusandosi perché, improvvisamente, durante le notte si è ricordato di avere altri impegni e, quindi, di essere impossibilitato a seguire le cause. Punto.

Il cliente rimane scoperto, senza avvocato, ad un giorno da una importante scadenza che può determinare la risoluzione della causa.

Cosa è successo negli attimi immediatamente precedenti l'improvvisa ed inaspettata decisione del Clementi?

Il Clementi parla con un avvocato più anziano e... subito dopo, lascia tutto! Cosa gli avrà detto? Perché nessuna spiegazione al proprio cliente? Come mai aveva già contattato il corrispondente di Roma?

Raggiunto l'avvocato più anziano, non è stato possibile capire qualcosa, bocche cucite! La versione data dai due avvocati non corrisponde affatto. Uno dice una cosa e l'altro dice, a volte l'opposto, a volte un'altra cosa completamente diversa.

I due avvocati ascoltati svelano alcune considerazioni sul cliente fatte alternativamente dall'altro e mai direttamente al cliente stesso, accompagnate da commenti, critiche e giudizi l'uno sull'operato dell'altro.

Il cliente in tutto questo strano gioco che fa? Ogni avvocato è più attaccato al proprio collega che al proprio cliente e ciò non permette di indagare e capire cosa sia successo. I vincitori sono solo loro, il cliente si trova di fronte ad un muro: una Casta.

L'unica cosa certa è che dopo un colloquio con un collega più anziano, un giovane avvocato, lascia su due piedi, in tre secondi, il suo cliente ad un giorno da una importante scadenza. E non vuol dire il motivo, l'unica scusa è che durante la notte si sia accorto di avere altri impegni, come dire: "maestra, io il compito l'avevo fatto, ma la mucca me lo ha mangiato!".

Ehh!! giovani avvocati... sooo ragaaaaaazzi!

Colpo di scena! L'avvocato anziano, a sorpresa, poi mica tanto! prende la palla al balzo e promette di risolvere il problema presentandosi in tempo per la scadenza, poiché è l'unica persona che può farlo, a differenza del giovane che non sarebbe stato in grado!

Davanti a testimoni tranquillizza il cliente intimandogli di avere fiducia.

E' fatta! Il cliente deve solo stare tranquillo e fidarsi dell'avvocato!!!

Il cliente si fida, dorme tranquillo ed ha fiducia nell'avvocato, ma... l'indomani mattina, l'avvocato fa sapere tramite messaggino sms sul cellulare di un collega del cliente, che non può più occuparsi della causa, anche lui durante la notte è stato improvvisamente invitato ad un convegno.

Però, che vita notturna che hanno questi avvocati!!!

Ormai, il povero avvocato non può più fare nulla! La disdetta viene data via sms, dopo che il cliente, invano, lo ha chiamato per tutto il giorno, senza avere risposta.

Il messaggio sul cellulare, semplice e pesante come un macigno: "non posso più fare nulla!" è l'unico contatto che il cliente ha con l'avvocato!

Eccone un altro che aveva fatto il compito, ma la mucca gli ha mangiato il quaderno. Tutto nottetempo!

Patrocinio infedele, vendetta, incompetenza, scorrettezza, accaparramento, comportamento infantile, mancanza di rispetto per il codice deontologico, irresponsabilità, superficialità affiancati da arroganza, sicurezza, disprezzo, non curanza, falsità, ipocrisia e sfacciataggine... in una parola: La Casta.

Corporativismo e difesa dei privilegi, ma in questo caso il giallo esplode: cui prodest?
Più che accaparramento di cause, sembrerebbe un caso di vendetta o ricatto.
Il giallo si fa profondo giallo e si ha l'impressione che a scavare ci sia un mondo da scoprire... infinito!

Avevo invitato tutti i lettori ad iscriversi al gruppo su facebook "quelli che SE I MAGISTRATI SBAGLIANO DEVONO PAGARE"

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I magistrati, a differenza di altri, se sbagliano non pagano. Questo fa di loro una Casta, una corporazione di individui che tutelano esclusivamente i propri interessi e privilegi.

Fatte le dovute eccezioni per i grandi, leggi, a rappresentanza di tutti quelli il cui esempio andrebbe seguito, Falcone e Borsellino.
Falcone amava spesso citare Kennedy: "Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana." (J. F. Kennedy)

E di grandi magistrati così, a Viterbo, ne ho conosciuti molti. Peccato che non tutti siano come loro.

Ora, che cosa succede se a tradirti è il tuo avvocato?
Anche loro sono una Casta, ma se sbagliano devono pagare, in teoria esiste il "patrocinio infedele", sempre che si riesca a dimostrarlo, e che si trovi un collega che sia disponibile a portare avanti la causa! Un po' come il gratuito patrocinio, c'è, ma nessuno te lo concede.
On line esistono vari siti che spiegano come fare dando consigli a chi si dovesse trovare in situazioni di patrocinio infedele. Non a caso il primo consiglio che viene dato è quello di non rivolgersi all'Ordine degli avvocati per... ovvi motivi! Molte guide utili a capire come ci si può orientare, ma ce n'è uno, simpaticissimo, che pubblica un filmato dal titolo: "Guida al colloquio con il proprio avvocato".


VAI AL SITO - CLICCAMI


PER VEDERE IL VIDEO"
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CAPITOLO UNDICESIMO




IL FRULLO DELLA TOGA


... è quando senti il frullo della toga accanto a te che ti perdi nella magia di un profumo, di un suono, di una voce, di un gesto, di una mano, di una espressione, di un pensiero, di una parola, di una frase, di un discorso... Il tuo difensore, a fianco a te, si alza e frrrrrrrrrrrrr... ruota attorno a sé quel mantello nero coi fronzoli e svetta alto cominciando a parlare... e tu sei salvo!!!
Un fremito ti gela e ti prende, ti avvolge, ti abbraccia e tu, ammaliato, rimani affascinato da mostrature in seta, colletti orlati, fasce di velluto, cordoni e fiocchi, cravatte di battista, velluti e merlettini. Nero notte e argento: la toga si alza e ruota passando sopra le teste dell'imputato, degli altri avvocati e del pm. Dal portamento fiero e deciso si imposta, studia le mosse dell'avversario, agisce e vince.
Questi sono i rarissimi bravi avvocati, i maestri, i grandi, i grandi uomini, per tutti gli altri valgono i proverbi che uccidono il tuo sogno:

Come si fa a sapere quando un avvocato mente? Semplice: gli si muovono le labbra. (L'uomo della pioggia)

Dei pesci piranha hanno rinunciato ad aggredire un avvocato che era caduto in acqua: si è trattato di un gesto di cortesia tra colleghi. (Michael Rafferty)

Giuria: dodici persone che determinano quale cliente ha il miglior avvocato. (David Frost)

Il mestiere degli avvocati è di vendere speranza. Niente più che aria fritta. (Edward Bunker)

L'avvocato è un galantuomo che salva i vostri beni dai vostri nemici tenendoli per sé. (Heinrich Heine)

Che differenza c'è tra un avvocato ed una prostituta? Quando sei morto la prostituta smette di fotterti. (L'uomo della pioggia)

Le donne, quando non amano, hanno tutto il sangue freddo di un vecchio avvocato. (Honoré de Balzac)

Lei è umano? Non esattamente: sono un avvocato. (Blade II)

Realizzai che la vera funzione di un avvocato era di unire le parti lacerate a pezzi. La lezione mi si impresse così indelebilmente che dedicai gran parte del mio tempo, durante i vent'anni della mia pratica come avvocato, a portare avanti compromessi privati di centinaia di casi. Non persi nulla, così facendo, nemmeno del denaro, e certamente non la mia anima. (Mahatma Gandhi)

Gli avvocati vivono di carne ostinata, e i medici di carne malata.

L'ignorante e l'ostinato sono il pane dell'avvocato.

Prete, medico e avvocato si trovano in ogni lato.

Missione dell'avvocato è trasferire parte del patrimonio dei propri clienti nel proprio.

"Avvocato, posso chiederle una consulenza?".
"Certamente".
"E quanto mi verrà a costare?".
"Cento euri ogni tre domande".
"Cacchio, ma siete tutti così cari?".
"Certamente, è la tariffa. E questa era la sua terza domanda".

Temete, litiganti sventurati, piú delle liti stesse, gli avvocati.

Naturalmente sono solo proverbi e vecchie goliardiche citazioni che ogni Ordine avrà per i propri iscritti. Il bravo e la capra ci sono in tutte le professioni. L'onesto ed il disonesto sono ovunque. Il problema è, come per il medico, che se sbaglia, il paziente muore, se sbaglia l'avvocato, muore il patrimonio del cliente.


La citazione di Gandhi fa capire chiaramente il conflitto di interessi tra avvocato e proprio cliente. No comment.



CAPITOLO DODICESIMO




ALLA FINE TUTTO SI RICOMPONE


Denunce, querele, avvocati, magistrati, got, pm, gip, gup, forze dell'ordine incaricate delle indagini, Sistema, Giustizia, Ragione e Verità. Tutto si aggroviglia in un incubo, si ritorce contro, incredibilmente sbaglia e si corregge, ti danneggia e poi si compensa, ti dà torto e ragione contemporaneamente, ti prende e ti abbandona, incubo e sogno di Giustizia in un solo progetto.

Alla fine tutto si ricompone. Tutto si compensa.

Se hai la capacità di aspettare ce la fai!

Se hai la possibilità di dedicarti solo alla Giustizia, ce la fai!

Se riesci a non incappare in patrocini infedeli di avvocati presuntuosi, ce la fai!

Se hai l'opportunità di affidarti ai migliori studi legali, ce la fai!

Se hai la disponibilità economica per affrontare le enormi spese ce la fai!

Se...

Finalmente sono approdata nei due studi legali migliori della città. Sì, perché ci vuole abilità anche in questo, devi saper scegliere e non inciampare in errori di valutazione... e anche quelli, alla fine emergono e te ne devi occupare.

Anni e anni di pratica ti portano ad una esperienza essenziale per poter sopravvivere. Altrimenti va a finire che ti butti dal ponte alto 120 metri... ma senza elastico!

Se non ti butti, e rimani, non puoi fare a meno di riferire quello che succede, perché se decidi di rimenere, hai la responsabilità di avvertire tutti gli altri di stare attenti. Diventa una missione sociale, per il bene di tutti.

L'ordine degli avvocati di Roma ha scritto un documento contro i vari suggerimenti pubblicati sul sito che istruiesce sul comportamento da tenere per tutelarsi dal patrocinio infedele.

Ma se potessi pubblicare tutti i documenti che dimostrano quello che si deve sopportare prima di approdare ad uno studio legale serio, sono convinta che cambierebbe idea. Sto raccogliendo tutti i documenti e sono certa di dimostrare cosa succede dietro le quinte per il bene di tutti.

Nobile l'intento dell'Ordine degli avvocati di Roma, nel difendere l'immagine dei propri iscritti e tutelarne e garantirne gli interessi, giusto non generalizzare, screditando l'intera categoria, perché di ottimi professionisti ce ne sono molti. Ignobile, è invece, quello che devi passare prima di trovarne uno, passando per le sadiche torture di quelli che dopo averti tradito, ti fanno perdere la causa, ti colpiscono con le parcelle e con i pignoramenti e poi dimostrano facilmente di avere ragione, perché sono in possesso di tutte le informazioni che ti riguardano, perché è logico che ti eri fidato facendo quello che ti dicevano di fare, perché hanno le tue firme, perché si sono tutelati per tempo, quando tu neanche sospettavi una simile situazione. Insomma per loro è un gioco da ragazzi! E' il loro mestiere!
Ma si sa, da che mondo è mondo, il diavolo fa le pentole e non i coperchi, e ogni tanto qualcuno ci rimette le penne.



CAPITOLO TREDICESIMO




IL BARATRO ED IL FUORICLASSE

Adesso mi spiego tante cose... forte dei documenti in mio possesso, mi sentivo sicura dei procedimenti, ma le carte devono stare in tribunale, dentro il fascicolo, nei tempi giusti, con le paroline magiche azzeccate, non a casa tua o in fotocopia sul tavolo del tuo legale di 'fiducia'.
Legale di fiducia che magari non ti fa mai vedere le carte perché, dice, ti devi fidare in quanto l'avvocato è lui.
Una volta revocato l'incarico, finalmente hai accesso ai documenti che abilmente, tra un rinvio e l'altro, tra un congresso e l'altro, tra una scusa e l'altra ti aveva tenuto celati, aperti i fascicoli... il baratro! Una voragine. Una tragedia!
Una corsa contro il tempo per salvare il salvabile!
E qui i pivelli si arrendono, non vogliono prendere gli errori degli altri, hanno paura di perdere con il proprio nome per lo sbaglio degli altri colleghi.
Il fuoriclasse, invece, entra in gioco e, anche all'ultimo minuto, sfodera la sua maestria e ti fa ottenere il massimo che potresti avere in quel momento e che non avresti con nessun altro.
Sono salva, sono certa che raggiungerò il meglio che posso pretendere.
In questi casi ci si affida un po' alla Giustizia Divina, che più spesso di quanto pensi fa il miracolo!
Un proverbio recita: "Litigare con un avvocato è come litigare con il diavolo", un po' come combattere contro i mulini a vento, ma per una 'donna da Tribunale' tutto questo è normale.
Niente di più che routine quotidiana. Quando finirà tutto questo cinema, sarà solo perché mi sarò annoiata e getterò la spugna, per il Sistema non finirei mai!

7 Ottobre 2010, ore 3.38, questa mattina parto a mille. Sono emozionata all'idea di iniziare una nuova stagione. La tranquilità è un bene che costa caro, e ancor più difficile raggiungerla. Ma quando la sfiori, sei disposta a tutto per mantenerla! Hai paura di commettere errori e perderla, hai la certezza di sapere cosa desideri e temi che ti sfugga dalle mani il profumo della felicità. In un solo attimo afferri il piacere di un contatto inaspettato, ti immergi in un sogno ad occhi aperti e speri di non svegliarti.

Immagini un voluttuoso evento intriso di euforica passionalità, ma ti agita l'idea di perdere i risultati raggiunti.

Insomma un bel casino!

Ho proprio bisogno di quell'ebbro senso di coinvolgimento che mi avvolge e mi calma in un paradisiaco stato dell'anima. Solo lui può farlo e lo fa ma... chissà se lo sa?



CAPITOLO QUATTORDICESIMO




MAGISTRATI: LI CRITICO SOLO SE NE HO UNA GRANDISSIMA STIMA

Il magistrato giudica. Il giornalista scrive.
Ma quando a scrivere è il giornalista che deve essere giudicato proprio da quel magistrato, la questione si fa interessante. E' proprio il mio caso! Qualche giovane avvocato mi ha detto di essere pazza a scrivere perché rischio di perdere tutto con quel magistrato.
Ebbene, è esattamente il contrario, se scrivo di un magistrato, sapendo che potrebbe rifarsi su di me, vuol proprio dire che ne ho talmente stima che sono convinta che non sarà assolutamente influenzato da ciò che scriverò. Se avrò ragione me la accorderà, se avrò torto mi condannerà, sono certa che un bravo togato, come quelli che finora ho citato, non si lasci influenzare e dormo sonni tranquilli.

Il giovane avvocato, invece, dicendomi di strare attenta, mi fa capire che ritiene che i magistrati agiscano in questo modo... vendicandosi!

La differenza tra me ed il giovane avvocato?
Io ci metto la mia firma, lui ne parla nel corridoio del tribunale, magari insieme ad altri come lui, oppure me lo manda a dire da un mio collega.
Se sono tranquilla di ciò che faccio è solo perché curo il mio lavoro con la dovuta professionalità.
La mia docufiction giornalistica, sotto forma di romanzo in progress, rientrando nella sfera del Diritto di Cronaca, intende rispettare i canoni del Codice di autoregolamentazione, i principi di VERIDICITA', IMPARZIALITA', OBIETTIVITA' e COMPLETEZZA, RISPETTO DEL CONTRADDITTORIO e, quindi, del DIRITTO DI REPLICA.
Ergo, ogni commento, valutazione o analisi personale della protagonista sulle vicende giudiziarie in corso, sull'operato della Magistratura o delle varie posizioni delle difese degli indagati o imputati, sulle indagini di Polizia Giudiziaria o sui soggetti coinvolti nelle indagini o nei processi, non solo è ben distinto dalla esposizione dei fatti giuridiziari in corso, ma rientra nel diritto alla Libertà di pensiero, di opinione e di espressione.
Nel caso specifico del romanzo, rappresenta una chiosa a margine dei fatti, dei verbali, delle registrazioni, dei documenti, delle visure, dei certificati e delle sentenze che saranno visibili tramite appositi link.
Il giornalista espone i fatti, il personaggio del romanzo si espone a chiosare sconfinando anche nella satira, senza scadere nella tendenziosità e nel rispetto dei Codici sopra citati.

E sono certa che sia così anche per tutti i togati, e tutti i personaggi che ruotano attorno alla "vita da tribunale" di una "donna da tribunale". Il mio reportage non è uno scherzo, è, e vuole essere, niente di più che il mio lavoro.

A dire il vero, poi, finora non mi è ancora capitato di criticare nessuno.

Io critico in assoluto il Sistema, tutti gli altri, semmai, ne sono vittime!

E mi pare che in Italia non sia la sola a farlo! Non voglio berlusconeggiare, ma penso proprio che ci sia del vero. Se, quando espongo i fatti, qualcuno si sente offeso, non ha che da scrivere in redazione per chiedere ed ottenere il diritto di replica. Magari almeno una persona, mi inviasse documenti da pubblicare che smentiscano la realtà che viene descritta, sarebbe soprattutto una mia vittoria! Una vittoria di tutti!



CAPITOLO QUINDICESIMO




AVVOCATI: L'IGNOBILE E L'ILLUMINANTE, QUELLI CHE TI PIGNORANO LE SENTENZE FAVOREVOLI E QUELLI CHE ORGANIZZANO CONVEGNI

E' quando sei sconvolta al punto di volerti buttare giù dal ponte di 120 metri del bungee jumping... ma senza elastico, al contrario di come fai di solito, che non devi dire al tuo avvocato che sei sul lastrico e che non sai come fare se dovessi perdere le cause che ha avuto in mano lui, perché, invece di studiare come salvarti, cosa fa l'avvocato ignobile? Comincia a pignorare, a tua insaputa, le sentenze favorevoli, per paura di non essere pagato! Comincia a fare il giro dei fascicoli, più per tutelarsi che per studiare la tua situazione, cosa che in tanti anni non aveva mai fatto. Un affanno strepitoso, che se lo avesse impostato prima, avrebbe vinto di misura.

E ti fa talmente incazzare che non ti va neanche più di buttarti giù dal ponte!

Ma perché tutta questa furbizia non la mette nel lavoro che deve svolgere, per salvarti, invece che pensare solo alla parcella?

Accanto a questi avvocati ci sono anche quelli illuminanti. Questa mattina ho assistito ad una conferenza tenuta dall'avvocato Massimo Pistilli del foro di Viterbo: illuminante, brillante, educativa, interessante, avvincente, piacevole, appassionante, geniale, sorprendentemente vivace e simpaticamente coinvolgente, forte nella sua professionalità e capace di trasferire la sua passione a chi lo ascolta.

Ci sono avvocati che tengono conferenze ed organizzano corsi di formazione per la specializzazione dei colleghi, e ci sono quelli, talmente "furbi", che trovano il modo di farsi firmare la presenza, facendo spudoratamente "sega", per poi ottenere l'attestato di frequenza!

Ci sono i professionisti e ci sono quelli che... che vuoi... soooooo ragaaaaaaaazzi!

Ci sono quelli che ti moltiplicano le cause e ci sono quelli che te le tolgono.

Ci sono quelli che ti portano all'esasperazione e ci sono quelli che con una telefonata ti riportano in vita!

Insomma, né più, né meno, di ciò che accade in tutte le professioni. Da qui si riparte. Nuova vita da tribunale!



CAPITOLO SEDICESIMO




PATROCINIO INFEDELE DELL'AVVOCATO

Cronistoria di un baratro...
Notte del 16 Ottobre 2010 ore 2.25.
Nottata delle decisioni importanti, gli ultimi tre anni, da incubo, hanno portato all'esasperazione della mia parte più tollerante, paziente, buona, comprensiva e sensibilmente disponibile. Fortunatamente la parte più cattiva, deliquente, barbara e cinicamente brutale, che poi è quella che ti garantisce la sopravvivenza, si è maturata a tal punto da difendermi dall'inferno che avevo intorno. Tutto ciò mi ha portato alle decisioni importanti che nella vita si prendono con la lucidità della forza e la fierezza del proprio essere.

Arriva un momento che devi prendere una decisione e la prendi. Accada quel che deve accadere! Di notte sei libero e solo e vedi la tua vita con una luce essenziale che ti permette di capire, di vedere, di ascoltare, di sapere... di essere.

Libera di decidere e procurarti la tua tranquilità, sei disposta a pagare a caro prezzo un bene che per troppo tempo ti era stato estorto.

Derubata nell'anima, nel pensiero e nella intimità.

Devastata da stati d'animo contrastanti e consumata da sterili conversazioni prive di spessore e dense di meri interessi.

Colpita nell'intimo da ignobili meccanismi traditori ed infedeli.

Consumata dall'infido inganno della bugia e dall'atteggiamento opportunista, sleale ed insidiosamente ipocrita. Un'agonia straziante degna del più abile falso amico.

Confusa da impostori camaleontici e subdoli doppiogiochisti.

Tradita da ignobili giochi di potere ed infide alleanze.

Ma... forte nella possibilità di scelta, nella forza di volontà, nella consapevolezza della propria libertà di decisione, determinata nel desiderio di raggiungimento dello scopo primario. Decisa nell'azione e stabile nella strategia di un percorso disegnato dalla essenza del tuo io, prendi quella decisione che ti salva e ti porta ad una felicità che non ha prezzo e si nutre delle tue stesse capacità.

La decisione è presa, la felicità raggiunta, il baratro conosciuto e risalito.

Adesso sì che cominciano i casini!



CAPITOLO DICIASSETTESIMO




"MILLE E UNA TOGA IL PENALISTA TRA CRONACA E FAVOLA"

Ennio Amodio, avvocato penalista a Milano, è professore di procedura penale nella Facoltà di Giurisprudenza della Università statale di Milano. Dal settembre 2008 è presidente dalla Associazione tra gli Studiosi del Processo Penale Gian Domenico Pisapia, offre con il suo libro "mille e una toga" un contributo alla deontologia professionale, invitando ad accostarsi alla sua opera come ad un album del vero e non fredda letteratura.

Una donna da tribunale ha in casa, appese alle pareti, le sentenze incorniciate al posto di un Kandinsky o di un Botero, ha cartelle e fascicoli al posto di sopramobili di Venini, va al cinema solo per vedere storie di avvocati e guarda in tv tutte le serie dedicate alla vita da tribunale. E' una creatura stravagante che lavora e produce solo per pagare gli studi legali che la sostengono e cosa fa nelle giornate fredde, sotto un impalpabile evanescente e vaporoso piumone, indossando solo tre gocce di Chanel alla Marilyn, con un caldo caffè sul comodino? Legge l'ultimo libro di Amodio, "Mille e una toga".

Abituata come sono, a leggere i libri, soltanto tutti d'un fiato, dalla prima all'ultima parola, perché solo così mi danno una certa soddisfazione ed un certo piacere della lettura, tutto mio personale, questa volta mi sono dovuta arrendere ad una lettura a tappe. Il libro è un vulcano in piena attività che non ti lascia il tempo di riflettere su ciò che leggi, e allora devi per forza gustartelo a rate, dilungando così un piacere che non si esaurisce con la sola lettura, ma ti coinvolge durante la giornata ripensando alle considerazioni fatte e agli innumerevoli episodi raccontati con una maestria ed uno stile accademico e da tribunale doc.

Tic, manie, fisse, vizi, pecche, malcostumi, debolezze, fragilità, scorrettezze, eccessi... ma anche virtù, passioni, temperanza, austerità, onestà, bravura, onore, moderazione e capacità in una sequenza mozzafiato tra "cronaca e favola". Un album ricco di personaggi, storie, abitudini e particolari tutt'altro che leggendari. Una descrizione delle manie e della realtà precisa e completa che non lascia mai insoddisfatti. Tutto ciò che si legge è riscontrabile e riconoscibile, il lettore viene immerso in una realtà che scopre se non è un addetto ai lavori, ma che riconosce se è un uomo di Legge. Diverso sarebbe se a scrivere fosse un magistrato o un imputato. Critiche, frecciatine, frizzi, bordate e stoccate, certo cambierebbero direzione, ma ciò rende personale ed efficace lo scritto.

La lettura appassiona e ti immerge in un solo attimo in un mondo descritto da chi lo conosce bene e ne fa parte, togliendo di mezzo fronzoli che appartengono più alla leggenda, alla favola, all'immaginario che per secoli hanno superficialmente invaso la fantasia di chi è estraneo all'ambiente. L'arte forense è nutrita più dalla sensibilità del difensore penalista che dalla fredda capacità tecnico-giuridica, che pur rimane alla base. Amodio presenta e ci fa conoscere un penalista che soffre con il suo cliente e vive le fasi del processo insieme all'imputato. E' questo che fa la differenza rappresentando la peculiarità più apprezzabile da parte di una donna da tribunale!



CAPITOLO DICIOTTESIMO




QUARTIER GENERALE

La mattina presto, quando entri in tribunale, trovi un'animata agitazione, un fervore ed un parapiglia che poi in pochi minuti si calma completamente, metal detector impallato per chi ha troppi metalli addosso, cartelle e valigette in fila, ascensori intasati, gruppetti di persone neofite in attesa di testimoniare, difensori di lungo corso, con la toga calata sulle spalle, quasi con un vezzo di provata esperienza come a dire "che tedio essere avvocati!"

Ognuno con la sua mania, con il suo stile, molti con il gilet sopra la giacca, pochi veramente eleganti. Eleganti nel portamento con quella classe e rigore naturali che pochi possiedono con quel gusto essenziale, semplice, basic, ma raffinato e gradevolmente piacente.

E poi... quel piccolo gruppo di amici che si riuniscono in quartier generale, prima di iniziare la giornata tribunalesca. Come vorrei essere un uomo per stare lì con loro. Quanto pagherei per sapere cosa si dicono! Sono così affiatati che li puoi incontrare anche fuori, a spasso per le vie del centro, a passeggiare insieme, e magari parlare ancora di cause, processi e clienti o... più probabilmente, di donne!

Il prossimo mese ancora due processi e quattro cause! Poi, se tutto va bene, in vacanza fino al nuovo anno.

Ma quel quartier generale mi incuriosisce troppo, avvocati così affiatati e così impenetrabili, chissà quali strategie studiano, chissà cosa si dicono prima di entrare nelle diverse aule, quali segreti e che velo di mistero li rende diversi da tutti gli altri. Mi è sempre piaciuto stare nella stanza dei bottoni, e vedere cosa succede da vicino. Devo entrarci a tutti i costi, sarei capace di diventare avvocato per scoprirlo! E invece sono convinta che siano loro a sapere tutto su di me, che mistero! Che sharada degna dei più intimi e profondi desideri di una donna da tribunale!

E così, immersa nei misteri e nei segreti di un quartier generale blindatissimo, mi distraggo da impegni, pensieri e doveri per librarmi in un mondo di fantasia che presto diventerà realtà, ne sono certa. Lo sento già nell'aria... proprio non riesco a stare lontana dai casini, e dove mi porterà non lo so, ma è l'unico viaggio che desidero affrontare in questo momento, ed io sono già partita.



CAPITOLO DICIANNOVESIMO




AL LAVORO!

Quando sei alle strette devi per forza darti da fare e produrre, perché altrimenti vieni soggiogato dalle situazioni più assurde di te!
Un potenziale, un fondo di capacità, idee, coraggio, creatività e spregiudicatezza, determinazione e volontà, anche oltre ogni possibilità o prospettiva drammatica, una riserva la devi avere, se non vuoi rimanere a terra.
Una donna da tribunale deve garantire il mantenimento delle proprie pratiche lavorando come un uomo e forse di più. Sicuramente di più, perché deve avere la forza di realizzare progetti diversi contemporaneamente e gestirli anche finanziariamente.

E quando pensa di aver finito, magari vorrebbe pure fare la donna e non solo un soldatino, un mulo da soma o beast of burden, pack animal per chi mastica l'inglese, che lavora e fatica come un uomo.

Ma una donna da tribunale deve essere preparata anche a questo, e ci riesce soltanto se è coadiuvata dalle grandi professionalità che le stanno vicino.

Questa donna ama circondarsi di persone al di sopra della media, dei fuoriclasse, di appassionati competenti, dei capi, dei comandanti, delle autorevoli intelligenze, di uomini e donne talentuosi e capaci, suo nettare vitale. Apprezza e riconosce anche lo spessore degli avversari, e segretamente se ne nutre. 'Fas est et ab hoste doceri': grande Ovidio!

Dorme tre ore per notte, ama con una passione al di fuori dal comune, una vera love addict, dopata d'amore. Un amore che forse è il suo segreto più intimo che la tiene in vita e le fornisce quella forza di cui ha costantemente bisogno.



CAPITOLO VENTESIMO




APOCALYPSE NOW. FERMI TUTTI!

Mi sento un po' Kurtz quando grida: "che orrore! che orrore!"

Mi sento anche un po' Marlow quando deve dire alla fidanzata di Kurtz che va tutto bene e che l'uomo della sua vita ha pronunciato il suo nome prima di morire, quando invece ha solo detto "che orrore che orrore". E' una situazione che conosco molto bene!

Mi sento pure un po' nel mezzo della guerra in Vietnam.

Insomma mi sento proprio nel bel mezzo di una apocalisse!

Mi sento un cuore di tenebra, heart of darkness, per chi mastica l'inglese.

Soprattutto mi sento.
Una emozione così forte che mi fa tremare, mi fa ridere quando dovrei piangere, per l'orrore che ho intorno. Mi fa piangere quando dovrei ridere, se potessi vivere la mia vita normale.

Ho la testa che sembra il cestello di una lavatrice, al momento della centrifuga, ma chissà com'è, arriva sempre al momento giusto qualcuno che ti inserisce il programma giusto. Alle volte basta un niente! Quel click che ti salva!

E quando la persona che più gradisci ti confida le sue intimità, ti prende, ti avvolge in una fitta struggente che ti distrae dall'apocalisse, dall'inferno che hai intorno. Temi di farti capire e scappi via, per paura di rovinare un'idilliaco rapporto. Puoi avere l'Inferno intorno e tu vedi il Paradiso! Tu hai il Paradiso!

Fermi tutti!
Adesso sì che cominciano i casini!
Altro che Apocalypse now!
Visto dal Paradiso, l'Inferno è lontano e una forza potente ti sostiene, ti protegge e ti spegne quel fuoco ardente con un semplice click.





CAPITOLO VENTUNESIMO




LA SVOLTA. CHIUSE TUTTE LE VENTI CAUSE CIVILI IN UN SOL COLPO!

Una svolta che ti cambia la vita in un momento. Le venti cause avevano tutte lo stesso motivo d'essere, ossia erano state causate dalla stessa persona, unica responsabile di tutti i procedimenti. Al massimo si può ridurre ad una sola causa all'unica artefice dell'inferno causato.

Si apre così una nuova stagione nella vita di una donna da tribunale. Colpi di scena inaspettati ed esplosivi.

Semplificare e comporre.
Riavviare alleggerendo paradossali situazioni, placare gli animi purificando e distillando eccessi e sovraeccitati sentimenti, appianare intricate soluzioni conformando ed ordinando in un disegno razionale e chiarificatore creando nuove armonie in grado di produrre panorami positivi e rasserenanti.

Una visione paradisiaca dello stato delle cose che ti fa riprendere il respiro dopo le innumerevoli scorribande giudiziarie.

Transazioni e tranquillità sono i nuovi traguardi raggiunti, un senso della Giustizia che devi trovare dentro di te, perché fuori, proprio non c'è. La quiete dopo la tempesta permette ad una donna da tribunale di occuparsi dei suoi amori segreti tra un processo e l'altro, decisamente e di gran lunga più interessanti della sua sete di Giustizia.





CAPITOLO VENTIDUESIMO




PRINCIPE DI... GALLES 4 Maggio 2010

Giornate piene al tribunale di Viterbo. Quando non sono processata vado a seguire i processi degli altri, raccogliendo notizie per la giudiziaria del mio giornale on line. Insomma "casa e bottega!".

A volte mi intrigo un po' la mente nel ricordare date, eventi, nomi, situazioni, capi d'imputazione, condanne, sentenze, motivazioni, assoluzioni, rinvii e testimonianze, mie, e di tutti gli altri.

A volte ho anche crisi di identità, perché in qualità di imputata, in un processo, vengo spesso difesa dallo stesso PM che, invece, dovrebbe darmi addosso! Il che mi colpisce molto!

A volte mi distraggo, per la mia mania di osservare tutto, e rimango 'flesciata' da situazioni ed episodi che mi prendono a tal punto da farmi piacere tutta questa avventura!

A volte mi incazzo al punto di decidere di lasciare tutto e suicidarmi, perché sfido chiunque a reggere una tensione tale, ma non sono sicura che dopo avrei le stesse emozioni che qui mi prendono da morire! Scusate il gioco di parole!

Sì, perché quando ricevi notifiche dalla Procura che ti fanno girare... gli zibidei, diciamo così per la censura, non hai tanta voglia di bontà, anzi vorresti essere amica del 'capo dei capi', perché, diciamocelo solo tra noi, la Legge non è uguale per tutti e la Giustizia non c'è. Se poi vogliamo vivere in pace diciamo pure che va tutto bene! Ma la mia docufiction è la prova provata di ciò che dico.

Per fortuna che mi sono distratta con un Principe che si aggira per il tribunale di Viterbo! Impalpabile charme, sublime eleganza nel suo impeccabile completo in Principe di Galles indossato con incantevole portamento.

Ci sono momenti che ti sembra di vivere in quelle favole vissute da bambina, che ti facevano stare bene, e che ti presentavano il mondo come un posto eccitante, febbricitante, inebriante, spumeggiate, fiabesco, serio e sicuro dove personaggi fuori dal tempo si muovevano per stupirti ed emozionarti al punto da farti sentire le farfalle nello stomaco! Bei tempi!
Averli vissuti è già una fortuna, ma ricordarli, riconoscerli e poterli utilizzare anche nei momenti più tragici è una impresa non da poco!
Eppure episodi da favola si verificano sotto gli occhi ti tutti, anche se non tutti li sanno assaggiare e gustare.
Mi è capitato, tra le varie scorribande tribunalesche, di vedere in azione un vero Principe, non solo del foro, ma di Galles, un uomo che sa come ci si deve comportare, a dispetto degli altri che neanche se ne accorgono, un uomo capace di gesti di altri tempi che lo rendono così unico! Un Principe che si toglie il mantello per coprire la sua ragazza. Un vero signore, un vero Principe, un Principe di Galles!



CAPITOLO VENTITRESIMO




STUDIO LEGALE ILLEGALE

E' quando non sai più di chi fidarti che perdi il filo! Quando è il tuo avvocato "di fiducia" a tradirti, e quando per questo ti rivolgi alla Procura e... che te lo dico a fare?
Tutto archiviato!
E quando hai in mano tutti i documenti "le carte", che ti danno ragione, secondo la Legge, e non puoi rivolgerti ad altri avvocati per essere difeso ed assistito, perché questi qui hanno un "codice deontologico" che gli impedisce di difenderti da un altro avvocato, così dicono loro, che perdi la fiducia in tutto questo cinema e perdi tutti i punti di riferimento.

Sei solo di fronte al Sistema, alla Giustizia, alla Procura... che se non ci scappa il morto non va a vedere nulla!

Quando il tuo avvocato che ha già percepito una bella parcella da 16.000,00 euro, non ti risponde più al telefono, è fatta!

Non è finita! Ti notifica una diffida a chiamarlo al telefono, non sia mai che lo disturbi per chiedergli i documenti che gli avevi lasciato in tutta fiducia, non sia mai che lo disturbi per avere notizie sulle pratiche avute da lui. Puoi anche dormire tranquillo... non avrai mai nulla. Nulla! la risposta è sempre la stessa: "Te la puoi prendere in quel posto". Allora pensi all'Ordine degli Avvocati! Che idea!...

Voglio vedere se le cose cambiano ed esiste un po' di Giustizia!

Ma sono sempre dell'idea che se non c'è neanche un morto a nessuno interessa nulla! Le cronache sono piene di fatti cruenti, le Procure sono intasate da gravi eventi, tutto il resto va archiviato.

I fatti: il giudice riconosce la colpevolezza alla controparte e la condanna al pagamento di una multa, al risarcimento del danno, e alle spese legali. Per le spese legali, che ammontano ad euro 1.500, cosa fa l'avvocato che è intervenuto soltanto all'udienza finale? Contatta la controparte e si fa dare direttamente i soldi, facendogli pure uno sconto, senza neanche avvisare il proprio cliente. Dopo qualche mese, il cliente insospettito chiede come deve fare per avere i soldi dalla controparte, al furbo avvocato, il quale gli risponde che ormai è tutto fatto! Di restituire l'osso non se ne parla, l'avvocato ritiene di poter tenere i soldi per compensare la propria parcella. A parte che sarebbe più elegante dirlo prima, ma non esiste un tariffario, per il solo intervento all'ultima udienza, che indica un massimo di euro 230? E poi non è tenuto l'avvocato ad emettere una fattura al proprio cliente?

Visto che fax e raccomandate non servono a nulla, il cliente presenta una denuncia in Procura, ma qui si ferma tutto. Tutto archiviato.

Per me deve passare il messaggio dalla Procura, che se un avvocato si impossessa dei soldi che il giudice ha assegnato alla parte, qualunque sia il massimo della tariffa che può essere richiesto dal legale, può trattenerseli senza problema, vince chi fa prima a prenderseli! E se l'avvocato non emette fattura, per la Procura va bene lo stesso!

Arrivi all'assurdo desiderio di sperare che sia lo stesso avvocato a denunciarti, per avere la certezza di trovarti di fronte ad un giudice, perché, come è ormai noto, se lo denuncio io, verrà tutto archiviato!

E' quando perdi i punti di riferimento che cominci a commettere quegli errori che poi ti faranno pagare caro! Ma tanto paghi caro lo stesso, anche quando hai ragione! E' qui il problema, non c'è equilibrio e ciò ti porta ad agire di conseguenza. Non c'è più il bene ed il male, i buoni ed i cattivi, il giusto e l'ingiusto. Non sai più a chi ti devi rivolgere. Sei solo.

E' quando commetti gli errori più gravi, sapendo benissimo di doverli pagare, che ti capita l'imprevedibile, un angelo ti viene in soccorso e ti porta via dal baratro, un angelo pieno di boccoli ti soccorre, e ti fa volare alto, più alto che mai!

Quell'angelo con i boccoli che si aggira per il tribunale di Viterbo e appare su facebook, ti illumina e ti salva. Una figura dolce, pulita, simpatica e forte, molto forte. Nella mia irrequietezza, nella mia vita spericolata di donna da tribunale, nelle mie intemperanze, nella mia temeraria voglia di giustizia, nei miei vorticosi e spumeggianti stati emozionali, vorrei un uomo così accanto a me per la vita che possa calmare le mie impunite giamburrascate, le mie monellate da incorregibile scavezzacollo alla ricerca di Giustizia.

Ho scoperto che si tratta di un single, e mi piacerebbe corteggiarlo ad arte, anche se, in genere, preferisco essere corteggiata. Questa sì che è una rivoluzione. Una rivoluzione che mi distoglie dalla mie intransigenti e scalmanate voglie di Giustizia.



CAPITOLO VENTIQUATTRESIMO




SINGLE... AD INTERMITTENZA E PRINCIPI TIMIDI E SUBLIMI SEDUTTORI!

Quel single pieno di boccoli... non è un single! Ossia, a volte lo è, a volte non lo è!

Un corteggiamento stroncato sul nascere!

Un single che ogni tanto indossa una fede. A volte anche gli angeli peccano! Ad ogni modo ha distolto a sufficienza la mia attenzione quanto basta per non farmi commettere troppi errori. Per fortuna che ogni tanto appare, sia pure per poche ore, qualche angelo che ti distoglie dai propositi bellici che ti porterebbero soltanto guai certi.

Un angelo già dimenticato! Meglio lasciar stare e far finta di niente!

Pericolo scampato... sia quello di errori, sia quello del corteggiamento. Non ci sono proprio portata, vuoi mettere quanto è meglio essere corteggiate?

Se poi a corteggiarti, o meglio a sedurti, arriva un principe un po' ermetico, un po' timido, un po' enigmatico, un po' sfuggente, con quel ciglio un po' ineffabile, un po' misterioso, un po' impenetrabile... ma tanto bello, che quando ci parli perdi sempre la brocca, dimentichi il motivo per il quale sei andata da lui, dimentichi di dirgli quello che gli devi dire, dimentichi quello che gli devi dare, insomma sei proprio persa... allora cambia tutto!

Intrigante al punto da farti intuire tutto senza farti capire nulla! In un fine gioco intellettuale, senza regole e senza rete, senza tempi e senza esitazioni. Superbamente sublime, mosso da incantevole charme, forte nell'espressione della sua professionalità e teneramente, gradevolmente e fascinosamente timido negli sguardi, nelle evidenze e nelle pause.

Ci sono talmente dentro da non capire se sto corteggiando o sono corteggiata, tanto presa da gioire delle piccole cose e dimenticare l'inferno che ho intorno! Una emozione che riesce a calmare i miei istinti bellici per le situazioni assurde che ho nella mia vita da tribunale! Così, visioni oniriche intrise di lui si concretizzano in sfuggenti pezzettini di realtà. La mossa vincente arriverà d'improvviso, a coglierci con lo stupore che ti avvolge quando sei presa in una simile evanescente storia d'amore!

Che storia! Altro che perdere tempo con la Giustizia che... non c'è!

Il principe mi porta fortuna!
Ogni donna deve avere un principe nel cuore, ma per una donna da tribunale diventa essenza stessa di vitalità. Briosa capacità di reggere i colpi più duri perché piacevolmente distratta dal fascino esaltante ed intimamente emozionante. Sottile brivido del piacere nella sua forma più pura e raffinata. Passione sentita, vissuta e condivisa in un gioco di sguardi, sensazioni, pensieri, battiti, sussulti, brividi e parole che ti avvolgono e ti nutrono.

Eh! quel principe lì mi farà girare la testa, calma tutte le mie esuberanze e mi porta fortuna! Sì, che lo sappia o no, è mio!



CAPITOLO VENTICINQUESIMO




PROCURA DI VITERBO... IL FAR WEST E FANTAVVOCATURA
COMUNQUE... ASSOLTA! IL PRINCIPE MI PORTA FORTUNA!

Giustizia... Verità... Ragione... Documenti.. Testimoni... No! Vince chi ha la pistola in mano!

Il pistolero con l'arma in mano, comanda e vince! E' la legge del West, qui però siamo a Viterbo AD 2010!

Una prova?

Anche più di una:

1) 1999: avviso di garanzia... poi ASSOLTA! 2) Causa di lavoro















... lavori in corso...



'Ho sbagliato!' dico io, 'ho sbagliato, perché ho dato credito ad una fonte che ritenevo certa, ho dato fiducia a persona fidata, ho creduto ad un avvocato, che, nell'esercizio della sua funzione, mi ha spiegato cosa dire e cosa scrivere, mi ha insegnato come agire e come muovermi. Ma ho sbagliato io, a darle fiducia e credere ingenuamente alle sue parole, ed io troverò rimedio e soluzione. Un lavoro, il mio, delicato e sottile, pericoloso e tagliente, impegnativo e rischioso, ma per stare tranquillo, non dovresti scrivere per niente! E allora... andiamo avanti!'.
L'importante è recuperare. Quando si sbaglia, ciò che conta veramente non è tanto perché e di chi sia la colpa, ma come riesci a ricostruire.
Una volta ricomposto il tutto, chi ha sbagliato e fatto sbagliare, pagherà, ne sono certa.

(Continua, ma fino a quando?)



Patrizia Coppa
Direttore responsabile

REG. TRIB. VT N°01/08
 

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