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data: 01/07/1964
INFORMAZIONE O CAZZEGGIO? OSSIA L'EDITORIALE DI VITERBOTV.IT IN FORMA INCONSUETA

PREMESSA

Informazione o cazzeggio? Il mio nuovo romanzo in progress è una docu-fiction giornalistica ambientata a Viterbo. Il personaggio principale, Alessio, colonnello della Guardia di Finanza, quasi tutte le sere invita nel salotto di casa sua, i suoi amici, un architetto, Edgardo, un professore universitario, Filippo e due giornalisti, Fabrizio e Patrizia per commentare fatti e avvenimenti locali e non.

In particolare gli amici di vecchia data si riuniscono dietro il bancone del mobile bar, perché, tra un commento e l'altro, il padrone di casa, si diverte a preparare nuovi piatti ogni sera, per la soddisfazione dei suoi ospiti. Tra un cazzeggio e l'altro fatto di Champagne, scampi, fiorentine, tartufi, funghi, mostarde, avogadi, mousse, salse e prelibatezze di ogni tipo, le notizie di cui si occupano questi goliardici bontemponi, sono vere e riguardano eventi, politica, cronaca e cultura della città di Viterbo, strizzando l'occhio anche alle notizie di carattere nazionale ed internazionale. Il tutto condito da sarcastiche battute dei commensali.

I personaggi e le loro storie private con i misteriosi intrecci amorosi, invece, sono di fantasia.
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INDICE


CAPITOLO PRIMO
"CANE NERO".

CAPITOLO SECONDO
UNA QUESTIONE DI 'VITERBESITA'', UN COLONNELLO DELLA GUARDIA DI FINANZA ARRESTATO E LA DIFFERENZA TRA COGNAC E ARMAGNAC'

CAPITOLO TERZO
TENDE BEDUINE, CAVALLI BERBERI, AMAZZONI E FESTE!

CAPITOLO QUARTO
IMPALPABILE CHARME. GRANDE DANIEL PLANTS E ROSINA NOSTRA

CAPITOLO QUINTO
COMMEMORAZIONE SHOCK!!

CAPITOLO SESTO
UNA RICETTA PER FABRIZIO

CAPITOLO SETTIMO
LA GIUDIZIARIA, IL FUMO E LE NOTIZIE CHE VUOLE LA GENTE, LA DIFFERENZA TRA ACCUSA E FATTO ACCERTATO QUANDO SI SCRIVE LA NOTIZIA CHE FA SCOOP

CAPITOLO OTTAVO
E' ARRIVATO IL NUOVO PREFETTO A VITERBO!

CAPITOLO PRIMO



"CANE NERO".

Alessio non era un secchione era semplicemente un genio! Lo conobbi quando avevo sedici anni, andavamo insieme a Londra per trascorrere l'estate... le cosiddette vacanze studio. I suoi genitori erano cari amici di famiglia e la prima volta che ci parlai, mi guardò e mi disse: "Cane nero! cosa ho detto?". Pensai subito: "cominciamo bene!".

Intuendo il mio imbarazzo, mi suggerì, mosso a compassione, che si trattava di un indovinello in latino, e siccome aggiunse pure che era uno di quelli facili, mi toccò concentrarmi oltre le mie possibilità e, per fortuna, tradussi: "Canta! Nerone", e quando mi rispose "Ei! Ei!!" con i pollici alzati a mo' di Fonzie, alludendo alla declinazione latina, capii la differenza tra secchione e genio tout court!

Da allora ogni volta che ci incontravamo, mi faceva morire rivolgendomi gli indovinelli più difficili, per mettermi alla prova, una sorta di aggiornamento sulle ultime dal latino!

Non gli ci volle molto a capire che la prima volta, la mia, fu una botta di ... fortuna, e allora per darmi un tono gli proposi: "Vogliamo parlare di "I'm crazy 4 U", oppure "I wrote 2 U bi 4"? L'inglese era già il mio forte, ma come si diceva un tempo, gli insegnanti riferivano di me : "E' molto intelligente, ma non si applica!". Io ero una di quelle studentesse che si preoccupavano di far ottenere le medaglie d'oro alle gare sportive per tenere alto il nome del proprio Liceo, qualcuno doveva pur farlo!

Lui, invece, non solo era intelligente, ma anche secchionissimo e le due cose insieme lo rendevano esplosivo. Che bella amicizia! Con il passare degli anni, i suoi indovinelli tendevano sempre più ad una sorta di sofisticato intellettualismo, i miei, decisamente più al cazzeggio! Eravamo, in un certo senso complementari, le nostre vacanze studio erano sempre più studio per lui e vacanze per me! Che ricordi!

Oggi Alessio è un uomo in carriera, è un colonnello della Guardia di Finanza. La sera, con un gruppo di vecchi amici, ci troviamo spesso a casa sua dietro al mobile bar, a commentare le notizie del giorno, e, siccome è pure un abile cuoco, ad assaggiare le sue prelibatezze!



CAPITOLO SECONDO 27 Agosto, 2010



UNA QUESTIONE DI 'VITERBESITA'', UN COLONNELLO DELLA GUARDIA DI FINANZA ARRESTATO E LA DIFFERENZA TRA COGNAC E ARMAGNAC'

"Sapete cosa avevano in comune Churchill, Napoleone, Hugo e Cromwell?".
"Mentre ce lo dici perché non ci versi un po' di brandy, così meditiamo tutti meglio?".
"Bravo! l'hai detto, però non si chiama brandy si chiama Cognac, quel nettare profumato, affascinante e ruffiano che i quattro signori, testè citati, apprezzavano quale nettare meditativo".
"Cognac si chiamerà in Francia, ma nel resto del mondo si dice Brandy, o no?".

"Alessio e Filippo, con tutto quello che è successo oggi voi ve ne state lì dietro al banco a cazzeggiare con queste storie da ubriaconi?" "Almeno passate dell'acqua gassata ad un povero astemio come me che è costretto a starvi pure ad ascoltare!".

"Perché che cosa è successo oggi di tanto grave? illuminaci!"
"Alessio caro, un tuo collega è stato arrestato, si tratta del colonnello Salvatore Paglino a capo del nucleo di polizia tributaria della Finanza, da ieri sera si trova agli arresti domiciliari, nella sua casa di Bari, poco distante dal comando delle Fiamme Gialle. L'ufficiale aveva indagato su Berlusconi e le escort a Palazzo Grazioli, il giro di cocaina e tangenti di Giampiero Tarantini e la questione Agcom a Trani. Poi era stato, per suo volere, trasferito a Trieste. Ora è indagato per peculato, perché avrebbe utilizzato auto e cellulari di servizio per importunare le donne, fuga di notizie e rivelazione del segreto d’ufficio, per aver diffuso informazioni ai giornali e stalking ai danni, tra le altre, di Terry De Nicolò, una delle ragazze pagate da Tarantini per partecipare alle feste con Silvio Berlusconi e Sandro Frisullo, ex vicepresidente della Regione Puglia coinvolto nel giro di escort, in cambio di vantaggi per le società nell'aggiudicazione di appalti presso la Asl di Lecce.

"Che ambientino! Non c'è nient'altro?".

"Per il momento ci sono 600 grammi di ceci con i quali possiamo aggiudicarci panelle e salsa con lo yogurt. Vi va?".
"Ok, prendi solo 500 grammi di farina di ceci e falla cadere a pioggia nell'acqua calda salata, fatto ciò, distendi l'impasto sul marmo spianando e facendo raffreddare. Tanto abbiamo ancora tutta la notte! Taglia la pasta nelle forme che vuoi e poi friggi... le panelle sono pronte!".
"E la salsina?"
"Niente di più facile, metti nel mixer 100 grammi di ceci lessati, con il succo di limone, basilico e aglio. Nel piatto, invece, mescola con la frusta lo jogurt, la senape forte e l'aceto, aggiungi i ceci mixati sale e pepe".

"Edgardo, tu non bevi stasera?"
"Ma sì, passami un goccio, quale è più pregiato, quello di colore più chiaro o più scuro?"
"E' un distillato di vino che si ingentilisce in botte, e più anni vi rimane e più acquisisce colore chiaro. Il più antico distillato in Francia e nel mondo è, invece, l'Armagnac, proveniente dall'omonima cittadina, nasce in Guascogna, la regione a sud est di Bordeaux, quartier generale di d'Artagnan e della saga dei Moschettieri dei Re di Francia. Il territorio, tra i tre dipartimenti di Gers, parte di Lot et Garonne e parte delle Landes, nelle valli bagnate dalla Garonna e dall'Armagnac che scende dai Pirenei. All'inizio del quattrocento già si parla di acquavite di vino e di sapienti distillatori, finché nel 1461 alcuni documenti mercantili riportano chiaramente l'acquavite tra le merci scambiate e tassate sul mercato di Saint-Séver, quindi prima del whisky, datato verso la fine del XV ma soprattutto del Cognac la cui nascita ufficiale risale al 1600.

Nella Francia occidentale, il Cognac prende il nome dall'omonima cittadina nella regione del fiume Charente e diventa Elisir dalla distillazione del vino bianco locale. Ad estendere la coltivazione della vite nella zona fu Marco Aurelio Probo, nel III secolo d.C.
Poi intorno al XII secolo, Inglesi, Olandesi e Scandinavi cominciarono ad importare il vino. Per i lunghi viaggi si scelse a poco a poco di inviare il distillato, ma in un primo momento aveva bisogno di aromatizzazioni pesanti, per renderlo bevibile, ci volle poco a capire che nella zona dello Charente il gusto era subito gradevole, e più tardi si accorsero che invecchiando nelle botti di quercia del Limousin, l'acquavite ne assorbiva profumo e colore dando i natali all'odierno Cognac.

Esistono due leggende sulla sua nascita, la prima riguarda alcuni monaci che, ricevuta in regalo una botte di acquavite, la lasciarono per anni in cantina e la aprirono per festeggiare un padre superiore, accorgendosi così della stupefacente bontà del distillato. La seconda leggenda narra di un commerciante che non riuscì a ritirare per tempo diversi barili, rimasti così ad invecchiare nei magazzini del porto, per apprezzare poi con sorpresa la qualità dell'invecchiamento. Tra il XVII e XVIII secolo, nobili, contadini e monaci diedero vita a nuove distillerie.

Ma fu nel Settecento che alcuni stranieri stabiliti nella zona, gettarono le basi delle maison più famose di Cognac. Nel 1724 venne fondata la Maison Rémy Martin, nel 1759 giunse James Delamain, figlio del governatore del castello di Dublino, nel 1715 Jean Martell aveva lasciato Jersey per Cognac, nel1765 Richard Hennessy fondò la sua azienda dopo aver lasciato Cork, in Irlanda, e aver prestato servizio come capitano di brigata per Luigi XV. A fine secolo giunse Thomas Hine dal Dorset seguito da Jean-Antoine Otard de la Grange. Da allora si perfezionò la distillazione con alambicchi a caldaia su fuoco a legna montata su un basamento di mattoni. Con un cappello detto a testa di moro e una serpentina inserita in un condensatore...".

"Fategli assaggiare le panelle con la salsina così interrompe un po' la lezione sul Cognac, che ci ha messo a tutti un po' di fame!".

"Sì passami le panelle, che la storia sarebbe ancora lunga, ma per stasera la finisco qui, perché voglio sapere cosa è successo a Viterbo stamattina".

"Conferenza stampa a Palazzo dei Priori sul trasporto della Macchina di Santa Rosa, due ore di riunione!".
"Perché vi siete annoiati?".
"No, ma il fatto è che le due ore andavano a cavallo tra le 12 e le 14, praticamente l'ora del pranzo".
"Perché adesso i giornalisti pranzano pure, o state diventando due rammolliti, dove sono le due figure del giornalismo d'assalto che conoscevo, o piuttosto state pensando all'assalto alle panelle?".
"La cosa grave non sono mica le due ore, ma come sono state impiegate!".
Sindaco, presidente della Provincia, assessori, consiglieri, presidente del sodalizio di Santa Rosa, capofacchino, realizzatore del bozzetto della Macchina e costruttore sono intervenuti dando le maggiori informazioni riguardo il trasporto mettendo tutti in risalto l'aspetto tradizionale e passionale che unisce i Viterbesi in un evento del genere. Ma a rovinare la festa ci ha pensato l'ideatore della Macchina Fiore del Cielo, Arturo Vittori, il quale non essendo presente ha inviato un suo collaboratore a leggere il messaggio cosiddetto "augurale" per il trasporto.
Gettando un velo pietoso sull'augurio, il messaggio era purtroppo polemico e sembra non aver capito l'essenza della Festa di Santa Rosa, che solo un viterbese doc può conoscere dalla nascita. Per viterbese doc consideriamo anche il costruttore Loris Granziera, che, pur essendo di Udine, si comporta e agisce da vero viterbese. Non è una questione anagrafica, ma di viterbesità, o ce l'hai o non ce l'hai. E Vittori non ce l'ha. L'anno passato la testata Viterbotv.it lo aveva difeso, mentre certa stampa locale lo attaccava sulla bellezza della sua ideazione della Macchina.
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Quest'anno non è più difendibile, perché senza entrare nel merito delle sue ragioni, qualunque esse siano, non ha capito che c'è un tempo per ogni cosa, e questo non era certo il momento di esternare negatività. Oltretutto ha dimostrato di non aver afferrato che la Macchina di Santa Rosa per i Viterbesi non si tocca! Non ci sono ragioni o scoop che reggano, solo un Viterbese può capirlo. Il sindaco Giulio Marini da parte sua ha dato una risposta da amministratore, da perfetto padrone di casa, da Viterbese e da grande mediatore. Veramente grande Giulio, sa di avere dalla sua tutti i Viterbesi e di aver parlato per loro."
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"Praticamente niente di nuovo sul fronte, le polemiche su tutto ciò che ruota attorno ad un grande evento ci sono sempre state e sempre ci saranno, almeno finché saranno gli uomini a gestirle, poi ci possono essere annate più o meno fortunate, con uomini più o meno in gamba, ma la sostanza non cambia".

"A proposito di sostanza, voi non avete fame?".

"Alessio pensaci tu perché le panelle con quella salsina allo jogurt e ceci sono già finite".
"Incorreggibili, mi sembrate una banda di Peter Pan! Edgardo prendi nel frigo quelle quattro anguille del lago di Bolsena, ne farò dei bocconcini per i pupi. Mentre tagli l'anguilla a pezzetti, all'unica donna della nostra compagnia facciamo preparare il condimento. Patrizia!".
"Comandi!".
"Metti in mezzo bicchiere di olio extravergine di oliva, magari quello di Gradoli, sale pepe, pan grattato ed il succo di un limone, poi immergi i pezzetti di anguilla e lasciali insaporire per qualche minuto".
"Agli ordini colonnello!".
"Roba da matti, questa qui se fosse nata uomo sarebbe stata un incursore del Battaglione San Marco, e, non per dire che sia vecchia, ma se ai suoi tempi le donne fossero potute entrare in Accademia, ce la saremmo trovata pure tra le balle, non te la prendere, ma noi ti preferiamo così!".
"Se era un complimento, grazie, veramente spiritosi, ma un po' mi sarebbe piaciuto darvi ordini, altro che anguille e cognac!".

Tu Fabrizio, che non hai fatto ancora nulla, del resto sei un giornalista... prendi i pezzetti di anguilla, infilzali negli spiedini alternandoli alle foglie di alloro e cuocili in padella con un po' d'olio d'oliva, aggiungendo, poi, tutto il condimento, io intanto preparo i torcetti per utilizzarli al posto del pane e come stuzzichini per le vostre boccucce".
"Filippo, dammi una mano tu, accendi il forno a 220 gradi, scalda una teglia, scalda l'olio in una padella e cuoci la cipolla per cinque minuti a fuoco lento, poi aggiungi vino e zucchero per altri 10, 15 minuti e lascia raffreddare. Unisci adesso il prezzemolo alle acciughe tritate, al gorgonzola grattugiato e alle cipolle raffreddate.
Prendi un bel foglio di pasta fillo e dagli una spennellata con il burro, sovrapponi altri due fogli spennellati e sopra spargi il mix di prezzemolo e poi ricopri con altri tre fogli imburrati, schiaccia e taglia i fogli a strisce, torci ed imburra ogni striscia prima di infornare per 10, 15 minuti ed il gioco è fatto! Buon appetito cari!".


CAPITOLO TERZO 29 Agosto, 2010


TENDE BEDUINE, CAVALLI BERBERI, AMAZZONI E FESTE!



"Ti piace il colonnello Gheddafi?".
"E' un tipo!... e poi con tutte quelle tende beduine, i cavalli berberi, le amazzoni e le feste! Che mangeranno stasera?".
"Chi ti rovina è la vicinanza di Fabrizio, eri tanto una studiosa a modino, una critica precisina, attenta e puntuale nelle tue disamine, adesso stai prendendo le sembianze di quello scansafatiche festaiolo di Fabri! Intendevo dire cosa ne pensi da un punto di vista politico, cosa mi dici del suo accordo con Silvio, e che si dice nell'ambiente?".
"Ambiente è una parola grossa, ti ricordo che qui stiamo a Viterbo, mica a Roma! Comunque mi sono letta tutti gli articoli scritti e pubblicati tra ieri ed oggi, dalle principali testate a tiratura nazionale, siamo alle solite, quelli che pendono a sinistra dicono una cosa e quelli che pendono a destra ne dicono un'altra.
E come ti sbagli?
Che ci siano stati diversi cambi di programma, che il leader libico della Rivoluzione Mu'ammar El Gheddafi sia arrivato alla capitale in aereo per il secondo anniversario del Trattato di amicizia italo-libico, che sia la quarta visita in Italia e che ad accoglierlo all'aeroporto di Ciampino ci sia stato il Ministro degli Esteri Franco Frattini e l'ambasciatore libico in Italia Abdelhafaf Gaddur insieme ad un picchetto d'onore dell'Aeronautica militare e che domani incontrerà il Premier, lo hanno scritto tutti quelli di destra. E anche che sia stato accompagnato da due "amazzoni" in tuta mimetica che lo scortano e che ci siano voluti due aerei per trasportare i trenta cavalli berberi che si è portato, che indossava il tradizionale abito "Jeard Libi", un grande mantello che copre il vestito arabo. Domani a due anni esatti dalla firma del Trattato di Bengasi, il 30 Agosto 2008, insieme a Berlusconi visiterà una mostra fotografica allestita all'Accademia libica a Roma, sulla storia della Libia.
Mentre a Tor di Quinto alla caserma dei Carabinieri "Salvo D'Acquisto" terranno un discorso ed assisteranno, insieme ad 800 invitati, allo spettacolo equestre dei trenta cavalli berberi purosangue guidati da cavalieri arabi e seguiti poi dal Carosello dei Carabinieri. Poiché i musulmani si trovano nel mese del Ramadan, sarà il Premier ad offrire l'Iftar, ossia la cena che spezza il digiuno. Nei pressi della residenza dell'ambasciatore della Libia, dove Gheddafi alloggerà nella sua inseparabile tenda. All'Accademia libica ci saranno 500 ragazze elegantissime ad attenderlo, ma nessun particolare in merito al programma.

Fin qui tutti i giornali d'informazione. Se poco poco ci spostiamo a sinistra, cominciano i dolori, le polemiche e le critiche!".
Il bello della lingua italiana è che puoi usarla in una infinità di modi e sfumature e un bravo giornalista abile con le parole, ma anche con i concetti e con la comunicazione, se la rigira come vuole.
"Che vuoi dire?".
"Tanto per cominciare quelli più soft alludono agli incontri con i big della finanza e dell'industria italiani, come Paolo Scaroni dell'Eni, dati i reciproci interessi, alle passeggiate in centro e relativo shopping e ai seminari sull'Islam da impartire alle ragazze selezionate in base al loro aspetto fisico.
Altri, un po’ più spinti, al di là del folcloristico aspetto sociale del Trattato, coniano nickname quali 'la premiata ditta Gheddusconi' intravedendo i veri affari tra i due leader che gestirebbero direttamente, insieme ad un piccolo gruppo di fedelissimi, il vero business, dopo che Berlusconi ha garantito 5 miliardi in venti anni alla Libia e Tripoli ha bloccato il flusso di immigrati verso la Sicilia. Per il Colonnello l'esercito di fedelissimi imprenditori 'sono i soldati della nostra epoca'. Questa unione avrebbe mosso in due anni 40 miliardi di euro, ed è destinata-indirizzata a cambiare gli equilibri della finanza e dell'industria di casa nostra. Fininvest e Lafitrade, (leggi Berlusconi e Gheddafi) hanno una quota in Quinta Communications, la società di produzione cinematografica di Tarak Ben Ammar, l'imprenditore franco-tunisino tra i principali fautori dell'unione Gheddusconi. Berlusconi da parte sua ha agevolato l'entrata di Gheddafi in Italia togliendolo dal suo isolamento, e favorendolo sui mercati internazionali, Gheddafi ha investito oltre 60 miliardi di liquidità. Qui, quello che è il vantaggio per il Belpaese, da certi è visto come vantaggio dei propri interessi personali. A questo punto, per inciso, mi viene in mente una battuta piccola piccola: se uno ci amministra facendo gli affari del Paese e, forse, i propri, non è sempre meglio di chi non è in grado di fare quelli del Paese e forse sa fare solo i propri?".
"Ma voi due siete tra gli 800 invitati?".
"Per favore, toglietegli quella bottiglia di Jack Daniel's, che mi pare stia facendo effetto!".

"Ma almeno la conoscete la storia del Jack Daniel's?".
"No, noi lo beviamo senza conoscerne la leggenda, tanto ce la racconti tu!". "Ve la racconto, cari, però intanto mettete in forno quei bei fichi freschi che parlano da soli".
"Che dobbiamo fare capo?".
"Basta che li spacchiate in quattro senza aprirli del tutto, e metteteci sopra del miele al rosmarino ed infornate per 15 minuti a 180 gradi".
"La distillazione deve essere arrivata in Scozia, con i monaci della Chiesa celtica, quindi in Irlanda era già nota, i monaci irlandesi ne appresero l'arte in Sicilia e attraverso gli antichi rapporti commerciali con i Fenici. A metà del XV secolo, la distillazione era ampiamente praticata in Europa. I primi distillatori furono i monaci, lo usavano come rimedio, diverso dal whisky di oggi, aromatizzato con erica, erbe, spezie e miele, ossia l'acqua della vita 'aquavitae', in gaelico scozzese 'uisge beatha'. Tutto ciò fino al XIX secolo. Cominciò ad assomigliare a quello odierno quando si iniziò a produrla nelle dimore agiate dei crofter e, siccome tradizionalmente i contadini usano per i propri distillati i prodotti principali del proprio territorio, per Scozia e Irlanda non poteva essere che l'orzo".

"Vi faccio notare che l'unica persona che sa cosa siano i crofter è Patrizia, che mastica l'inglese, quindi, caro Alessio, sei pregato di tradurre per gli italofoni, oppure ci puoi far affiancare da qualche traduttrice madrelingua ad hoc, vedi tu cosa puoi fare!".

"Dicevo... i contadini utilizzavano le eccedenze della produzione cerealicola, il resto della macerazione serviva per il bestiame, mentre con il whisky i contadini, i crofter, per chi mastica l'inglese, pagavano l'affitto. Nel 1745 con la sconfitta della rivolta giacobina, molti di questi contadini emigrarono in America e in Canada dove diffusero il whisky.
Qui si distillava la segale dal 1640, ma dopo l'immigrazione di scozzesi e irlandesi, il whisky divenne la bevanda tipica del Nordamerica, ottenuto con segale, mais e frumento. Nel 1783 iniziò una seria produzione in Kentucky e nel 1825 i capitalisti controllavano la produzione scozzese ed irlandese di whisky. Sono finiti i tempi in cui i crofter distillavano per casa, per pagare l'affitto e per mandare avanti i luoghi di socializzazione come il craic ed il ceilidh, che sono luoghi come il mio salotto, dove si socializza e si beve, anzi, qui si mangia pure, però non si balla!

"Potremmo anche rimediare, siamo festaioli quanto basta?"

"Taci, fammi ascoltare, voglio sapere come va a finire!"

"Ma allora se vi interessa, continuo... nelle Highlands e in Irlanda si gettano le basi con nuove leggi per la costruzione di nuove distillerie di malto. Nel 1827 Robert Stein inventò l'alambicco continuo che permise di ottenere un distillato più leggero. Così a metà del secolo droghieri e commercianti di vini iniziarono a tagliare il whisky di malto con quello più leggero di cereali. Questi signori, amici miei, erano James Chivas, John Walker, George Ballantine, John Dewar e Matthew Gloag".

"Praticamente una banda come la nostra!"

"E gli Irlandedesi?"

"Gli Irlandesi ritenendo il metodo continuo non strettamente puro, continuarono ad utilizzare i loro vecchi pot still. Nel 1831 Aeneas Coffey lo migliorò e così fu adottato definitivamente nel Nordamerica, stabilendo per legge che il whisky canadese poteva essere distillato solo da cereali in alambicco continuo e invecchiato per almeno tre anni in fusti di rovere.
In Europa, invece, era il Brandy a farla da padrone, fino a quando non ci mise lo zampino un parassita della vite, Phyloxera vastastix, che dal 1870 distrusse i vigneti europei e quindi l'industria del brandy. Il whisky americano poteva diventare il protagonista assoluto della scena mondiale, ma a metterci un bastone tra le ruote fu il Movimento americano della Temperanza, che nel 1919 portò alle leggi sul Proibizionismo. Ad ognuno la sua "disgrazia"! La lavorazione del whisky è qualcosa di veramente affascinante perché dipende dalla mano del distillatore, dalla qualità del cereale utilizzato, dal tipo di legno delle botti e dagli anni di invecchiamento, il tutto molto diverso dalla produzione industriale attuale!".

"Non ci avevo mai pensato, ma è come tutte le cose fatte a mano... sono le migliori!".

"Hai ragione! Fondamentalmente il whisky è ottenuto da un cereale maltato, ridotto in farina grossolana, fatto macerare in acqua calda per poi estrarne un liquido zuccherino che si lascia raffreddare. Lasciandolo fermentare con lievito, si ottiene un mosto alcolico. Fin qui è tutto quasi come una birra. Da questo momento iniziò la distillazione in alambicco tradizionale oppure a colonna detto anche continuo. Il concetto è questo: il punto di ebollizione dell'alcool è inferiore a quello dell'acqua, quindi emergono prima i vapori alcolici.
Questo liquido, fatto condensare raggiunge una elevata gradazione per venire poi fatto invecchiare in botti di rovere. Il malt whisky si ottiene dal malto d'orzo, distillato due volte nel tradizionale alambicco discontinuo, il pot still e fatto invecchiare tre anni in fusti di rovere usati. Il grain whisky si ottiene dal granoturco o frumento con l'aggiunta di malto d'orzo. Questo viene distillato nel patent still, l'alambicco continuo, la miscela è più leggera e viene fatto invecchiare tre anni in botti usate. Invece il blended Scotch è una miscela di whisky, di cereali e di malto.
Il whisky irlandese si realizza con alambicco tradizionale, continuo o con un misto delle due tecniche e viene fatto invecchiare per tre anni in botti usate. Il whiskey americano si scrive con la 'e' a differenza dell'irlandese, è il bourbon, viene prodotto con il 51 per cento di mais con l'aggiunta di frumento malto d'orzo o segale. Viene distillato in alambicco continuo o discontinuo, o, anche con l'aggiunta di un secondo alambicco, il doubler. Nel Tennessee viene anche filtrato attraverso uno strato di carbone e fatto invecchiare in fusti di rovere nuovi, carbonizzati internamente".

"Sinceramente non avevo mai riflettuto sulle differenze tra whisky e whiskey".

"Il whisky canadese è in buona sostanza una miscela di whisky di frumento, mais, orzo e segale distillati in alambicchi continui. Qui la legge consente l'aggiunta fino al 9,09 per cento di cognac, bourbon, whisky di malto o sherry per poi invecchiare per almeno tre anni in botti di rovere usate.
Il grande Jack Daniel's pare che abbia avuto la sua prima distilleria a tredici anni dopo aver appreso il mestiere da Dan Call, dedito alla distillazione clandestina. La personalità del Jack Daniel's deriva dall'acqua calcarea attinta al Cave Spring e dal mellowing, ossia quel processo che consiste nel filtrare il distillato attraverso uno strato di tre metri di carbone d'acero, che trattenendo flemme ed esteri gli dà maggiore morbidezza. L'infuso è uno solo, 80 per cento di mais, 12 di segale e 8 di malto d'orzo. La differenza tra i vari marchi sta solo nell'invecchiamento e nel luogo in cui esso avviene.
Allora che ne pensate?".

"Sinceramente penso che come ubriaconi siamo degli scienziati".

"Non scherzare sulle cose serie, sono convinto che se hai una cultura riesci a gustare meglio quello che mangi e quello che bevi".

"Hai ragione, infatti, adesso che ci hai reso edotti ci gustiamo i tuoi bocconcini ben innaffiati che è una favola!".



CAPITOLO QUARTO 4 Settembre, 2010



IMPALPABILE CHARME. GRANDE DANIEL PLANTS E ROSINA NOSTRA


“L’arte della seduzione e del corteggiamento è un raffinato esprimersi di un talento sublime e di un fine intuito rivelato con impalpabile charme”.

“Mmm… sento il profumo dell’amore nell’aria, chi è il fortunato?”.

“Certo che con voi uomini non si può fare un discorso in generale, che subito pensate che vi sia del tenero!”.

“E’ solo che quando si enuncia la teoria, quasi sempre sotto sotto c’è la pratica, non siete d’accordo?”.

“Edgardo tu che ne pensi?”.

“Penso che l’unica fanciulla della compagnia ce la siamo giocata, a meno che non si sia invaghita di uno di noi! Un architetto, un colonnello, un giornalista e un professore universitario e non siamo neanche tanto male!”.

“Siete decisamente fuori strada, anche perché se fosse vero, vi pare che ve lo direi?”

“Il discorso comincia a farsi interessante, passami quel sigaro che mi voglio mettere comodo”.

“Impalpabile ho detto, non esplicito, non evidente o diretto, scontato o prevedibile, ma un fine gioco fatto di sguardi intensi che in un attimo trasmettono la passione che esplode. Fatto di un'attenta osservazione di mosse, movimenti, atteggiamenti, abitudini rivelate... dalla piega delle labbra, alle stretta di mano, dalla pronuncia delle singole sillabe, alla foggia dei pantaloni, dal modo di salire le scale, a quello di abbassare lo sguardo.
E poi... dal tono della voce, al modo di sedersi, dalle fotografie attaccate al muro, a come liberarsi degli scocciatori... ogni particolare è studiato al millimetro e tutto esalta una eccitazione che ti assale e non ti lascia neppure un attimo".

“Non so chi sia il genio che la fa parlare così, ma merita un premio”.

“La serata, ragazzi, si fa seria! Champagne o prosecco?”.

“Dovresti sapere che la magia del perlage italiano è insuperabile, in questo caso niente da fare per i cugini francesi".

"Un Cartizze di Valdobbiadene doc, bello fresco, farebbe innamorare anche un astemio come te, Fabrizio!... innamorare del perlage, intendo!".

"Io sono già innamorato, ma non del perlage... e poi sono un astemio serio, certo che voi corrompereste pure il più assennato dei virtuosi, siete pericolosi!".

"Ma il sigaro si fuma con il cognac, il whisky o il prosecco?".

"In questa compagnia, tutto è permesso, quindi servitevi pure come credete, basta che fate continuare Patrizia con la sua disquisizione a proposito dell'amour!"

"Grazie cari, siete i miei gioielli, con voi posso parlare senza arrossire, so che siete dei veri esperti, siete cresciuti ascoltando l''Ars amandi' ovidiana al posto delle favole, prima di andare a dormire! Ma a proposito di sigari, voi che tipo di fumatori siete, sociali o solitari? Siete di quelli che preferiscono fumare e cazzeggiare socializzando? Magari dopo aver ben mangiato, superati i canonici 15 minuti dopo i pasti, prima di accendersi quel fantastico elisir avvolto a mano da un foglia di nettare profumato? Oppure siete tra i solitari, di ispirazione anglosassone, dediti alla meditazione, all'ascolto della musica o all'arte della lettura, ma sempre isolati da tutto e da tutti, con il proprio sigaro, mentre si fantastica sulla propria vita, sui propri piaceri, mentre si guarda un film, pur non essendo veri introversi esistenziali, ma solo assorti momentaneamente nei propri pensieri sublimi?".

"Noi siamo a metà, una sfumatura di gradazione al limite dei due gruppi che hai enunciato, nel senso che ci isoliamo da tutto e da tutti per meditare sul piacere del fumo, ma lo facciamo insieme. La nostra compagnia ha qualcosa di magico, non trovate?".

"Che serata! Sarà la stanchezza per le fatiche settembrine viterbesi, sarà che a Viterbo l'anno comincia il 3 Settembre, sarà che siamo una cricca di goliardici bontemponi da paura, ma queste ore trascorse insieme hanno davvero qualcosa di straordinario, di magico, di ammaliante e coinvolgente!".

"La passione che ti rende interessante, si manifesta in tutte le tue azioni. Dal preparare un piatto prelibato allo stappare una bottiglia, dal fumare un sigaro al raccontare una storia, dal cazzeggiare con gli amici allo stare insieme anche nei momenti più difficili. Amore per le cose, per gli amici, per se stessi e per le proprie passioni. L'amore per il partner è l'insieme di tutto ciò, non si può ridurre a mera attrazione sensuale.
Date un sigaro anche a me, voglio godermi tutti i profumi di questa serata sorprendentemente geniale, un trionfo di supreme sensazioni inebrianti.
Si sa che a Viterbo il 3 Settembre accade qualcosa di grande, e noi, cari amici, siamo tra i prediletti che vivono questa atmosfera. Sì, perché per noi, Rosina, è qualcosa che va oltre la festa, lo spettacolo, il Trasporto della Macchina".

"Non sono mancati atti vandalici di ignoti che hanno danneggiato l'abbellimento floreale in Piazza Fani, ma allo sdegno, all’amarezza e al disappunto, del tutto leciti, del presidente della Provincia di Viterbo, Marcello Meroi, in merito al furto di vasi, fiori e arbusti, ad opera di ignoti vandali, la ditta Daniel Plants si è occupata dell’abbellimento della piazza, in forma del tutto gratuita.

Non è la prima volta che la ditta Daniel Plants di Viterbo, si presta per migliorare il decoro e l’ornato floreale della città, operando senza alcun compenso, perché forte di quello spirito innato del bene comune e della collaborazione con le istituzioni ed i cittadini, teso a voler raggiungere il reciproco senso di rispetto e interesse per la storica Città dei Papi.

Per fortuna chi compie atti vandalici deturpando l’ambiente in cui vive, è una esigua minoranza, ma riesce, comunque, a vanificare gli interventi di abbellimento che le amministrazioni pubbliche eseguono costantemente, al fine di rendere più accogliente ogni angolo della città, specialmente in questo periodo così importante ed unico, che è la festa in onore di Santa Rosa. Grande Daniel Plants!"



CAPITOLO QUINTO 11 Settembre, 2010



COMMEMORAZIONE SHOCK!!


Ho una mia vecchia fotografia davanti alle torri gemelle, insieme ai miei compagni di corso, nel lontano 1989.

Ora non ci sono più!

"






















"

No comment!
Non ho più parole!
per questo nel mio profilo sul sito, alla voce "chi siamo", ho scritto che credo nel Paradiso, e spero di arrivarci, sia pure più tardi possibile, perché quello che ho visto finora non mi è piaciuto per niente, speriamo che di là sia meglio!



CAPITOLO SESTO 13 Settembre, 2010



UNA RICETTA PER FABRIZIO


"Allora quel sigaro me lo passi o no?".
"Fabrizio oltre che ad essere astemio non fuma neppure, che virtuoso, però è un festaiolo scanzafatiche da paura!".
"Niente paura, non preoccuparti Fabri, per te ho preparato un sigaro di maiale! Stasera caro Alessio voglio stupirti con una ricetta mia tutta per il mio collega prediletto!".
"Grazie Patrizia, anche tu sei la mia collega prediletta, fai vedere a tutti chi sei!"
"Fai rosolare un po' di cipolla e poi facci insaporire 400 grammi di filetto di maiale macinato, aggiungi sale, pepe ed il succo di due arance. Per 30 minuti, a fuoco lento con il coperchio sulla pentola. Aggiungi l'uvetta ammollata e alcune foglie di menta. Stendi la pasta fillo, e spennella l'albume d'uovo sbattuto su di un lato. Fatto ciò sei pronto per arrotolare i sigari di pasta ripieni di filetto di maiale uvetta e menta. Prima di friggerli, chiudili bene e tienili in frigorifero".

"Ma poi la 'Responsabilità Nazionale' l'hanno fatta?".
"Sì, Francesco Nucara, segretario del partito repubblicano, ha radunato 20 deputati per formare il gruppo d'appoggio alla maggioranza. Il gruppo dei fedeli al Governo che permeterà di non andare alle elezioni e senza il voto dei finiani. Dopo un incontro con Berlusconi a Palazzo Grazioli, tutto si è reso posibile, ed il gruppo garantirà la quota dei 316 voti per ottenere la maggioranza assoluta, anche senza contare sui voti dei finiani.
La notizia è già ufficiale, ma il gruppo nascerà nell'ambito dell' imminente discorso che Berlusconi terrà il prossimo 28 Settembre. Il gruppo permetterà a Silvio di governare fino al 2013".

"Ad ognuno il suo sigaro! cutting, lighting, holding, smoking! La felicità è qualcosa di evanescente ed è come la soddisfazione ed il piacere, in tutte le sue materializzazioni. Felice è colui che ha ciò che desidera, e mentre Fabrizio è felice con il sigaro di maiale noi siamo felici con i nostri avana puros Cuba la tierra del mejor tabac del mundo!"
"La competenza scientifica rivolta ad una cultura approfondita sugli Avana e i grandi sigari handmade deve indirizzarzi alla conoscenza dei processi produttivi, agli sviluppi storici e ai risvolti tecnici e cultural-sociali, deve orientarsi ad evitare l'abuso di tabacco e magari lentamente a relegare l'uso in un preciso momento storico che sta scemando con la costante presa di coscenza degli effetti negativi dell'uso del tabacco sull'organismo umano".
"Bella scommessa, ma noi fumeremo un sigaro ogni morte di papa! Il nostro è più un vezzo che un vizio! Non trovate?".
"Certo che, se come bevitori siamo scienziati, come fumatori abbiamo la laurea ad honorem!".
"Che banda di mascalzoni!"
"E quali mangiatori come ci classiferesti?"
"In assoluto i più raffinati, abbiamo una genetica predisposizione al gusto per i piaceri della vita"
"Non state dimenticando una categoria importante? Bacco, tabacco e... venere!"
"Sì, modestamente, siamo completi!" "La nostra è una degustazione raffinata, quasi un cerimoniale del piacere, un po' per evadere da una realtà fatta di terrorismo, morti, vittime, politicanti e guerre e un po' per spegnere quell'interruttore che regola l'inferno che abbiamo intorno. La degustazione è uno stato di comfort, un piacere fatto di serenità, magia e mistero, il solo assaporare i gusti, gli aromi, i sapori ed i profumi ti porta ad un grado di sensibilità e coinvolgimento, una assorta concentrazione che ti rende creatore della tua felicità."



CAPITOLO SETTIMO 23 Ottobre, 2010; 31 Ottobre 2010



LA GIUDIZIARIA, IL FUMO E LE NOTIZIE CHE VUOLE LA GENTE, LA DIFFERENZA TRA ACCUSA E FATTO ACCERTATO QUANDO SI SCRIVE LA NOTIZIA CHE FA SCOOP. LA GIUSTIZIA SPETTACOLO


"Patrizia vuoi un sigaro o una sigaretta?"

"Nessuno dei due, grazie Alessio, ho deciso di smettere"

"Di smettere tu??? cosa è successo, mi sono perso qualcosa? Tu Filippo cosa ne pensi?"

"E' che quando si va con lo zoppo si impara a zoppicare! e Parizia da quando gioca a fare la giornalista d'assalto con Fabrizio sta prendendo tutte le sue cattive abitudini, non fuma più e vuoi vedere che adesso ci diventa pure astemia?

"Cari amici miei, quando si lavora insieme si vive in simbiosi e, se non sbaglio, avete sempre chiamato Fabrizio 'festaiolo scansafatiche', e credo di sentirmici tutta in questa definizione, per quanto riguarda il fumo, invece, ho deciso di smettere, perché Fabrizio non fuma e posso dargli fastidio, e quindi, per solidarietà con lui, non fumo più neanche io!"

"Che esempio di virtuosismo, ma come fai a smettere da un giorno all'altro?"
"Non lo so, ma la volontà è il mio unico pregio, di difetti, invece, ne ho quanti ne vuoi, e per questa occasione è stato necessario decidere di smettere e così ho fatto!"

"Sarà... ad ogni modo, visto che siete così in simbiosi, perché non ci raccontate cosa c'è di nuovo?".

"Fabrizio, per favore racconta tu, mentre io preparo un long drink analcolico con qualcosa da mangiare".

"Patrizia ha deciso di curare la cronaca giudiziaria, che nel nostro giornale on line mancava. Eravamo presenti soltanto per quei casi eclatanti, ma arriva sempre il momento di arricchire il sacco, e lo abbiamo fatto".

"E come vi siete trovati, quali i processi più interessanti?".

"In effetti abbiamo subito iniziato con il lavoro duro, con il processo per il delitto di Gradoli. A sfilare tra i testimoni doveva esserci il capitano dei carabinieri Marco Ciervo, ma la sua presenza è slittata alla prossima udienza, per mancanza di tempo, dal momento che la sua sarà una dichiarazione fiume, ci vorrà una udienza solo per ascoltare lui. Quindi sono stati ascoltati gli ex dirigenti di AN, una amica ucraina di Ala ed un maresciallo dei carabinieri. Non sono mancati i colpi di scena, quando la signora ucraina, Irina, avrebbe incastrato, con il suo racconto, Ala Ceoban, se non fosse che i tabulati della telefonata, avvenuta tra le due donne, non ci sono agli atti. La donna ha raccontato, dopo una lunghissima serie di domande, di essere stata contattata da Ala che le avrebbe chiesto di spacciarsi per Tatiana, e in un secondo momento avrebbe dovuto riferire ai carabinieri, se l'avessero contattata, di essere a conoscenza che le due donne si erano incontrate a Grosseto. Nessuna delle due richieste fu esaudita dalla ucraina anche perché, quest'ultima fu così consigliata anche dal proprio compagno macedone che la avvisò di aver saputo della scomparsa di Tatiana ed Elena alla trasmissione televisiva "Chi l'ha visto?".

"Mi pare che avete cominciato bene".

"Sì, ma non è tutto, con Patrizia abbiamo discusso a lungo per un articolo uscito sulla stampa locale su un processo svoltosi ieri, davanti al giudice Romano. Si tratta di stabilire se la notizia va data durante il processo oppure a sentenza emessa. C'è una enorme differenza, perché la sentenza viene pubblicata ed è un inizio di accertamento dei fatti, salvo sempre il ricorso in Appello della parte, mentre la pubblicazione di qualsiasi notizia, durante il processo, è una mera attrattiva per i lettori... sul niente, perché è solo un parlare su fatti ancora non accertati, ma solo supposti e denunciati. Se poi l'argomento è scabroso, lo scoop è garantito quando il giornalista ci sa fare. Scrivere che 'in tribunale si parla di una donna che per anni non è stata padrona neanche di uscire di casa, segregata in casa dall'ex marito accusato di minacce di morte e di non aver versato gli alimenti' è sicuramente un espediente per attirare l'attenzione dei lettori su argomenti forti, ma su fatti non ancora accertati. La notizia ancora non c'è, si parla di argomenti, non di fatti. Tanto è vero che nel corso del processo potrebbe emergere una responsabilità diversa, come per esempio la non responsabilità dell'uomo, una falsa testimonianza, testimoni che dichiarano fatti diversi da quelli dichiarati dai testimoni del pubblico ministero, e non è escluso il ribaltamento della situazione con il possibile accertamento della responsabilità di chi ha sporto la denuncia. Se fosse così semplice dare ragione a chi sporge denuncia, il processo non servirebbe a nulla! Non c'è dubbio che alcuni vocaboli attirino l'attenzione del lettore, ma se si va a leggere con più attenzione ci si accorge che non ci sono nomi, e quindi la notizia, in realtà, non c'è. Si tratta solo di fare un po' di scena giocando con le parole, per attirare l'attenzione del lettore. Noi riteniamo che la cosa possa anche essere fatta, in ultima analisi, ma in tal caso sarebbe corretto, visto che non vi è sentenza, riportare anche le tesi della difesa e lasciare il lettore in attesa di conoscere la decisione del giudice. La vera notizia consiste nel far sapere a che punto sia il processo e cosa potrebbe ancora accadere. Bisognerebbe dare voce ad entrambe le parti.

"E tu Patrizia cosa ne pensi? esponici tutto e poi portaci quel long drink che hai preparato, amore amore, anche se questa volta lo hai realizzato rigorosamente analcolico, forse per far piacere a Fabrizio, siamo un po' gelosi a dire il vero!"

"Sinceramente penso che i giornali diano alla gente quello che la gente vuole. Al di là di questo, sta alla coscienza di ognuno, proporre ciò che la gente vuole con le dovute accortezze. Si può anche scrivere 'segregata in casa dall'ex marito accusato di minacce di morte e di non aver versato gli alimenti', ma si deve anche dare voce all'altra parte. Infatti, ho seguito il processo ed ho osservato tutti i testimoni con le loro dichiarazioni e non ho potuto fare a meno di notare come in realtà sia emerso che gli alimenti venivano versati dall'uomo, il quale provvedeva alla famiglia, rassicurava la moglie tramite una lettera del proprio avvocato di essere disponibile a collaborare ed aveva anche regalato un motorino alla figlia, sfilata tra i testimoni del pubblico ministero, la quale avrebbe ammesso di aver ricevuto ed accettato il dono che a suo dire sarebbe stato un espediente da parte del padre per 'comprarla' e metterla contro la madre che era contraria all'acquisto del motorino stesso. Con questo voglio solo dimostrare che finché non c'è una sentenza, le voci da ascoltare sono tante, e quando si scrive si ha una grande responsabilità, perché si rischia di influenzare l'opinione pubblica in un senso o nell'altro.
Il processo è stato rinviato al 21 Febbraio. Ci saremo".

"Ora passaci il long drink con i piattini che hai preparato".

"Questa volta mi sono voluta cimentare in un bicchiere di fresco e leggero nutrimento, ho semplicemente frullato mezzo limone spremuto, con mezzo peperone giallo dolce, un quarto di cetriolo, un pomodoro maturo e cinque gocce di tabasco con alcuni cubetti di ghiaccio. Nel grande bicchiere, un ballon di vino, ho inserito le verdure utilizzate tagliate a striscioline. Da mangiare ho preparato bocconcini di formaggi vari, verdurine per il pinzimonio con olio rigorosamente extra vergine d'oliva doc, con pepe di vario tipo e colore, bacche ed erbette aromatiche, poi ho grigliato alcune fette di melanzane che ho riempito di riso tostato e appena insaporito con olio e limone, e richiuse a cubetti con uno stuzzicadenti. Buon appetito!".

"Praticamente, tornando al nostro primo processo, la stessa notizia si potrebbe dare in due modi assolutamente diversi tra loro, pur attirando attenzione del pubblico:
'Segregata in casa, minacciata di morte e privata degli alimenti da parte dell'ex marito' ,
oppure:
'Padre di famiglia separato vittima di un complotto della moglie e delle due figlie per ottenere una maggiore somma di alimenti'.
A voi la scelta!
In questa fase entrambi i titoli da locandina attirano l'attenzione, ma la scelta dell'uno o dell'altro induce il lettore in un senso o nell'altro. E dipende tutto dalla responsabilità del giornalista che deve scrivere.
La forma più corretta sarebbe:
'Segregata in casa, minacciata di morte e privata degli alimenti lei' o 'vittima di un complotto tra le donne di casa, allo scopo di ottenere maggiori somme, lui?'.
Sarà il giudice a decidere, intanto l'appuntamento è per il 21 Febbraio, data della prossima udienza.

La responsabilità del giornalista è grande, ma lo è anche la richiesta, che fa il lettore pagante, di avere un certo tipo di notizie, la cui esplicazione risponde a criteri economici prima ancora che morali, deontologici e talvolta afferenti a mero buonsenso.

Il bravo giornalista riesce a conciliare gli opposti, giocando con maestria con la lingua italiana, affrontando temi scabrosi con eleganza e pulizia, utilizzando i mezzi multimediali nel modo più corretto, ma in questi ultimi giorni abbiamo assistito ad uno spettacolo della Giustizia assai poco decoroso. Proprio le grandi firme si sono alternate nella spettacolarizzazione dei recenti fatti di cronaca cruenti, come il delitto di Avetrana, ma negli ultimi anni, il fattaccio di Cogne, l'uccisione della ragazza inglese a Perugia nonché l'omicidio di Garlasco.
Dirette televisive, riprese sul luogo del crimine, fotografie ed interviste in diretta con opinionisti, psicologi, psichiatri, avvocati, magistrati, criminologi. Ricostruzione al plastico delle scene dei vari delitti, addiritura ascolto di confessioni, testimonianze ed interrogatori degli imputata rese in Procura, che, come è ben noto a tutti, sarebbero dovute rimanere segrete fino a conclusione delle indagini. Nella fase delle indagini preliminari, una norma del codice di procedura penale, vieta espressamente la pubblicazione integrale degli atti. Evidentemente l'esigenza di spettacolarizzazione supera spudoratamente regole morali e norme. Più la testata è importante e autorevole e più l'esigenza è forte.

Il processo mediatico si svolge nel tribunale mediatico dove la libertà di informazione diventa mero espediente per raggiungere uno scopo non proprio corretto. Si parla e si discute nei salotti adibiti a dirette televisive, con avvocati, psichiatri, criminologi, opinionisti ed esperti vari, analizzando prove e dichiarazioni che non dovrebbero uscire affatto dalle mura della Procura. Un processo virtuale o politico viene celebrato prima di quello vero! Paradossalmente è l'unico caso in cui non si parla di lungaggini nel processo penale, ma addirittura i protagonisti, vengono a conoscenza di alcuni fatti in tempo reale, attraverso le dirette tv.

E proprio questa pratica offre uno spettacolo indecoroso, indugiando sui primi piani dei volti dei protagonisti e dei parenti degli stessi che, in diretta televisiva, vengono a conoscenza di elementi importanti per il processo, se non della stessa morte o del ritrovamento del cadavere.

Su questi aspetti interviene l'Unione delle Camere Penali Italiane con un comunicato che tenta di riportare ordine richiamando tutti ad un comportamento più idoneo che porti a riassumere compostezza umana e professionale, a cominciare dalle parti processuali per finire con gli organi d'informazione: "Contro l'assuefazione alla barbarie del circuito mediatico - giudiziario gli avvocati delle Camere Penali denunciano la violazione ormai sistematica delle più elementari regole dello Stato di diritto che si è consumata in queste ore con la diffusione in audio degli interrogatori resi dagli indagati di Avetrana. (...) Adesso, invece, la spettacolarizzazione della giustizia arriva a travolgere un principio cardine del processo: quello della segretezza delle indagini che è funzionale alla serenità delle stesse. Mentre i torpedoni scaricano frotte di turisti sulla scena del delitto come allo stadio, i media trasmettono il processo minuto per minuto attraverso la pubblicazione vietata di delicati atti del processo, e non ci si fa mancare neppure l'accompagnamento di canoniche interviste, viene da dire a "bordo campo" , di avvocati difensori ben poco allenati al dovere di riservatezza e persino al segreto professionale. L'Unione delle Camere Penali invita tutti a riassumere compostezza umana e professionale, a cominciare dalle parti processuali per finire con gli organi d’informazione, rammentando che le indagini per un delitto non sono equiparabili ad una partita di calcio, se non altro poiché coinvolgono la libertà e la dignità degli esseri umani. L'Unione delle Camere Penali rivolge appello affinché siano accertate le responsabilità che hanno permesso questa barbarie".

Per essere due scansafatiche abbiamo chiacchierato pure troppo, non trovate?".

"Questi due non ce la raccontano giusta, sarà meglio indagare, intanto gustiamoci i bocconcini di Patrizia preparati amore amore!".





CAPITOLO OTTAVO 7 Gennaio, 2011



E' arrivato il nuovo Prefetto a Viterbo!


"Ragazzi vi vedo un po' debosciati! Sembra che abbiate fatto bagordi per le feste, invece no!?!"
"Esagerato?"
"No caro, è solo che siamo un po'... come dire... un po'..."
"Lascia correre, è tutto abbastanza evidente, fai parlare Fabrizio e Patrizia che stamattina hanno presenziato ad una conferenza stampa a dir poco esplosiva.
"Piuttosto siete riusciti ad arrivare in tempo?"
"Tu chiedi troppo! Però il ritardo era di soli cinque minuti, e siccome la conferenza era già iniziata, abbiamo capito subito con chi avevamo a che fare!"
"Prefetto o Pefettessa? Prefetto (donna) please!
L'incontro tenuto questa mattina in Prefettura dal nuovo Prefetto, S.E. Antonella Scolamiero, con la Stampa, è iniziato con una disquisizione linguistica sul termine da utilizzare, prefetto o prefettessa? La disquisizione non è stata meramente linguistica, come potrebbe apparire, ma ha acquisito un significato intrinseco che la dice lunga sullo spessore del nuovo Prefetto.
Colloquiale, disteso, deciso, serio, simpatico, preciso, accurato, accattivante, piacevole, un po' confidenziale e un po' gioviale, un po' familiare e un po' squisitamente socievole, molto professionale e rassicurante. Un prefetto perfetto! Detto ciò va da sé che il termine da utilizzare sia prefetto e non prefettessa, perché dai preliminari, se così li possiamo chiamare, si intravede l'immagine di una persona di grande spessore professionale, appassionata del proprio incarico, attenta, buona, giusta, collaborativa, coordinatrice, equilibrata e con un bagaglio di esperienze non indifferente. Sembra nata per questo lavoro!
Poi... per i curiosi del gossip... possiamo dire che, come donna, è senza ombra di dubbio una bella signora, di una sobria eleganza, sia nel vestire che nell'essere, simpatica e con quel ciglio familiare che la rende vicina, molto vicina alle problematiche della nostra Provincia. Da ciò se ne deduce che la scelta del termine è del tutto ininfluente, perché questo Prefetto è soprattutto un buon Prefetto, poi, che sia una donna, è del tutto secondario.
Estremamente disinvolta, ma senza lasciare nulla al caso, ha tenuto una accattivante conferenza in tono disteso e gradevole accanto al Vice Prefetto Aggiunto Immacolata Amalfitano e al Vice Prefetto Vicario Francesco Tarricone.
"Io sono il Prefetto... ma loro e tutti i dipendenti e funzionari, sono la Prefettura!" Questa e tante altre battute e aneddoti raccontati hanno reso la sua presentazione rassicurante, anticipando di gran lunga tutto ciò che i Viterbesi e tutta la Provincia di Viterbo possono aspettarsi da un Prefetto in gonna... ma soprattutto... in gamba.
Al termine della conferenza il Prefetto si è reso disponibile a rispondere anche alle domande "cattive", che, invece, non ci sono state. "Ci dia tempo di valutare i risultati" ha detto un giornalista. Risultati che, date le premesse, non potranno essere altro che positivi, pertanto, credo proprio che per le domande cattive, difficilmente sarà accontentato!"

"Vi sento esaltati, direi sovraeccitati, sul filo di un ebbro entusiasmante delirio di soddisfatto piacere! Volete coinvolgere i Viterbesi in questa trascinante descrizione o vi siete appassionati al vostro lavoro?"

"Secondo me hanno esagerato entrambi con il krug e devono ancora smaltire!"

"Il Krug non c'entra nulla, caro Filippo, ci siamo piacevolmente sorpresi ad ascoltare con un po' di estasi le graziose parole di una fanciulla al di sopra della media. Pensa che Patrizia non ha neanche tirato fuori il suo inseparabile blocchetto degli appunti, è rimasta lì ad ascoltare, mentre io riprendevo in video, visibilmente compiaciuta dell'inaspettato e piacevole incontro."

" E' vero, non ho preso appunti ma non ho perso una virgola di tutto ciò che ha detto il nuovo Prefetto!
Come giornalista mi diverto quando sento parlare le grandi intelligenze, le persone con grandi doti e talenti, i luminari di spessore e professionalità, in mezzo a questo grigio panorama di politici e politicanti, arrivisti ed appaltatori, indagati e sospettati, impiegati in attesa del 27, annoiati e annoianti amministratori.
Come viterbese mi sento rassicurata dalla presenza in città di una persona come Antonella Scolamiero, che al fianco delle altre menti eccellenti già presenti in città, saprà dare il massimo per Viterbo.
Una boccata di aria pura, un affascinante tocco di novità. I suoi predecessori, bravi entrambi, Aronica e Giacchetti, il primo di una simpatia estrema, con le sue battute, tabacco in mano, 'quanta bella picciotteria!' diceva entrando in sala conferenze, ed il secondo di grande classe, a dire il vero avevano anticipato alcuni dei progetti e delle idee della Scolamiero, ma questa qui ha una marcia in più. Espansiva in modo diverso, forse perché donna, e molto, molto coinvolgente, sono certa che quello che farà sarà apprezzato e più partecipato!
Proprio l'apertura della Prefettura ai cittadini, per renderli più partecipi alla vita del Palazzo, rappresenta il primo obiettivo del nuovo Prefetto che, nell'immediato, conta di iniziare con i festeggiamenti per l'Unità d'Italia. Ha sottolineato di essere il Prefetto di tutta la Provincia di Viterbo ed ha inviato ad ognuno dei sessanta sindaci dei Comuni della Provincia, una lettera per garantire e rassicurare il proprio sostegno impegnandosi a visitare tutti i Comuni.
Era già stata a Viterbo in veste di turista, e in visita del Prefetto Giacchetti suo carissimo amico. In quella occasione ebbe modo di apprezzare la Prefettura di Viterbo ed esclamando "spero un giorno di venire a lavorare proprio qui!" si assicurò un fortunato buon auspicio. In effetti è una persona molto fortunata ed il numero nove, in particolare, la accompagna nelle situazioni importanti, infatti è il ventinovesimo Prefetto di Viterbo. Affascinata dalla bellezza del Palazzo, ha già lanciato un invito ad artisti ed associazioni locali, a donare quadri alla Prefettura, non al Prefetto, così da rimanere patrimonio dell'istituzione.
Vorrebbe incontrare la Stampa non solo in caso di tragedie o per la ricorrenza della Festa della Repubblica. Gesto di grande rispetto e stima per le professionalità degli altri, denota la sua attitudine al lavoro di staff e al riconoscimento delle capacità altrui, grande coordinatrice e coinvolgente figura di raccordo e compartecipazione. Non a caso chiama il suo vice Prefetto "co-Prefetto"
Che dire? Quando il direttore d'orchestra è bravo, la musica che si ascolta diventa estasiante!
Il Prefetto, un po' come il direttore d'orchestra, deve capire dove va la sua Provincia e disporre di personale che sappia svolgere il proprio lavoro.
Oggi, per la prima volta ha orgogliosamente indossato la spilla con lo stemma prefettuale, ma neanche un filo di trucco che, per una donna in carriera, è un messaggio non indifferente. A Viterbo è la prima donna a ricoprire questo incarico, dopo ventotto Prefetti uomini, nel Lazio ce ne sono due, su cinque capoluoghi, l'altra è a Rieti, e in Italia ce ne sono in tutto quaranta. Non poche. Anni fa fu nominato il primo Prefetto donna, Anna Maria D'Ascenzo che, non a caso, è stata suo capo.
Già capo di gabinetto della Prefettura di Roma, da ragazza avrebbe preferito la carriera di magistrato, in particolare nel campo dei problemi giovanili, ma poi ha preferito la carriera al Ministero degli Interni, perché affascinata dai ruoli e dalle sfaccettature del tipo di lavoro.
Proveniente dalla Protezione Civile, la sua priorità sarà quella di aprire una sala integrata proprio per la Protezione Civile e fare il possibile per completare la nuova sede dei Vigili del Fuoco.
Consapevole della delinquenza proveniente da Roma e dalla fascia costiera, 'essere vicini alla capitale ha i suoi pregi e, purtroppo, anche i suoi difetti', ha detto, ha quindi incontrato i vertici delle Forze dell'Ordine che rivedrà uno ad uno, per conoscerli meglio, e perché, ha detto, quello che non si dice in compagnia, si dice quando si è da soli. Ha ricevuto il sindaco, anzi 'abbiamo preso un caffè insieme' ha detto. Frasi, queste ultime due, che lasciano trasparire il modo di fare e di agire di una persona di classe, un signor Prefetto, con la 'pi' maiuscola, non per etichetta e cerimoniale".

"Io proporrei un piatto dedicato all'occasione!"

"Ottima idea, ho già in mente qualcosa che fa al nostro caso, 'un assaggio del Prefetto' una crêpe così delicata e sottile da sembrare un pizzo da sciogliere in bocca, con frutta esotica fresca, il tutto con astici e scampi semplicemente bolliti ed innaffiati da olio, meglio se novello di Canino e limone, magari di Sorrento, con accanto una salsina, rigorosamente separata, di guacamole con patate".

"Questo prefetto comincia a piacere anche a me!"

"Una volta bolliti astici e scampi, si devono soltanto sgusciare e condire con un filo d'olio e limone, lasciandoci uno spicchio per commensale, così, tanto per dare profumo di Sorrento. Per la salsina, bisogna schiacciare la polpa dell'avocado, almeno 175 grammi, con due pomodori tagliati a dadini ed un cucchiaio di succo di limone, grattugiandone un po' la buccia, amalgamare ad un formaggio fresco e magro alle erbe con un po' di profumo di aglio. Anelli sottilissimi di quattro cipollotti, qualche goccia di tabasco, sale e pepe. Questa salsina, ben miscelata, deve essere adagiata sulle patate. Preriscaldare il forno a 220°, cuocere le patate a 200° per un quarto d'ora, farle raffreddare per mezz'ora. Vanno poi tagliate nel senso della lunghezza, e tolta la polpa. Spennellare con olio, sale e pepe, e farle cuocere per altri 25 minuti. A questo punto sono pronte per essere riempite con la salsa guacamole.

"Siamo curiosi di assaggiare il pizzo di crêpe con la frutta fresca!"

"Niente di più facile! La frutta deve essere di stagione, ma se aggiungiamo qualche frutto esotico non ci sta male. Si può spaziare dal melone, all'uva, al mandarino, al lichi, ai fichi, a seconda della stagione, purché tutti sbucciati e conditi con zucchero e sherry a piacere. Per la crêpe, bisogna lavorare in una ciotola, quattro cucchiai di fecola, tre albumi e tre cucchiai di acqua fredda, fino ad ottenere una pastella. Far riscaldare l'olio in una padella e poi adagiare la pastella facendo in modo che non copra tutta la superficie, ma lasci dei fori, per creare il pizzo! Dopo qualche secondo togliere dal fuoco e far asciugare, adagiare sul piatto, riempire con la frutta e poi ricoprire, in modo da far intravedere dal pizzo i pezzetti di frutta. E' fatta! Il tutto innaffiato da un freddo Krug".

"Imperiale, divino, grandioso, squisitamente sublime, supremo, incantevole e non esagero se ci vedo tutta la poesia del buon gusto! Questo 'assaggio del prefetto' ci ha veramente conquistato, amici... alla prossima!".


Patrizia Coppa
Direttore responsabile

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